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Nel libro di Paola e Claudio Regeni un toccante ricordo di Bergamo sul loro Giulio

Un passaggio del libro “Giulio fa cose” mette in luce l’empatia che si è creata nella nostra città con questi genitori.

La scorsa settimana, in occasione del quarto anniversario dalla scomparsa di Giulio Regeni, è uscito un libro drammaticamente interessante, scritto dai genitori Paola e Claudio. Il titolo “Giulio fa cose” (ed. Feltrinelli), ripercorre questi difficilissimi anni senza Giulio alla continua ricerca della verità che non arriva, tra depistaggi e indifferenza.

Penso che la storia di Giulio Regeni sia conosciuta, ma vale la pena ripercorrere gli ultimi tempi. Giulio è un ricercatore che si reca in Egitto, dopo aver conseguito il dottorato a Cambridge, per conoscere meglio il sistema sindacale egiziano, nell’ambito di uno studio più ampio di tipo storico-economico, non solo egiziano.

Giulio scompare il 25 gennaio al Cairo e il suo corpo martoriato viene ritrovato il 3 febbraio.
Abbiamo visto tutto il male del mondo sul suo corpo – dice la mamma – che riconosce il figlio dalla punta del naso.

Comincia una doverosa ricerca della verità, tra aiuti e indifferenza e nasce il movimento “Verità per Giulio“, che porta molti comuni (compreso Bergamo) ad appendere striscioni che chiedono “Verità per Giulio Regeni “.

A distanza di quattro anni, la verità non c’è, o meglio, l’unica cosa certa è che il rapimento ha coinvolto persone dello Stato egiziano.

I genitori da quattro anni girano l’Italia per sensibilizzare e non far cadere nell’oblio la morte di Giulio.

Lo scorso 5 novembre sono stati a Bergamo per il ciclo “Molte fedi sotto lo stesso cielo” creato e curato dalle Acli: proprio a quella serata credo si riferiscano i genitori, quando nel libro scrivono: “Ci ricordiamo di una sera, mentre stavamo andando a un incontro pubblico a Bergamo e camminavamo per le vie della città alta, insieme a uno degli organizzatori. Passa una signora e senza riconoscerci saluta il nostro accompagnatore e gli dice: ‘Sto andando da Giulio… Giulio Regeni’. Non ha detto: “Sto andando alla serata organizzata….’, ma proprio, ‘Sto andando da Giulio’. Ci ha profondamente commossi. Così succede con molte altre persone che pronunciano Giulio come parola cara, con attenzione, rispetto e affetto”.

Di fronte a tanta indifferenza, è bello che ancora una volta Bergamo venga ricordata per la sua solidarietà, umanità, vicinanza. Quella sera mille persone, per lo più giovani, hanno ascoltato in un silenzio irreale, il racconto di due genitori che non si arrendono, che combattono per la verità, per tutti i Giulio e le Giulia che scompaiono nel mondo, vittime di sistemi che non vogliono interferenze e spesso li massacrano come hanno fatto con Giulio Regeni.

Grazie a Paola e Claudio per il loro impegno e per aver voluto scrivere questo commovente incontro nella nostra città che, anche sabato scorso con una fiaccolata, ha dimostrato di non aver e non voler dimenticare Giulio.

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