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La Valle dei Mulini: un percorso nella storia fra tombe preistoriche e leggende

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa a Castione della Presolana

Ripiegati su loro stessi, uno accanto all’altro, vicini sia nella vita che nella morte.

Vennero ritrovati così i tre scheletri scoperti nel 1972 all’interno di una tomba preistorica nei pressi del picco di San Peder.

Risalente al III millennio a.C., la sepoltura confermò l’antica presenza di popolazioni nella zona della Valle dei Mulini, anche se le prime testimonianze si potrebbero datare attorno al 4500-4000 a.C.

Protetti dalla quiete del vicino “canyon”, frutto dell’erosione secolare del torrente Borzo che un tempo alimentavano diverse macine, i corpi vennero scoperti rannicchiati sul fianco con le gambe ripiegate sul ventre e le braccia riportate attorno al capo unitamente ad alcune ossa incenerite.

Seguendo un’usanza tipicamente neolitica, i cadaveri furono inumati in fosse di terra nuda composti in posizione fetale, riproponendo così simbolicamente il momento della nascita.

Oltre alle salme, all’interno del sepolcro vennero individuati resti di cocci come frammenti di selci e frecce prodotte con ogni probabilità durante il periodo eneolitico.

Nonostante lo scorrere del tempo, numerose furono diversi gli utensili di epoca preistorica rinvenuti nell’area, fra i quali spicca l’arma bronzea ritrovata oltre un secolo fa, come testimoniato da Gaetano Mantovani in “Notizie Archeologiche Bergomensi”: “Nel settembre 1881, circa a metà declivio della Presolana, alcuni carbonari trovarono sporgente in parte da una buca della montagna una magnifica spada in bronzo, lunga con l’elsa cm. 50 di cui 45 di sola lama che aveva all’impugnatura una larghezza massima di cm. 3”.

A colpire i visitatori che raggiungono oggi la Valle dei Mulini non vi sono soltanto le ripide pareti di roccia che attraggono gli appassionati di arrampicata sportiva oppure gli scavi archeologici amati dagli storici, ma anche la millenaria chiesetta di San Peder.

Posta sulla sommità dell’omonimo monte, l’edificio sacro sarebbe stata eretto attorno all’XI secolo, prima di esser ricostruita nel 1580.

Ornata da alcuni affreschi realizzati fra il 1400 e il 1500, fra quali spiccano un Cristo risorto nel presbiterio e alcune pitture murarie poste lungo l’arcata principale raffiguranti la Vergine col Bambino, S. Pietro con S. Paolo, S. Antonio Abate e S. Alessandro, la struttura è caratterizzata da un particolare mistero che aleggia sulle origini della stessa.

Secondo la tradizione, la struttura avrebbe dovuto esser edificata sul vicino Colle di Passeraia, luogo dove venne depositato il materiale di costruzione.

Lasciate incustodite, durante la notte seguente pietre e sabbia scomparvero, costringendo così gli operai a riportare una seconda volta il tutto.

Senza arrendersi, i fedeli tornarono sulla “scena del crimine” anche il giorno successivo, trovandosi di fronte ancora una volta alla medesima scena.

Decisi a scoprire chi si nascondesse dietro questo strano furto, quest’ultimi si appostarono di guardia e notarono come il ladro non fosse un umano, ma piuttosto una colomba.

Dopo essersi posato sull’altura, il volatile iniziava a prelevare con il proprio becco pezzo dopo pezzo tutto l’equipaggiamento, conducendolo progressivamente fra i monti.

Al termine di una lunga ricerca, l’indomani gli abitanti ritrovarono la materia prima sul colle di San Peder, luogo considerato propizio per ospitare la chiesa.

Fonti

Angelo Pagliarin, Angelo Gamba, Guerino Lorini, Tito Terzi; Presolana, voci e silenzi; Clusone; Editrice Cesare Ferrari; 1988

Anna Fusco, Denis Pianetti; Alla scoperta dei canyon bergamaschi; Bergamo; Corponove; 2010

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