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Omicidio di Marisa, insulti all’avvocato del marito: “Lo difende una donna, vergogna”

La sua colpa, secondo il tribunale dei social, sarebbe quella di esercitare correttamente e fino in fondo la propria professione: la solidarietà del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo.

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“Una donna come avvocato, vergognati”. “Che coraggio! Ed è pure una donna l’avvocato della difesa”. “Chiuderei i legali con lui in gabbia”. “La cosa che più mi sconcerta che lo difende un avvocato donna ma non si vergogna”.

Sono solo alcune delle reazioni (le poche a poter essere riportate) che ha scatenato sul web la notizia del ricorso in appello dopo l’ergastolo di Ezzedine Arjoun, condannato il 15 novembre per l’omicidio della moglie Marisa Sartori, uccisa a coltellate il 2 febbraio 2019 a Curno, a soli 25 anni.

Insulti che sono stati rivolti soprattutto al suo avvocato, Daniela Serughetti, la cui colpa, secondo il tribunale dei social, è quella di svolgere fino in fondo la propria professione.

A lei è arrivata tutta la solidarietà del Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo.

“Il Comitato Pari Opportunità dell’Ordine degli Avvocati di Bergamo esprime vicinanza e solidarietà alla Collega Daniela Serughetti, che si è trovata a subire attacchi verbali di inaccettabile e inimmaginabile gravità da parte degli utenti delle reti social.

Ciò solo perchè ha esercitato ed esercita, con correttezza e piena consapevolezza deontologica il diritto di difesa di cui all’art. 24 della Costituzione in favore di un proprio assistito, annunciando l’impugnazione di una sentenza che condanna quest’ultimo alla sanzione più grave prevista dal nostro ordinamento.

Nell’occasione il CPO ricorda l’ulteriore principio costituzionale di non colpevolezza, che a tutela di ciascuno e di tutti i consociati, consente sempre una revisio prioris istantiae prima della condanna definitiva.

Nè il genere femminile della Collega può essere impeditivo dell’esercizio del diritto/dovere di quest’ultima di adempiere il mandato ad impugnare ricevuto. L’avvocato, in questo caso l’avvocata, non può mai essere associata al reato contestato al proprio assistito.

Ciò, ancora, nell’ambito e in piena attuazione del principio costituzionale di parità che informa anche le condizioni di esercizio della nostra professione, e che non può che declinarsi in maniera da evitare e scongiurare che la trattazione di alcuni casi o la difesa di taluni assistiti sia da riservarsi ai soli Colleghi di genere maschile.

Pare dunque ancora una volta necessario a questo CPO rimarcare come i contenuti della nostra Carta, nel cui pieno rispetto la Collega agisce, non sono un’opinione bensì il nostro contratto sociale, fondativo della nostra Repubblica, che tutti i cittadini sono tenuti a rispettare.

Dentro e fuori dal web”.

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