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Tragedia di Azzano, dalla Cassazione nuovo ribaltone: domiciliari per l'investitore - BergamoNews
La decisione

Tragedia di Azzano, dalla Cassazione nuovo ribaltone: domiciliari per l’investitore

Il gip aveva deciso per la scarcerazione, il Riesame per il carcere dopo il ricorso del pm e ora di nuovo i domiciliari.

Secondo la Cassazione la misura cautelare più idonea per Matteo Scapin, indagato per l’investimento di Luca Carissimi e Matteo Ferrari, i due ragazzi di Bergamo morti a 21 e 18 anni dopo una serata al Setai di Orio al Serio lo scorso 4 agosto, è quella degli arresti domiciliari.

È l’ultimo ribaltone del caso, arrivato martedì 28 gennaio: gli avvocati Andrea Pezzotta e Riccardo Tropea, difensori del 33enne di Curno, avevano fatto ricorso immediatamente alla Corte Suprema dopo che il Riesame aveva accolto le richieste del pm Raffaella Latorraca, che a sua volta si era opposta alla decisione del gip di scarcerare il ragazzo, riqualificando l’ipotesi di reato da omicidio volontario (ipotizzato dal pubblico ministero) a omicidio colposo stradale e omissione di soccorso.

Annullato dunque il ricorso al Riesame, la Cassazione ha deciso di rinviare ad altra sezione la decisione.

Lo scorso 14 agosto – dieci giorni dopo la tragedia – il giudice delle indagini preliminari aveva deciso di scarcerare Scapin. Il 33enne, interrogato, aveva spiegato di aver sentito un botto al lunotto posteriore (rotto verosimilmente da uno dei due giovani con un casco); al semaforo di essere stato preso dal panico e di aver accelerato per paura, non per investire i due che erano ripartiti appena prima di lui. Secondo il pm invece, guidando peraltro in stato di ebbrezza, anche se non avesse avuto l’obiettivo di uccidere, Scapin avrebbe dovuto tener conto delle possibili gravi conseguenze della sua accelerata in automobile.

Una tesi che il Riesame aveva accolto, innanzitutto perché la ricostruzione della procura sarebbe supportata dalla testimonianze dei due amici delle vittime, che avevano raccontato la scena dell’inseguimento e che in moto si trovavano dietro un’auto che seguiva la Mini: reputava contraddittoria, invece, la versione fornita dall’investitore.

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