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Gallone, Malanchini, Misiani, Violi: i politici bergamaschi analizzano il voto in Emilia e Calabria

Dal "fattore Bonaccini" alla sconfitta senza appello del Movimento 5 Stelle: cosa dicono gli esponenti dei principali partiti chiamati in causa domenica 26 gennaio nelle due Regionali

Cade il Movimento 5 Stelle, rallenta la Lega, riprende ossigeno il Partito Democratico e Forza Italia si divide tra un ottimo risultato e uno molto preoccupante.

In Emilia Romagna, di gran lunga la sfida più attesa, caricata negli ultimi mesi di un significato nazionale che è andato ben oltre l’effettiva posta in palio (cioè il governo della Regione), l’esito del voto era tutt’altro che scontato. Alla fine ha vinto il governatore uscente Stefano Bonaccini, superando il 50% dei voti e staccando nettamente la leghista Lucia Borgonzoni (ferma al 43%), che, fortemente spinta da Matteo Salvini, nelle ultime settimane aveva fatto sognare gli elettori del centrodestra nella storica spallata alla sinistra.

La vittoria in Emilia Romagna è, senza dubbio, in primis una vittoria di Bonaccini, candidato forte, credibile, tosto da battere. Ma dal voto di domenica 26 gennaio riprende una vera e propria boccata d’ossigeno anche il Pd, che riesce nell’impresa di tornare il primo partito in Emilia Romagna col 34,6%, primato che gli era stato tolto prima alle Politiche 2018 dal Movimento 5 Stelle e poi, alle Europee 2019, dalla Lega.

Il Carroccio sfiora il 32%, Forza Italia si ferma al 2,5%.

In Calabria l’esito è stato esattamente l’opposto: vince senza appello il centrodestra di Jole Santelli, trainato in egual misura da Forza Italia (12,3%), Lega (12,2%) e Fratelli d’Italia (10,8%), anche se il Pd – che appoggiava la civica di Filippo Callipo – regge l’urto e torna ad essere il partito più votato col 15%.

La Calabria si conferma così una regione sempre incline al cambiamento: da ben 20 anni, infatti, tutte le elezioni regionali hanno visto la vittoria di un candidato (e di una coalizione) di colore opposto a quello del presidente e della giunta uscenti.

In entrambe le regioni cade, piuttosto male, il Movimento 5 Stelle: in Emilia Romagna non raggiunge nemmeno il 3,5%, mentre in Calabria si ferma al 7,3%.

Diamo la parola a quattro politici bergamaschi di altrettanti partiti per un commento sul voto.

Giovanni Malanchini, Lega

Devo fare i complimenti a Cristian Invernizzi: il 12% della Lega in Calabria è soprattutto merito suo, con appena 9 mesi di lavoro. Lì, dove non avevamo amministratori, la Lega è letteralmente partita da zero, per questo il risultato ottenuto è qualcosa di straordinario.
Com’è stato possibile tutto questo? È stata fatta una politica nuova, incentrata sulle persone e non solo sul voto da attirare.
La cosa bella che ho avuto modo di vedere da vicino, essendomi spostato nei giorni pre-elezioni per aiutare la squadra al lavoro in Calbaria, è stato il grande entusiasmo dei giovani: è una cosa bellissima, che ci serviva proprio.
Cristian ha lavorato con molti calabresi per bene, i tanti elettori che ci hanno votato hanno sposato il progetto Lega che, come hanno potuto vedere, funziona alla grande al nord. Da ex sindaco, posso dire che è stato un piacere essere fermato da tante persone che chiedevano consigli tecnici sull’amministrazione: è un attestato di stima non indifferente.
Anche quello dell’Emilia Romagna è un grandissimo risultato: i numeri sono lì da vedere.
Il dato che fa più riflettere, secondo me, è quello che ci dice che il Movimento 5 Stelle è sparito: da forza di piazza sono finiti all’angolo. Solo il palazzo centrale del potere, che tanto hanno criticato e combattuto, lì tiene in vita.

Giovanni Malanchini, consigliere regionale della Lega
Giovanni Malanchini

Antonio Misiani, Partito Democratico

La vittoria di Stefano Bonaccini e del centrosinistra in Emilia Romagna non era affatto scontata e rappresenta un punto di svolta importante.
Il Pd torna primo partito, l’onda sovranista ha una prima, importante battuta d’arresto. Il Movimento 5 Stelle crolla proprio nella terra in cui è nato.
Matteo Salvini aveva trasformato questo voto in un referendum su sé stesso: lo ha perso.
I fattori alla base di questo risultato sono tanti, dal buon governo della Regione alla straordinaria mobilitazione del movimento delle Sardine fino agli errori della Lega.
Il governo è più forte e può andare avanti. Ora è tempo di accelerare con la riforma fiscale, gli investimenti per creare lavoro, le misure sociali.

Antonio Misiani, viceministro dell'Economia e delle finanze
Antonio Misiani

Dario Violi, Movimento 5 Stelle

Il risultato del Movimento 5 Stelle in Emilia Romagna e in Calabria non è niente di sorprendente. Detto con franchezza: ce lo aspettavamo. Ora, però, non bisogna giocare a dirsi soddisfatti quando le cose sono evidenti, sotto agli occhi di tutti. Non bisogna prendere in giro le persone, a partire dai nostri militanti.
Abbiamo la fortuna di avere gli Stati generali alle porte, dovremo discutere di tante cose.
Sarà importante ripartire, senza prime donne e senza protagonismi.
È evidente che quando governi il Paese col 33% e poi ti trova al 4% alle regionali significa che ti sei dimenticato del territorio. Ed era lì che bisognava investire. Puoi avere la maggioranza assoluta in Parlamento, ma se poi non hai chi governa Regioni e grandi Comuni farai sempre fatica.
Un obiettivo? Arrivare agli Stati generali con le idee chiare, per capire da che parte si vuole andare. Per me serve ritrovare un’identità a livello territoriale.

Dario Violi, consigliere regionale del M5S
Dario Violi

Alessandra Gallone, Forza Italia

Jole Santelli è una cara amica, sono contenta per lei e sono certa che farà benissimo alla guida di una Regione, la Calabria, che non è facile da amministrare.
In Emilia noi non abbiamo mai avuto grandi risultati e anche questa volta non è andata bene, anche se il centrodestra ha tenuto e se l’è giocata. Quella è una Regione irrevocabilmente di sinistra, il fatto che siamo riusciti a tenere aperta la partita fino all’ultimo ci deve far ben sperare.
Credo fortemente che questo Paese abbia bisogno di ritrovare un movimento che sia equidistante dalle forze più estreme: il centro ha bisogno di ritrovare la sua gente, che oggi, spesso, non vota.
Serve una politica fatta di competenza ed equilibrio. Credo che la gente se ne stia accorgendo: misure come il Reddito di cittadinanza hanno significato un enorme spreco che non potevamo permetterci. È ora di dire basta sprechi e basta populismo. Ecco, io vorrei un movimento più popolare e meno populista.
L’unico errore che ha commesso, secondo me, Matteo Salvini è stato quello di aver fatto una battaglia incentrata su di sé. Questo non è mai giusto.
Cosa cambia nel nostro schieramento? Penso che dopo questo voto Forza Italia possa tornare ad essere il collante di questo centrodestra, com’è sempre stata storicamente.

Alessandra Gallone, senatrice di Forza Italia
Alessandra Gallone

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