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Franco Togni: “Cari giovani, non fuggite dall’Italia: le opportunità sono dentro di voi”

Franco Togni, 68 anni, presidente di Automha Spa di Azzano San Paolo ha incontrato una classe di studenti dell'Imiberg. E ha presentato il libro "A che ora hai il volo?".

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La vita è davvero strana. Pensi di andare alla presentazione di un libro e ti trovi a seguire una lezione di vita. È successo lunedì 27 gennaio alle 14 alla sede dell’Automha Spa ad Azzano San Paolo. Nella sala  piano terra della società fondata da Franco Togni ci sono gli studenti della classe IV Ite di Imiberg che seguono un il progetto “La contabilità e il marketing in azienda”, un’iniziativa dell’azienda promossa nell’ambito del programma Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (PCTO)  del Ministero dell’Istruzione.

automha

Togni, 68 anni, si presenta sorridente e affabile, risponde alle domande dei ragazzi partendo da un’analisi fatta recentemente al forum di Davos, nella quale emerge che i giovani sarebbero indirizzati a fare i medici, i ricercatori, i manager….”Nessuno o pochi che vogliono fare l’imprenditore – commenta con amarezza Togni -. Eppure io vi dico che è bellissimo fare l’imprenditore. Certo, quando ho iniziato io non c’era la tecnologia di oggi. Adesso un mio cliente può controllare tutto il suo magazzino da un cellulare: quarant’anni fa questa sarebbe stata fantascienza”.

franco togni

Cosa occorre allora oggi per essere imprenditori? Quali caratteristiche si devono avere?

“Innanzitutto la curiosità, poi c’è la conoscenza, l’impegno, molti sacrifici e parlare correttamente almeno l’inglese, e oggi aggiungerei anche lo spagnolo. Ma non serve solamente conoscere bene una lingua, occorre anche studiare sempre la storia, le tradizioni e le abitudini di un Paese. Io ho iniziato seguendo un sogno: volevo fare qualcosa di mio. Io sognavo di presentarmi davanti alle persone in giacca e cravatta con una valigetta 24 ore. Non so perché, ma quello status symbol della valigetta marrone era per me un traguardo e quando l’ho raggiunto, sono diventato un bravo rappresentante, volevo davvero soddisfare i clienti. Quando il prodotto che offri non è tuo, è difficile garantire la qualità e così ho iniziato a produrre i nastri trasportatori. Da venditore sono diventato produttore”.

Non dipendenti ma collaboratori

E qui emerge il valore dalla parola data. Della competenza e della serietà. Non si vende solamente, ma si crea qualcosa che soddisfi un’esigenza e garantisca la qualità del prodotto. Un valore imprenditoriale che ha fatto grande il Made in Italy. I ragazzi chiedono e Togni risponde, come un buon padre di famiglia, anzi un amico che dispensa consigli con affetto. Una nota: i suoi dipendenti vengono sempre chiamati collaboratori.

“Che cosa permette di non sedersi? Di non fermarsi? Beh, prima di tutto occorre credere in quello che si vuole fare. Poi occorre scegliere buoni collaboratori che capiscano l’obiettivo, l’anima dell’impresa, infine a stimolarti sono i clienti, il mercato e la globalizzazione. Metteteci tanto impegno, tanta voglia: il resto viene da sé”.

Da capitano d’industria emerge in Togni un aspetto che è l’inno all’Italia. “Non sono mai soddisfatto dei risultati. Un magazzino deve avere anche una sua estetica, perché se una cosa è bella significa che dietro ch’è qualcosa fatto bene. Ricordo che la nostra prima macchina la colorammo di rosso, come la Ferrari. Poi puntammo sul verde, infine abbiamo scelto il giallo che è un colore positivo, caldo. Ma nemmeno io pensavo di realizzare magazzini automatici. Il primo magazzino di questo tipo in Italia era della Benetton, ma costava una follia. Oggi tutto questo è realtà, una realtà che noi proponiamo a tutti i nostri clienti sparsi per il mondo. All’inizio è stato un mercato lombardo, poi nazionale e infine il mondo è stata una scelta dettata dalla possibilità di crescere”.

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Internet, le fiere e i giovani

“Con l’avvento di Internet si pensava che le fiere sarebbero state spazzate via tutte. Che non ci fosse più bisogno di fiere. Ed invece, al termine di una giornata di esposizione, una cena, una birra con i clienti aiuta ad instaurare un rapporto di fiducia che è fondamentale per il commercio e per l’impresa stessa. È lì che misuri le tue capacità. Io credo molto nei giovani. Credo che per creare impresa non serva solamente la cultura, ma le qualità che si hanno dentro e si sanno mettere a frutto. Poi un po’ di umiltà non guasta mai. C’è sempre tanto da imparare. Un giorno mi sono trovato a dire addio a un mio collaboratore, lo avevo scelto perché avevo visto in lui delle possibilità, ma alla fine non riuscivamo a concretizzare. Ci siamo lasciati – e questo è un momento che mi costa sempre molta fatica – ma dopo due anni l’ho trovato con una sua start up e tutto ciò mi ha gratificato: avevo visto in lui delle capacità e le aveva realizzate”.

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“L’Italia secondo me è ancora una terra che offre opportunità per i giovani. È inutile fuggire dall’Italia per andare a Londra e finire a lavare i bicchieri la sera in qualche bar. Se si va un salto è per crescere, per formarsi veramente. Dovete seguire le vostre attitudini. Non fuggite dall’Italia: le opportunità sono dentro di voi. E se qualcuno tentenna nel darvi fiducia, non cedete, credete in voi. Sempre. Dalle culture altrui c’è sempre da imparare. Penso agli svedesi che mi hanno insegnato a prendermi del tempo per me, per curare i miei interessi, i miei hobby. E poi, quando si torna al lavoro, si produce con più intensità ed entusiasmo”.

Cinquanta minuti di lezione. Una lezione di vita che lo stesso Togni ha raccolto sotto forma di volume dal titolo “A che ora hai il volo?”. Non si tratta di uno di quei libri celebrativi con scatti di famosi fotografi e testi da ghost writer, ma una antologia di valori che Togni persegue da una vita e che sono le fondamenta di Automha.

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