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Bonus famiglia discriminatorio: Tribunale ordina modifica a Regione Lombardia

Assistendo due cittadini stranieri, la CGIL di Bergamo e gli avvocati dell’ASGI avevano presentato due ricorsi

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Con due ordinanze pronunciate lo stesso giorno, il 30 dicembre scorso, il Giudice del lavoro Elena Greco del Tribunale di Bergamo ha accertato il carattere discriminatorio di una delibera della Giunta della Regione Lombardia (la numero X/6711 del 20 giugno 2017) e di un decreto regionale (il numero 7480 del 27 giugno 2017), per le parti in cui essi prevedono, per l’accesso al Bonus Famiglia, il requisito dei cinque anni continuativi di residenza in Lombardia per entrambi i genitori del nuovo nato.

Era già stato sancito da una prima e simile ordinanza pronunciata nell’ottobre del 2018 dallo stesso Tribunale.

Assistendo due cittadini stranieri, la CGIL di Bergamo e gli avvocati dell’ASGI (l’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) avevano presentato due ricorsi, il primo nel giugno del 2018 e il secondo nell’aprile del 2019, contro Regione Lombardia e ATS di Bergamo (ex ASL).

Con entrambi i pronunciamenti, il Giudice ha ordinato “a Regione Lombardia di modificare la delibera e il decreto prevedendo l’abolizione del suddetto requisito, nonché di riaprire i termini per la presentazione delle domande, consentendo la presentazione delle stesse anche ai nuovi soggetti che, in relazione al medesimo periodo originariamente fissato, abbiano acquisito il diritto in base alle modifiche di cui sopra”. Ha poi condannato l’ATS di Bergamo al pagamento in favore della ricorrente delle connesse provvidenze e Regione Lombardia a rifondere le spese di lite.

“Il dato statistico riporta una propensione maggiore alla mobilità interna dei cittadini stranieri (più del doppio di quella dei cittadini italiani) e, inoltre, va considerato che molto spesso il nucleo familiare si ricongiunge in tempi diversi, soggetti alla condizione di una raggiunta maggiore stabilità economica del genitore già presente in Italia” ha commentato oggi Annalisa Colombo, segretaria provinciale della CGIL di Bergamo e responsabile dell’Ufficio Migranti della sindacato. “Vincolare l’accesso ad una prestazione sociale che dovrebbe avere la finalità di supportare le situazioni di maggiore fragilità e favorire l’inclusione sociale al requisito di uniformità della durata di residenza di entrambi i genitori, risulta dunque particolarmente odioso perché destinato ad incidere quasi esclusivamente sulle famiglie straniere”.

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