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Gori al Monterosso: “Bergamo può ipotizzare, immaginare di avere un Palio?”

Giangi Milesi, past president di Cesvi, Onlus, racconta e condivide alcune riflessioni in merito alla prima serata di un ciclo d’incontri a Monterosso sul “colore” delle parole. Protagonista il sindaco che ha riflettuto sul termine "città"

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Giangi Milesi, past president di Cesvi, Onlus, racconta e condivide alcune riflessioni in merito alla prima serata di un ciclo d’incontri a Monterosso sul “colore” delle parole. Il protagonista è stato il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, che ha posto l’attenzione sul termine “città”.

Giorgio Gori è stato il primo ospite della sperimentazione: un incontro-confronto sul “colore” delle parole. L’ospite sceglie una parola, ne descrive in venti minuti di orologio i significati (e i significanti) che ha per lui. Poi la parola – quella stessa parola – passa per un’ora intera all’esame del pubblico che la commenta, la viviseziona; ne assume o ne contesta il senso comune o l’uso che ne ha fatto l’ospite.

Bergamo

Niente slides, tutti in cerchio a chiacchierare con toni pacati, in un incontro su piccola scala (si svolge alla Scaletta Darwin, dove ha sede la Casa del Quartiere Monterosso). Non pare vero: niente urla, niente provocazioni, niente internet; i saperi che riemergono dalla memoria, si confrontano e si incontrano. E fanno incontrare le persone in un clima piacevole e positivo, in un’esperienza collettiva che crea relazioni o rafforza quelle che già ci sono.

Al primo incontro, il 24 Gennaio (ultimo venerdì del mese, sarà la sera anche per i successivi incontri), tutte le quaranta sedie erano occupate.

Il Sindaco si è messo in gioco parlando di “città”. Città, come area urbana, contrapposta alla campagna e alle periferie; su scala locale come su quella planetaria. Città che coopera con la campagna, come ha fatto Bergamo con le valli per la produzione dei formaggi. Città, polo di cultura, formazione, collegamenti, trasporti… Città crocevia dei cambiamenti politici, culturali e sociali del nostro tempo.

Molti degli interventi si sono concretati sul valore delle relazioni umane, sulle dimensioni urbane più adatte al loro sviluppo, sulle pratiche da condannare e sulle esperienze da emulare. Solo una persona ha cercato di “metterla in politica”. Lo ha fatto sorridendo, dichiarandosi lei stessa di sentirsi “fuori posto”. Così, invece che con il classico elenco di lamentele e richieste al Sindaco, l’incontro si è concluso con una domanda di Gori al Quartiere: “Bergamo può ipotizzare, immaginare di avere un Palio?”.

Personalmente credo che gli organizzazioni debbano al Sindaco una riflessione e una risposta.
Credo altresì che la sperimentazione della serata sia riuscita e che l’evento sia un buon format per riaccendere fiducia e speranze. Mi complimento perciò con gli ideatori Ivan Cortinovis e Angelo Carozzi, di ProPolis (laboratorio di attività per promuovere il senso di appartenenza ai quartieri Nord di Bergamo – quelli incuneati fra le colline) e dell’Unione per la lotta alla distrofia muscolare (UILDM) di Bergamo.

Incontro al Monterosso

A proposito di quest’ultima, se penso a un’organizzazione che interpreta correttamente il proprio ruolo di associazione di persone che condividono una patologia, mi viene in mente la ULDM bergamasca. Oggi, la scienza riconosce che la miglior cura non può limitarsi a fronteggiare la malattia sul piano biologico, deve farsi carico delle dimensioni psicologiche e sociali della vita della persona malata. Perciò la UIDM di Bergamo, oltre a tutelare il diritto alla salute degli associati e offrire servizi di assistenza e cura, svolge un ruolo di incontro, aggregazione e mobilitazione sociale. Animata dell’inesauribile energia di Edvige Invernici (anche ora che non ne vuole più essere la Presidente), la UILDM è una comunità vera e propria che ha sede nel quartiere verde di Monterosso.

Siccome gli organizzatori non hanno ancora pubblicato il programma dei successivi incontri (scaramanzia?), vi anticipo che il prossimo tocca a me: il 21 Febbraio, sempre alle ore 21, parlerò della “resilienza” (quella personale e quella comunitaria). Sono stato incerto fra questa parola (un po’ tecnica) e altre più calde. Ma sono contento di non aver optato per “fraternità” (parola che amo perché tiene insieme cristianesimo e illuminismo, cioè l’europeismo): la presenterà con ben altra competenza e grazia il Vescovo Beschi.

Giangi Milesi

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