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Case pignorate e vendute all’asta: in cella due avvocati con l’accusa di peculato

L’attività investigativa è nata da una denuncia presentata dal rappresentante legale dell’Istituto di Vendite Giudiziarie Srl di Bergamo per presunte irregolarità dei due avvocati

I militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Bergamo hanno eseguito un’ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere nei confronti di A. S. e G. T., due avvocati operanti sulla piazza bergamasca e gli arresti domiciliari di un soggetto di etnia rom.

Otto complessivamente gli indagati accusati a vario titolo di peculato, turbata libertà degli incanti e abuso d’ufficio per fatti riferiti alla gestione, la custodia e la vendita di immobili pignorati.

A uno degli indagati è stato contestato anche lo sfruttamento della prostituzione e, in concorso con altra persona, l’accesso abusivo alla banca dati dell’Anagrafe Tributaria.

Il provvedimento di arresto, firmato dal Gip del Tribunale di Bergamo, Federica Gaudino su richiesta dei Sostituti procuratori Fabrizio Gaverini e Silvia Marchina, è stato emesso nell’ambito di un’indagine condotta dal Nucleo di Polizia economico finanziaria di Bergamo, in collaborazione con la Sezione di Polizia giudiziaria, aliquota Guardia di Finanza.

L’attività investigativa è nata da una denuncia presentata dal rappresentante legale dell’Istituto di Vendite Giudiziarie Srl di Bergamo per presunte irregolarità dei due avvocati, collaboratori dell’IVG Bergamo s.r.l., una società privata che opera nelle esecuzioni forzate immobiliari, per concessione ministeriale, come custode (non sono assegnatari di alcun incarico da parte del Tribunale, e tanto meno sono iscritti nell’elenco dei professionisti delegabili).

Nel corso delle indagini, i finanzieri, attraverso intercettazioni telematiche, telefoniche ed ambientali, servizi di osservazione e pedinamenti hanno scoperto che i due professionisti, approfittando dello stato di necessità di alcuni occupanti gli immobili oggetto di pignoramento, li inducevano a conferire un mandato a un loro collega, coniuge di uno dei due indagati, affinché presentasse al giudice un’istanza per consentirgli di rimanere all’interno dell’appartamento, pagando un’indennità a titolo di occupazione.

Tali somme, anziché essere versate alla procedura esecutiva, venivano indebitamente trattenute dai professionisti unitamente all’importo riscosso per l’attività legale svolta.

Sono almeno tre gli episodi ricostruiti con certezza dalle Fiamme Gialle e altri sono in fase di analisi.

Nel corso delle indagini, inoltre, i militari hanno scoperto che, in occasione della vendita giudiziaria di un appartamento abitato da una famiglia di etnia rom, i due legali consigliavano al capofamiglia di spaventare con minacce un loro collega delegato alla procedura, nonché i potenziali acquirenti, inducendoli così a non partecipare all’asta dell’immobile che veniva così aggiudicato all’unico partecipante al bando, il soggetto rom che lo occupava. Una condotta che secondo l’accusa integra il reato di turbata libertà degli incanti contestato ai due avvocati indagati e all’aggiudicatario dell’appartamento.

A uno dei due legali inoltre, è stato contestato il reato di sfruttamento della prostituzione legato all’attività di meretricio posta in essere dalla convivente e l’accesso abusivo al sistema dell’Anagrafe tributaria, eseguito da un suo parente, richiesto per acquisire notizie utili alle proprie pratiche legali.

Il quadro indiziario emerso a carico dei principali indagati che il Gip definisce nel suo provvedimento grave e con pericolo di reiterazione, nonostante l’allontanamento dei due avvocati dall’Istituto di Vendita Giudiziaria, la particolare spregiudicatezza e la vicinanza ad ambienti criminali dei due legali ha indotto l’Autorità giudiziaria a disporre la custodia cautelare in carcere dei due professionisti e gli arresti domiciliari per un terzo indagato per turbativa d’asta, anche in considerazione dei suoi numerosi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio, la persona e in materia di armi.

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