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“Alberi di piazza Dante? L’ambientalismo non è solo una questione di cuore, anche di testa” fotogallery

La riflessione di Nicola Cremaschi, presidente di Legambiente Bergamo

Una cosa vuole metterla in chiaro subito: questa “non è la posizione ufficiale di Legambiente Bergamo, solo un testo personale”. Lo abbiamo chiesto al presidente Nicola Cremaschi, incuriositi dal silenzio dell’associazione ambientalista sulla questione degli 11 alberi che verranno abbattuti con il restyling di piazza Dante. “L’ambientalismo – è la riflessione di Cremaschi – non è solo una questione di cuore, ma anche di testa”, al netto di decisioni spesso “sofferte e difficili”. In queste righe prova a spiegare il perché del suo punto di vista.

LA LETTERA

Sto leggendo tutto il possibile, la documentazione fornita dai progettisti e dal Comune e i commenti su Facebook dei cittadini che si oppongono al taglio. E capisco tutti. Piazza Dante non è una piazza qualsiasi. È una piazza, per tanti, piena di memorie e di ricordi: un’oasi nel caos del centro cittadino anche grazie ai grandi e vecchi alberi che la popolano. Giusto qualche sera fa un amico mi raccontava che era il posto in cui era andato per il primo appuntamento con il suo primo amore.

Credo non sia un caso sia stata scelta per il ‘monumento virtuale’ ai nuovi nati: trenta secondi in cui la piazza si illumina per ogni bambino nato al Papa Giovanni, trenta secondi in cui la luce riscalda le vecchie pietre.

Piazza Dante è, per molti, moltissimi cittadini l’ombelico di Bergamo, un punto di equilibrio, un ‘luogo del cuore’.

Per molti è un luogo che è così da sempre e che così dovrebbe rimanere per sempre. Ma non è così. Piazza Dante è cambiata moltissimo nella sua breve vita e andrà incontro ad una nuova trasformazione.

Le piante che dagli anni ’50 la incoronano verranno, in buona parte, abbattute e inizieranno i lavori per ridare vita ad uno dei tanti monumenti trascurati di Bergamo.

Si sarebbe potuto fare diversamente? Sì, probabilmente sì. Per esempio si poteva scegliere di non costruire il rifugio antiaereo proprio in quella piazza.

La protesta degli attivisti in piazza Dante
Piazza Dante: iniziano i lavori

Si poteva scegliere di non trasformare il rifugio nell’albergo diurno andando a modificare l’aspetto originario della fontana del tritone.

Si poteva scegliere di non piantare degli olmi sopra le volte dell’albergo diurno. Piante che hanno un apparato radicale importante costrette a vivere in quaranta centimetri di terra (due spanne), sostanzialmente sul cemento delle volte sottostanti. Piante che per anni sono state pesantemente potate per ridurne il peso e la possibilità che si ribaltassero.

Si poteva scegliere di non cedere il diurno ai privati ma di acquisirlo come ente pubblico e lasciarlo lì, vuoto e abbandonato almeno fino a quando l’abbattimento delle piante non fosse stato improcrastinabile (e considerato che la vita media degli olmi siberiani alle nostre latitudini è di 70 anni non manca molto…).

Ma le scelte sono state altre. Possiamo fare la lista di chi le ha fatte sapendo che ognuno ha delle ottime motivazioni. L’atto finale di queste alternative è che domani queste piante saranno tagliate.

Ci sono un sacco di ragionamenti di cose logiche che danno un senso a tutto questo. Ma il cuore, la pancia, le viscere fanno fatica. E, in tutta sincerità, non vorrei essere stato nei progettisti che si sono trovati a scegliere cosa fare. Li conosco, sono delle persone sincere, intelligenti, appassionate e innamorate delle piante. So che la scelta che hanno fatto non è stata una scelta a cuor leggero e immagino le ore passate a studiare tutte le alternative possibili e la difficoltà di prendere una decisione.

Io mi sono limitato a passare a salutare gli alberi, uno per uno. A ringraziarli per quello che mi hanno dato in questi anni. A scusarmi per non aver fatto nulla per allievare il male che gli è stato fatto in questi anni.

E poi mi attiverò per piantarne altri, in luoghi più adatti, dove possano crescere adeguatamente. Saranno dei nanetti che impiegheranno il loro tempo a crescere. Ma saranno stati piantati in un posto in cui abbiano terra e luce quanto basta.

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Commenti

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  1. Scritto da AlberiTorreBoldone

    Con tutto il dolore che resta, e sperando che Cremaschi abbia identificato del tutto correttamente il percorso che ha portato a questo risultato, un caso ben diverso da situazione diametralmente opposte che purtroppo non mancano. Per esempio quella di una amministrazione comunale che vende un terreno collinare boschivo pubblico ad una impresa per costruirci sopra. Vedi via Kennedy a Torre Boldone.