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L’ex Collegio Baroni, uno spazio educativo al centro della storia bergamasca foto

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa in via Pignolo

Luogo di grande gioia, ma anche profondo dolore, l’ex Collegio Baroni rappresenta da decenni il fulcro dell’educazione cittadina.

Per conoscere la storia del complesso, realizzato all’apice di via Pignolo, è necessario ritornare agli inizi dell’Ottocento quando l’appezzamento, di proprietà di Giovanni Gandolfi, veniva utilizzato per scopi agricoli.

Acquistata da parte di un certo Maffei, l’area iniziò a ospitare la trattoria “Al Giardinetto”, centro di ritrovo domenicale per i bergamaschi ritratto in alcuni dipinti di Luigi De Leidi e di Giuseppe Facchinetti.

Come riportato da Luigi Pelandi nel volume “Attraverso le vie di Bergamo scomparsa. Il borgo di Pignolo”, lo spazio sarebbe stato acquisito nel 1893 da Angelo Baroni, insegnante originario di Clusone.

Diretto verso Città Alta, il professore seriano avrebbe avuto modo di sostare nei pressi del pergolato antistante il ristorante e di incontrare il proprietario del fondo a cui avrebbe chiesto la possibilità di farlo proprio.

Avvenuta la transizione, Baroni decise di edificare l’attuale stabile, sede di una scuola elementare e dell’omonimo collegio dove avrebbero trovato alloggio numerosi studenti provenienti dagli istituti del capoluogo.

Nonostante il grande successo ottenuto dall’attività dell’educatore, al termine della Prima Guerra Mondiale il fabbricato venne ceduto al Regio Istituto Tecnico Industriale su richiesta dell’Ente Scuole Industriali per far fronte all’incremento del numero di iscrizioni.

Oltre ad offrire conforto ai propri alunni, l’organizzazione decise di ampliare il fabbricato, costruendone nel 1919 un altro più a monte, senza considerare le ulteriori espansioni messe in atto nel 1925 e nel 1929.

La fiorente attività formativa si interruppe però nel 1943 quando l’istituto visse uno dei momenti più bui della sua storia.

In seguito alla caduta del regime fascista e della firma dell’armistizio da parte del governo italiano, il 3 ottobre di quell’anno la struttura venne requisita dai militari tedeschi e trasformata nella sede del Comando della Gendarmeria germanica, dove risultava esser situato anche un carcere politico.

All’interno di quelle stanze, adibite come celle di tortura, transitarono fra gli altri il futuro onorevole Giuseppe Belotti, Frida Ballini, Cesare Consonni, Giuseppe Sporchia e Arturo Turani, quest’ultimi componenti dell’omonima banda.

A testimonianza di quanto avvenuto in quei terribili giorni vi è oggi una targa posta nel 1962 dall’Associazione Perseguitati politici italiani antifascisti le cui parole risuonano ancora nella memoria di chi viveva all’epoca nei pressi del Borgo Pignolo.

Terminato il conflitto, l’edificio tornò a riprendere la propria funzione originaria nonostante le pessime condizioni dei locali.

Acquistato nel 2002 dalla Provincia, il Collegio venne ulteriormente ristrutturato e in seguito assegnato all’Università degli Studi di Bergamo che l’ha adibito a sede del dipartimento di lettere, filosofia e comunicazione.

Fonti

Alfonso Vajana; Bergamo nel Ventennio e nella Resistenza; Bergamo; Edizioni Orobiche; 1957

Luigi Pelandi; Attraverso le vie di Bergamo scomparsa. Il borgo di Pignolo; Bergamo; Bolis; 1962

Angela Prato Gualteroni; Bergamo:tempi e luoghi della sua storia incisi nella pietra; Bergamo; Grafica e Arte Bergamo; 1989

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