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Guglielmo Tell di Rossini al Sociale, quando l’Opera è raccontata da un bambino fotogallery

La narrazione va a braccetto con l’ambientazione, che vive nella dimensione dei sogni e della fantasia. Nella cameretta di Jemmy si combattono battaglie, si dichiarano grandi amori, si affrontano grandi prove di coraggio. I personaggi, come per magia, entrano dall’armadio ed escono dal camino. Il soffitto della stanza diventa un cielo stellato.

Il mondo vive di storie, vere e di fantasia. Amiamo ascoltarle, vogliamo conoscerne di nuove. Non è forse la storia in sé ad essere preziosa, ma è l’emozione che si porta dietro. Dobbiamo sapere come andrà a finire, ci appassioniamo a tal punto alla vicenda da viverla, spesso senza accorgerci. È l’abilità di grande narratore di Arnaud Bernard, regista, ad aver reso speciale la versione di “Guglielmo Tell”, l’ultima opera del compositore Gioachino Rossini, in scena al Teatro Sociale di Bergamo venerdì 24 gennaio.

Il terzo e ultimo titolo in programma nella Stagione di Lirica e Concerti della Fondazione Teatro Donizetti è stato una vera sorpresa. L’orchestra inizia a suonare la celebre Ouverture, il sipario si apre. In una elegante sala ottocentesca, un bambino, parecchio vivace, inizia a leggere un libro. È l’inizio di una bella avventura, raccontata come lo farebbe un bambino, in modo semplice, spontaneo.

Una rilettura del capolavoro Rossiniano che non storpia il nucleo originario dell’opera: rimane la trama che si sviluppa nell’immaginario di Jemmy (Barbara Massaro), voce narrante e figlio del protagonista, Guglielmo Tell (Gezim Myshketa).

La narrazione va a braccetto con l’ambientazione, che vive nella dimensione dei sogni e della fantasia. Nella cameretta di Jemmy si combattono battaglie, si dichiarano grandi amori, si affrontano grandi prove di coraggio. I personaggi, come per magia, entrano dall’armadio ed escono dal camino. Il soffitto della stanza diventa un cielo stellato.

Non solo un’opera, ma una storia nella storia, capace di coinvolgere dall’inizio alla fine.

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