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Francesco Micheli porta in scena “Il giardino delle ciliegie” al teatro Leonardo

Il primo spettacolo delle Nina’s Drag Queens ispirato a un grande classico del Teatro. Appuntamento al Teatro Leonardo di Milano sabato 25 gennaio alle 20.30 e domenica 26 gennaio alle 16.30

Non solo opera e Donizetti, ma anche altri mondi teatrali e visuali caratterizzano l’attività di Francesco Micheli, aperta su più fronti e orizzonti del panorama artistico contemporaneo.
È in scena in questi giorni a Milano, al Teatro Leonardo (via Ampère 1), Il giardino delle ciliegie spettacolo tratto dal “quasi” omonimo lavoro di Anton Cechov e firmato da Micheli per le Nina’s Drag Queen, in una produzione di alcuni anni fa in collaborazione con Atir Teatro Ringhiera e Accademia di Belle Arti di Brera – Biennio Specialistico in Scenografia Teatrale.

“Il Giardino dei ciliegi – spiega Micheli – è una terra di confine, un confine spazio-temporale. Il Giardino dei Ciliegi è crocevia di mondi lontani, irriducibili. Il Giardino dei Ciliegi è una storia che annoda mille vicende irrilevanti intorno a una piccola grande tragedia familiare. Il Giardino dei Ciliegi è una sinfonia in cui ritmi, timbri e armonie lontane convivono in un contrappunto sghembo, sincopato. Il Giardino dei Ciliegi è un testo dove si ride con le lacrime agli occhi. Il Giardino dei Ciliegi è una drag queen. I ciliegi sono fantasmi, simulacri di un mondo troppo frettolosamente sepolto perché non torni a farci visita con i propri inquietanti spettri. Le drag queen sono creature anfibie, icone tra mondi opposti, angeli sgangherati, animali divini, incarnazione contemporanea del mito di Dafne: donne albero che sanguinano e piangono se fai loro del male. Un bosco di fanciulle albero, belle ma legnose, uomini in panni femminili che evocano il bel mondo al tramonto che un tempo affollava quei luoghi. Vorrei piantare un giardino di ciliegi dove gli alberi hanno radici che sono tacchi a spillo e zatteroni, il tronco è il corpo nodoso di un maschio inguainato in abiti da sera, i rami braccia nerborute malcelate da guanti di raso, le foglie sono unghie laccate come mobili cinesi, i frutti gioielli luccicanti. Vorrei perdermi in questo giardino nel seguire i richiami di un’infanzia perduta ma non dimenticata. Vorrei smettere di sentire le voci di un passato tanto bello e ingombrante da soffocarmi come il profumo di un prato in primavera senza che arrivi mai la promessa estate. Il Giardino dei Ciliegi è tutto questo. E chissà quant’altro”.

Il Giardino dei Ciliegi di Anton Cechov è una piccola saga familiare, stagliata sullo sfondo di un’epoca di grande cambiamento. Aspettando un unico avvenimento – la vendita del giardino – i personaggi si dibattono in situazioni apparentemente futili: amori inseguiti e non corrisposti, feste senza invitati, passeggiate tra i viali. Sei donne attendono la fine del mondo che hanno conosciuto. Intorno a loro, si avvicina una schiera di uomini, un coro di voci incalzante che segna l’inevitabile conto alla rovescia. La compagnia ha scelto di lavorare su questo capolavoro per la sua coralità e per un sentimento indefinibile e struggente che risuona ancora, come un’eco, un senso di nostalgia per un mondo scomparso, per un’infanzia perduta ma mai dimenticata. Il paesaggio femminile di Cechov, poi, è vario e affascinante: signore, signorine, sorelle, madri, figlie e figliastre, badanti, cameriere, domestiche, governanti, prestigiatrici, amanti, aspiranti fidanzate, donne di mondo, donne di paese: un coro di voci che non sanno tenersi aggrappate al proprio mondo interiore, pur continuando a rifugiarvisi di continuo. Ci siamo chiesti a cosa corrispondano, oggi, quelle ansie, quelle manie, quei caratteri. È, in definitiva, la cronaca di un’epoca di passaggio: come quella che viviamo in questi anni.

Lo spettacolo è stato accolto ovunque con grandi apprezzamenti del pubblico e della critica, e torna adesso a Milano per alcune recite straordinarie.
«Basta con i piagnistei. Oggi finalmente Cechov fa ridere. Un Cechov, certo, come non lo avete mai visto, quasi una scoperta. Dunque evviva queste superlative drag queens, guidate da Francesco Micheli, che hanno trasformato “i ciliegi” nelle “ciliegie”: solo personaggi femminili […] Magnifiche, gustosissime ciliegie. Replicare, please».
Fausto Malcovati, Hystrio

«Grottesco, leggero, melodrammatico è il Checov delle Nina’s Drag Queens».
Sara Chiappori, la Repubblica

«Le Drag in gioco di squadra costruiscono un universo a parte dove anche le utopie di Cechov trovano spazio […] grazie alla “smisurata misura” della regia di Francesco Micheli. Trionfo: le rivedremo presto».
Maurizio Porro, Corriere della Sera

IL GIARDINO DELLE CILIEGIE
Étude pour un vaudeville en travesti plein de paillettes
adattamento e regia Francesco Micheli
con Alessio Calciolari, Gianluca Di Lauro, Sax Nicosia, Stefano Orlandi, Lorenzo Piccolo, Ulisse Romanò
Scene Clara Storti, Selena Zanrosso
Costumi Giada Masi
Luci Giulia Pastore
Audio Giuliana Ginger Rienzi
assistente alla regia Luisa Costi
produzione Nina’s Drag Queens
realizzazione scene e costumi Omar Abu Fakher, Giulia Bassani, Alice Damiani, Marco Faffini, Du Jiao, Clementina Laura Manzi, Petra Nacmias Indri, Soyoun Park, Giulia Piazza, Elena Rossetti, Riccardo Rossi, Cristina Russo, Giulia Simonetti, Miriam Tritto, Yi Wu, Marianna Zarini, Jessica Zisa, Chiara Barlassina, Alessandra Locatelli, Alice Rossi, Duan YanYan, Mu Xiuja

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