Giovani adescano uomini in chat erotiche, li filmano e li ricattano: 9 arresti - BergamoNews
Carabinieri di zogno

Giovani adescano uomini in chat erotiche, li filmano e li ricattano: 9 arresti

Una vittima è bergamasca, della Valle Brembana. Gli arrestati sono tutti giovanissimi, hanno tra i 20 e i 24 anni, tranne un macedone del 1977. L'operazione portata a termine grazie ai Carabinieri di Zogno.

Importante operazione messa a segno nella mattinata di venerdì 24 gennaio dai Carabinieri della Compagnia di Zogno – coordinati dal capitano Emanuele Tanzilli – che, a conclusione di un’articolata attività investigativa hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa della misura cautelare in carcere emessa dal Tribunale di Monza a carico di 9 giovani, ritenuti gravemente indiziati di almeno tre gravi e reiterati episodi di estorsione commessi ai danni di altrettante vittime in diversi comuni della provincia monzese: Busnago, Vimercate e Lesmo.

I nove indagati – tutti del lecchese e giovanissimi (hanno tra i 20 e i 24 anni, tranne un macedone del 1977) facevano parte di un sodalizio delinquenziale che, dal mese di febbraio al mese di maggio 2019, ha pianificato con meticolosità criminale in almeno due occasioni delle estorsioni a sfondo sessuale nei confronti di uomini, adescati appositamente in chat erotiche.

Il reato consisteva nel minacciare, la pubblicazione delle videoriprese degli incontri tra le vittime e le “esche” indottrinate per fingersi minorenni, paventando così ingiustificato timore per le conseguenze, che evidentemente avevano l’intento di provocare gravi ricadute in ambito familiare e sociale a seguito della pubblicazione delle immagini dell’incontro omosessuale. Timori, nella realtà ingiustificati, che spingevano le vittime a rinunciare a sporgere denuncia per quanto accadeva ai loro danni anche perché venivano ossessionate circa le gravissime conseguenze giuridiche che avrebbero, ingiustificatamente, dovuto affrontare. Secondo le minacce proferite, queste immagini “hard” sarebbero state pubblicate (tramite manifesti e nei social – media) se le stesse vittime non avessero soddisfatto le richieste economiche del gruppo criminale.

La richiesta di denaro veniva corroborata da continue minacce di gravi conseguenze personali e giudiziarie, in quanto gli indagati millantavano conoscenze in ambito sia delle Forze di Polizia che della criminalità organizzata. Le minacce, che venivano compiute oltre che telefonicamente anche di persona dagli stessi aguzzini presso le abitazioni delle vittime, acquistavano una connotazione sempre più pressante e molesta, tanto da obbligare le persone offese a consegnare somme complessive, tra contanti e assegni bancari, per oltre 16.000 euro.

Il gruppo ha mostrato una notevole capacità di adattamento dinamico alle opportunità di guadagno che si potevano presentare nel tempo. Di fatto, uno dei reati contestati ha avuto come vittima una donna, conosciuta da parte dei componenti del sodalizio in questione. Questa, aveva commesso l’errore di affidarsi agli odierni indagati al fine di procurare fraudolentemente la patente di guida per il proprio figlio. Gli indagati, infatti, avevano ostentato conoscenze nella criminalità organizzata napoletana, convincendo la donna a consegnare denaro al fine di fornire il documento richiesto tramite canali illegali. La situazione ben presto si è tramutata in un crescendo di minacce anche di morte, sia nei confronti della vittima che del figlio, spingendo la donna terrorizzata a versare nelle tasche dei delinquenti una cifra superiore agli 80.000 euro.

Gli indagati, al fine di rendere complicata la propria identificazione, utilizzavano sistemi di messaggistica telefonica non convenzionale e si spostavano a bordo di veicoli di proprietà di persone estranee alla vicenda. Le accortezze adottate, tuttavia, non hanno evitato che i militari si mettessero sulle loro tracce, partendo dalle testimonianze delle vittime, alcune delle quali per vergogna e timore non avevano mai denunciato il fatto. L’attenta ricostruzione dell’organigramma del gruppo criminale è stata resa possibile dall’approfondita analisi dei sistemi di videosorveglianza dei luoghi di ritrovo, dall’intercettazione di conversazioni ambientali e dallo studio del traffico telefonico tra gli odierni indagati.

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