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Smog a Bergamo: migliorano i dati sui pm10, preoccupa l’ozono

L'associazione ambientalista: "Di fronte all’emergenza si sta facendo troppo poco, servono provvedimenti coordinati e strutturali in tutto il bacino padano"

"Nonostante il 2019 si sia chiuso con dati in miglioramento, quella che continuiamo a respirare è una Mal’aria", titolo scelto per l’annuale dossier presentato da Legambiente che fotografa la qualità dell’aria analizzando i trend degli ultimi anni.

Per quanto riguarda Bergamo il dato riguardante le polveri sottili, Pm 10, è il migliore da 10 anni a questa parte con soli 26 giorni oltre il limite di 50 microgrammi per metro cubo. A preoccupare è invece l'ozono (O3) con ben 72 giornate fuori limite, quando il massimo consentito per legge è di 35 giorni. In questo senso, quella bergamasca è tra le performance da bollino rosso in Italia. Legambiente, nel suo rapporto, fa anche il bilancio di "10 anni di smog": ne emerge che dal 2010 al 2019 il capoluogo per ben 9 anni su 10 ha sforato il limite giornaliero di Pm 10.

dati Legambiente

"Dall’inizio del 2020 in diverse città lombarde si sono già registrati dai 15 ai 19 giorni consecutivi di superamento dei limiti di legge e, dopo una breve pausa con un’aria migliorata a seguito delle precipitazioni nello scorso weekend, i parametri sono tornati inesorabilmente a salire dalla giornata di ieri, facendoci ripiombare nell’emergenza - spiega Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia - Un'emergenza di fronte alla quale non sono venute risposte chiare, ma solo provvedimenti stop&go. Senza tavoli di coordinamento sovra-regionali, le azioni spot messe in campo dalle singole amministrazioni comunali risultano inutili a contrastare una situazione cronica che caratterizza tutto il bacino padano e che necessita di interventi strutturali su più livelli: mobilità, edilizia, agricoltura. Mentre le Istituzioni continuano a non avere un piano strategico strutturale e di informazione, noi continuiamo a rivolgerci ai cittadini perché adottino comportamenti più ecologici, lasciando a casa l’auto per spostarsi con i mezzi pubblici, limitando la velocità anche nelle tangenziali e autostrade, sostituendo vecchie caldaie e intervenendo sulla riqualificazione energetica degli edifici per ridurre le emissioni. Piccole azioni di buon senso, che possono fare molto".

Se nella stagione fredda a preoccupare sono le concentrazioni di polveri sottili, anche i mesi estivi non sono esenti da condizioni che rendono l’aria malsana. "Una situazione che saremo costretti ad affrontare tra qualche mese - conclude Barbara Meggetto -. Non è con la chiusura dell’inverno che sparirà l’inquinamento atmosferico, l’estate porterà con sé un altro carico di inquinanti che dobbiamo imparare a conoscere per proteggere la salute dei cittadini".

La causa principalmente è legata agli alti livelli di ozono, il cui limite è fissato dalla normativa in 120 microg/mc come media nelle otto ore, da non superarsi per più di 25 giorni all'anno. L’ozono troposferico, potente ossidante pericoloso per la salute, si forma a seguito di reazioni chimiche in cui sono implicati inquinanti tradizionali, come gli ossidi di azoto e composti organici volatili. Si tratta, quindi, di un inquinante secondario i cui precursori sono generalmente prodotti da combustioni e da processi che utilizzano o producono sostanze chimiche volatili, come solventi e carburanti, che si formano in aree densamente urbanizzate, ma si combina con l’ossigeno, maggiormente concentrato nelle aree extraurbane, lacustri, collinari e di campagna, in cui tende ad avere valori molto più alti.

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