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“Rompere il silenzio è un diritto”: striscione a Bergamo per la Giornata degli avvocati in pericolo

Nell'atrio del Tribunale fa bella mostra di sè uno striscione apposto dal Consiglio dell'Ordine degli avvocati di Bergamo e il suo Comitato pari opportunità. Ricorda che il 24 gennaio è la "Giornata internazionale dell'avvocato in pericolo".

Nell’atrio del Tribunale di Bergamo fa bella mostra di sè uno striscione apposto dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Bergamo e il suo Comitato pari opportunità. Ricorda che il 24 gennaio è la “Giornata internazionale dell’avvocato in  pericolo”. E che Bergamo è in  prima fila per stigmatizzare chi, nel mondo, vuole impedire il diritto di difendere gli assistiti.  

Nessuno stato di diritto può prescindere dal libero e sereno esercizio, da parte dell’avvocatura, del diritto di difendere i propri assistiti, psiegano gli avvocati bergamaschi.

Eppure in tante parti del mondo questo diritto è  sotto scacco: avvocati vengono offesi, esposti al pubblico vilipendio, minacciati, e nei casi più gravi sottoposti a procedimenti illegittimi,  privati arbitrariamente della libertà personale,  sottoposti a violenze fisiche,  e in casi estremi fatti scomparire o uccisi.

È giusto dell’aprile scorso la conferma della condanna a decine di frustate e decenni di carcere di Nasrin Sotoudeh, avvocata iraniana impegnata nella tutela dei diritti fondamentali e delle libertà personali, specie in capo alle donne.

Per rompere il silenzio che  rischia di far passare inosservate queste gravissime circostanze è  stata istituita nel 2009, con cadenza il 24 gennaio di ogni anno, la “Giornata Internazionale dell’avvocato in pericolo”.

La data coincide con l’anniversario della strage avvenuta il 24 gennaio 1977 e ricordata in Spagna con il nome di “Matanza de Atocha”, quando un commando di terroristi entrò in un ufficio di avvocati giuslavoristi situato, per l’appunto a Madrid in Calle de Atocha, e aprì il fuoco uccidendone cinque e ferendone quattro.

Lo scopo della giornata è  appunto quello di richiamare l’attenzione della società civile e dei pubblici poteri, politico giudiziario e amministrativo, sul rischio che molti Colleghi nel mondo corrono solo per esercitare la propria funzione, a tutela dei diritti dei singoli e della collettività contro arbitrari soprusi.

Si deve ricordare anche l’ istituzione, nel 2016 dell’ Osservatorio internazionale degli avvocati in pericolo (O.i.a.d.)  la cui missione è la pubblica denuncia di simili situazioni, l’assistenza in loco dei Colleghi in pericolo nonché l’organizzazione di forme di accoglienza e protezione.

Quest’anno, in particolare, dopo aver rivolto l’attenzione sulla situazione degli avvocati in Turchia, Filippine, Paesi Baschi, Honduras, Cina ed Egitto, un pensiero particolare va agli avvocati e alle avvocate pakistani e pakistane, ai cui danni si susseguono minacce ed uccisioni.

Paradigmatica la storia di Saif Ul-Malook, difensore di Asia Bibi, cittadina pakistana condannata in prime cure  per blasfemia. Il Collega, nonostante l’assoluzione definitiva da parte della Corte Suprema Pakistana ottenuta, è stato costretto dopo gravi e circostanziate minacce ad abbandonare il Paese  analogamente alla propria assistita, facendovi però ritorno per riprendere coraggiosamente  la propria attività di difesa

Rompere il silenzio su queste e altre analoghe situazioni, per quanto magari ancora sconosciute, è un’esigenza  che anche  l’avvocatura bergamasca fa propria con apposito striscione di sensibilizzazione che troverete nell’atrio del nostro Tribunale, allineandosi peraltro a quanto deliberato dal Consiglio Nazionale Forense, che ha deliberato il corrente come “Anno dell’Avvocato in pericolo nel Mondo“.

Perchè rompere il silenzio è  un diritto!

 

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