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Luigi Di Maio lascia la guida del M5S: “Il mio compito era terminato”

L'ex leader: "Sbaglia chi giudica il nostro operato al governo dopo appena 20 mesi, prendiamoci il diritto di essere valutati a fine legislatura"

La comunicazione ai ministri l’aveva già fatto in mattinata. Nel tardo pomeriggio, poco prima delle 18, Luigi Di Maio ha annunciato al Tempio Adfriano (dov’è stato accolto con una standing ovation) il suo passo indietro da capo politico del Movimento 5 Stelle: “Si chiude un’era e ne inizia una nuova” sono state le sue prime parole.

“È giunto il momento di rifondarsi – ha spiegato -. Ed è per l’importanza di questo momento che ho iniziato a scrivere questo documento un mese fa. Una volta nominati i facilitatori il mio compito è terminato”.

“Sono arrivato qua a Roma nel 2013 – ha continuato -, avevo appena compiuto 26 anni ed ero un perfetto sconosciuto per la politica. Alle prime riunioni dei parlamentari ricordo che nessuno conosceva quello che aveva seduto a fianco. Ma guardate cosa abbiamo costruito. Per uno che ci ha tradito, altri dieci quella fiducia l’hanno ripagata. Saremo ricordati per aver fatto qualcosa di buono, questo è il nostro privilegio”.

Vito Crimi reggerà la guida del Movimento fino agli Stati Generali: “Mi fido di voi, di noi e di chi verrà dopo di me – ha proseguito l’ex leader -. Per arrivare fino a qui abbiamo fatto tutti i salti mortali. Nessuno avrebbe mai scommesso un euro sul Movimento 5 Stelle e probabilmente nessuno, oggi, scommetterebbe sul nostro futuro. Ma continueremo, perché siamo solo all’inizio dei lavori. Abbiamo costruito un futuro in cui sperare”.

“Molti in questi mesi mi hanno accusato di esser stato troppo ingenuo: non mi sento tale ma preferisco passare per ingenuo che essere considerato un imbroglione. E personalmente – ha spiegato il ministro degli Esteri – continuo a pensarlo nonostante i tanti tradimenti: i peggiori nemici sono all’interno”.

Una parola anche sul domani, sui consensi calati vertiginosamente dopo le elezioni del marzo del 2018: “Rispetto anche quella parte di elettorato che è rimasta delusa dal nostro lavoro, e che si è allontanata da noi. Ma giudicare il Movimento 5 Stelle per 20 mesi al governo è sbagliato – ha tuonato Di Maio -, dobbiamo pretendere il sacrosanto diritto di essere giudicati alla fine della naturale vita di questa legislazione: nel 2023. Dobbiamo ancora sistemare i disastri fatti da 30 anni di cattiva politica, prima di noi. Per questo dico che questo governo deve continuare”.

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