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Hammamet: il tramonto di uno dei politici più influenti del dopoguerra

Un crudo documentario sugli ultimi anni di vita di Bettino Craxi

Un uomo sconfitto, in esilio in terra straniera, a cui tutti hanno voltato le spalle, lontano dal Paese che ha governato per anni e con un grave diabete che, giorno dopo giorno, lo rende sempre più debole. Signori e signore, ladies and gentleman: Bettino Craxi, ultimo leader del defunto PSI.

Forse non nelle vesti e nella forma in cui siamo stati abitanti a vederlo, chi dal vivo e chi dai documentari o dai filmati del tempo, ma pur sempre Bettino Craxi. Gianni Amelio porta nei cinema d’Italia un biofilm che, seppur con qualche inesattezza per esigente drammaturgiche, mostra in modo vero e sincero la caduta dall’Olimpo di uno tra gli uomini più forti, politicamente parlando, che l’Italia abbia mai conosciuto.

Prima di parlare dell’opera in sé è corretto però definire il quadro storico in cui ci stiamo muovendo: è il 1992, in Italia governa il cosiddetto “Quadripartito”, coalizione di 4 partiti formata da DC, PSI, PISDI e PLI, e un giorno di febbraio, poco dopo San Valentino, una persona stanca delle continue richieste di tangenti denuncia l’imprenditore Mario Chiesa, membro di primo piano del PSI. L’uomo, una volta arrestato dai carabinieri, dichiara di essere parte di un sistema ben più grande di lui fatto di mazzette e di tangenti milionarie ad opera dei maggiori partiti politici del tempo: tra tutti la Democrazie Cristiana (DC) ed il Partito Socialista Italiano (PSI). La bomba scoppia: ogni giorno cadono teste e la struttura piramidale dei partiti inizia a essere erosa, partendo dalle fondamenta sino ad arrivare all’apice: i segretari dei partiti. Tra gli altri Bettino Craxi, socialista e uomo di punta tra la maggioranza, viene condannato in via definita per un totale di cinque anni e sei mesi ma, per evitare il carcere, l’uomo fugge ad Hammamet, sulle coste Tunisine, dove passerà i suoi ultimi anni di vita.

hammamet

L’obbiettivo del film, raggiunto a pieno, è quindi quello di creare una cronaca oggettiva di quanto successe durante il buen retiro dell’ex premier, senza dare giudizi o voler riabilitare la figura di un individuo che, nel bene o nel male, è stato simbolo di uno dei cambiamenti più radicali che la politica italiana abbia mai vissuto. L’immagine che ci viene restituita è quella di un uomo intelligente, calcolatore, tremendamente arrogante e tanto circondato di persone quanto solo, condannato ad un esilio autoinflittosi con la moglie e la figlia per fuggire da quel “Giudice”, senhal che Craxi usa per parlare di Antonio di Pietro, che da mesi sta cercando un modo per mettergli le manette ai polsi.

Oltre a un Pierfrancesco Favino incredibile, in tutto e per tutto identico al socialista, tanto nella voce e nelle espressioni quanto nella gestualità e nella prossemica, nella pellicola spicca una sceneggiatura completa e ben realizzata che, in poco più di 2 ore, è capace di gettarci in una realtà complessa come quella che fu “Tangentopoli” senza però lasciare lo spettatore disorientato, bensì fornendogli tutti quei piccoli dettagli per permettere anche a colui che, per disinteresse o banalmente per la giovane età, non ha avuto modo di conoscere dettagliatamente quel periodo storico.

Ben scritto, ben diretto, ben recitato, il resto lo scoprirete al cinema.

Consigliato? Sì. Il ‘92 è stato un anno fondamentale per la storia del nostro Paese, con profonde ripercussioni sul mondo politico, tali da avere eco anche oggi. In 126 minuti Amelio riesci a darci l’idea di come fosse quel periodo, di quale fosse la mentalità del tempo e, più di tutto, di come “Mani Pulite” sconvolse l’Italia.

Battuta migliore: “Mi dispiace deludere qualcuno, ma la democrazia ha un costo.”

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