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Possibilità di posticipare il congedo di maternità dopo il parto: come fare

L’Inps ha fornito le istruzioni operative per la fruizione del congedo di maternità, nel caso in cui la lavoratrice scelga di usufruire dei 5 mesi di congedo esclusivamente dopo il parto.

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Con la Legge di Bilancio del 2019 è stato introdotto il diritto di fruire dei 5 mesi di congedo di maternità e paternità esclusivamente dopo l’evento del parto. Dopo poco meno di un anno l’INPS, con la Circolare n. 148 del 12 dicembre 2019, ha fornito le istruzioni operative per la fruizione del congedo di maternità, nel caso in cui la lavoratrice scelga di usufruire dei 5 mesi di congedo esclusivamente dopo il parto.

Si ricorda che l’art. 16, comma 1 del D.Lgs n. 151/2001, sancisce il divieto di adibire al lavoro le donne:

– durante i 2 mesi antecedenti la data presunta del parto;

– qualora il parto avvenga dopo la data presunta, per il periodo tra tale data e la data effettiva;

– durante i 3 mesi dopo il parto;

– qualora il parto avvenga prima della data presunta, durante gli ulteriori giorni non goduti prima del parto.

Inoltre, l’art. 20 del medesimo decreto prevede la c.d. “flessibilità” del congedo, che consente alla lavoratrice di assentarsi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto e per i quattro mesi successivi.

In tale contesto, l’art. 1, comma 485 della Legge di Bilancio 2019 ha aggiunto all’art. 16 del D. Lgs n. 151/2001 il comma 1.1, ha introdotto la possibilità di godere del congedo di maternità esclusivamente nei 5 mesi successivi al parto, a prescindere dal fatto che il parto avvenga prima, in coincidenza o dopo la data presunta indicata sul certificato telematico di gravidanza.

Questa possibilità è subordinata al rilascio, da parte di un medico specialista del Sistema sanitario nazionale o con esso convenzionato, e del medico del lavoro competente, se presente, di un certificato che attesti che da tale opzione non derivino pregiudizi alla salute della gestante e del nascituro. La documentazione sanitaria deve essere richiesta dalla lavoratrice nel corso del settimo mese di gravidanza e deve certificare l ’assenza di rischi per la salute della stessa e del nascituro, di prestare attività lavorativa fino alla data presunta del parto o, qualora questo dovesse avvenire successivamente, fino alla data effettiva del parto. Le certificazioni devono essere trasmesse al datore di lavoro e all’INPS, entro la fine del settimo mese di gravidanza. Qualora vengano inviate all’Istituto oltre il predetto termine, è comunque necessario che la redazione sia avvenuta nel corso del settimo mese di gravidanza.

Nel caso in cui le certificazioni mediche attestino l’assenza di pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro a continuare a prestare l’attività lavorativa da parte della madre, solo fino alla data presunta del parto, dal giorno successivo a tale data, decorrono i 5 mesi di congedo di maternità e quindi il diritto all’indennità di maternità dell’INPS, indipendentemente dall’effettiva nascita del figlio. Qualora, invece la dipendente continui a lavorare fino al giorno effettivo del parto, nel caso in cui avvenga successivamente alla data presunta, i giorni intercorrenti tra la data presunta del parto ed il giorno antecedente la data del parto sono considerati come congedo di maternità, senza essere indennizzati dall’Inps, in quanto regolarmente retribuiti dal datore di lavoro.

Per le madri lavoratrici che si avvalgono della flessibilità del congedo, è prevista la possibilità, durante l’ottavo mese di gravidanza, di scegliere di avvalersi del congedo di maternità esclusivamente dopo il parto, continuando di conseguenza la propria attività lavorativa fino alla data presunta dello stesso. La stessa dovrà produrre, entro la fine dell’ottavo mese di gravidanza, la documentazione sanitaria che certifichi che dal proseguimento dell’attività lavorativa, oltre l’ottavo mese di gravidanza, non conseguano pregiudizi alla sua salute e a quella del figlio fino alla data presunta del parto o fino all’evento stesso.

In caso di interruzione della flessibilità, sia essa volontaria che dovuta a fatti sopravvenuti, comporta l’inizio del congedo di maternità, senza possibilità per la lavoratrice di fruire dello stesso esclusivamente dopo il parto.

L’Inps precisa che la facoltà di poter usufruire del congedo nei 5 mesi dopo il parto, decade in caso di malattia insorta antecedentemente all’evento del parto, in quanto tale malattia, insorta nel periodo di flessibilità, o nei 2 mesi precedenti la data presunta del parto, comporta un “rischio per la salute della lavoratrice e/o del nascituro”. Pertanto, dal giorno di insorgenza della malattia, inizia a decorrere il periodo di congedo di maternità. In tal caso, quindi, il certificato di malattia prodotto non avrà alcun effetto ai fini della tutela previdenziale della malattia.

La lavoratrice gestante può rinunciare al diritto di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo il parto, solo precedentemente all’inizio dell’ottavo mese di gravidanza. Nel caso in cui la stessa manifestasse, di non voler più fruire della suddetta opzione, dopo l’inizio del periodo di maternità prima del parto (quindi nei 2 mesi antecedenti la data presunta del parto), il congedo di maternità sarà regolarmente computato considerando i 2 mesi precedenti il parto e i 3 mesi successivi; in questo caso verranno indennizzati i soli giorni di congedo ante parto, successivi alla rinuncia ed i 3 mesi di congedo fruiti dopo il parto. I giorni di congedo lavorati prima dell’intervento della rinuncia, saranno computati come periodo di maternità, ma per questi la lavoratrice gestante sarà regolarmente retribuita dal proprio datore di lavoro, senza ricevere alcun indennizzo da parte dell’INPS. Una particolare eccezione si ha nel caso di malattia, considerando che si tratta di fatto sopravvenuto ed indipendente dalla volontà della lavoratrice gestante; i giorni lavorati durante il periodo prima del parto verranno sommati al periodo di congedo di maternità usufruibile dopo il parto.

La lavoratrice che intende avvalersi della facoltà in esame dovrà selezionare l’apposita opzione al momento della presentazione telematica della domanda di maternità, da inviare nei due mesi antecedenti alla data presunta del parto e, ad ogni modo, mai oltre un anno dalla fine del periodo indennizzabile; potrà essere utilizzato il portale web istituzionale con apposito PIN dispositivo, tramite Patronato, oppure Contact center.

L’originale della documentazione medica attestante l’assenza di pregiudizio alla salute della lavoratrice gestante e del nascituro, dovrà essere presentata allo sportello della Sede INPS territorialmente competente o inviata a mezzo raccomandata in plico chiuso con la dicitura “Contiene dati sensibili”.

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