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Meningite, il medico di base: “Vissute fasi critiche, quanti danni la disinformazione”

Le parole di Francesco Ranieri, medico di base al Poliambulatorio Geomed di Villongo: "Ho visto e sentito di atteggiamenti folli, purtroppo la gente ascolta sempre meno i medici e più i social".

Sei casi di meningite in poco più di un mese hanno portato a interventi straordinari da parte di Regione Lombardia e dell’Ats di Bergamo: una concentrazione anomala che, nella zona del Basso Sebino, ha portato tanta paura e molte domande.

Per fare chiarezza su alcuni aspetti della vicenda, dopo aver interrogato il direttore sanitario di Ats Bergamo Carlo Alberto Tersalvi e l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera, abbiamo parlato con il dottor Francesco Ranieri, medico di base al Poliambulatorio Geomed di Villongo.

Siamo partiti, innanzitutto, dell’andamento attuale della situazione: “La situazione ora si sta normalizzando, ma c’è stata una fase di panico generalizzato, perché mai ci si sarebbe aspettato una cosa del genere”. E ammette: “Sicuramente la fase più drammatica l’abbiamo avuta dopo il caso della signora di Predore: nessuno si aspettava il contagio di una donna che fra l’altro non frequentava locali, e quindi con le indagini ci si è chiesto come fosse venuta a contatto con il meningococco. Per il marito invece era comprensibile, per via di problematiche personali di salute”.

E il dottor Ranieri comunque concorda con l’Assessore al Welfare Giulio Gallera nel dire che “statisticamente rientriamo ancora nella normalità per quanto riguarda la quantità di casi di meningite; l’anormalità concerne la concentrazione degli stessi in un territorio così ristretto”.

Al dottore abbiamo chiesto subito un chiarimento sulla prescrizione, come fatto da alcuni medici, dell’antibiotico in attesa di ricevere la vaccinazione. La risposta è stata netta e senza dubbi: “L’antibiotico dev’essere dato solo ed esclusivamente a coloro che sono stati a contatto diretto col malato. Diversamente si rischia di creare delle farmaco-resistenze per uso improprio degli antibiotici. Ho sentito anch’io dare antibiotici, ad esempio, ai contatti dei contatti, ma non si tratta assolutamente di un vantaggio o di una precauzione. L’effetto del vaccino inizia dopo 30/45 dalla somministrazione, e anche volendo l’antibiotico può coprire per circa 4/5 giorni, perciò una volta finito l’effetto dell’antibiotico che si fa? Si rimane comunque scoperti. In medicina vanno seguiti i protocolli”.

E siamo poi entrati nel merito della questione vaccinazioni, sulla quale dice: “Io ho vaccinato subito, anche qualcuno che in quel momento non ne aveva diritto, perché da medico lo ritenevo giusto. Comunque sia successivamente era arrivata da Ats la nota dell’estensione dell’offerta vaccinale fino ai 60 anni, e quindi anche le persone che avevo vaccinato a quel punto rientravano tra i beneficiari”. E prosegue: “Ora la situazione si è ovviamente tranquillizzata, anche perché siamo arrivati a circa 25.000 persone vaccinate. Stiamo tornando alla normalità”.

I numeri quindi parlano ormai della quasi completa vaccinazione di tutti gli abitanti del Basso Sebino, che conta circa 30.000 persone.

Il dottor Ranieri non nega però che ci siano state delle difficoltà, soprattutto per quanto riguarda il rifornimento dei vaccini: “Non siamo stati riforniti sempre quotidianamente. C’è stato un momento in cui i vaccini erano terminati. Io sono andato per due giorni a rifornirmi, nei primissimi di gennaio, ma non era stato possibile perché, a quanto mi era stato detto, i vaccini erano finiti. Quando poi sono arrivati non c’è più stato alcun problema. Quello però è stato forse il momento peggiore, perché ci trovavamo proprio nel pieno della situazione di criticità. Ma il peggio è passato”.

E le problematiche per il personale medico, in un momento così delicato, sono state tutt’altro che inesistenti: “Nel nostro studio, qui a Villongo, ci siamo trovati in una situazione un po’ particolare essendo 4 medici di base e avendo un’utenza di circa 6000 pazienti. Di questi ne abbiamo vaccinati 1500”.

Ma il sovraccarico di lavoro, ci fa capire, è stato ingente perché “noi ovviamente abbiamo dovuto, e dobbiamo, fare anche i medici, non soltanto vaccinare. Invece ci siamo ritrovati a gestire contemporaneamente le visite regolari ai nostri pazienti, le vaccinazioni e le tantissime telefonate che abbiamo ricevuto. Ci siamo anche andati di mezzo ingiustamente perché la gente, se sei un medico e non rispondi al telefono, specialmente in un momento del genere, ti giudica. Ma appunto siamo medici e non sempre possiamo rispondere al telefono, perché nel frattempo stiamo facendo il nostro lavoro di dottori”.

Un sacrificio cui va reso merito, soprattutto perché, come ci spiega: “Bisogna tenere presente i numeri. Non tutti i medici di base hanno aderito al piano d’emergenza – cosa che è del tutto facoltativa e legale -, e qualcuno l’ha fatto parzialmente, ma questo ha fatto sì che avessimo un sovraccarico di lavoro enorme. Abbiamo vaccinato anche i pazienti di medici che non hanno aderito, per esempio”.

E il lavoro svolto è andato ben oltre l’orario consueto di prestazione: “Personalmente avevo chiamato una sostituta per prendermi un periodo di pausa durante le festività, ma il 23 è scoppiato il tutto e così il 24, sia alla mattina che al pomeriggio, sono venuto a vaccinare. Mentre la mia sostituta visitava i pazienti, io vaccinavo. Anche il 2, 3 e 4 gennaio ero in ferie ma ho vaccinato. E così tanti miei colleghi”.

In generale comunque, della gestione della situazione d’emergenza – su cui sono piovute numerose critiche alle amministrazioni comunali da parte dei cittadini – ha una buona considerazione: “Non mi sento di dire che la situazione è stata gestita male. È normale che le aziende sanitarie, di fronte ad una situazione del genere, si siano ritrovate spiazzate; e in questa situazione, in più, la burocrazia sicuramente non ha aiutato. In tutto questo poi la gente aveva giustamente paura”. E aggiunge: “Forse si sarebbe dovuto aprire un palazzetto e mettere le persone al riparo da altri problemi, come il rischio di prendere una polmonite, che un mio paziente si è peraltro beccato a causa delle code al freddo la notte. Ma è facile parlare dopo”.

Sul tema della paura, dilagata nell’area del Basso Sebino – ma non solo – anche e soprattutto attraverso i social, impossibile non metterlo in relazione alla disinformazione: “L’inizio è stato un delirio, ma bisogna capire la popolazione, che ha avuto paura. È stata la disinformazione sui social ciò che ha pregiudicato tutto; l’ignoranza purtroppo ha fatto sì che si trasmettessero informazioni errate. La situazione era seria, ma non drammatica. La gente però si è vestita di protagonismo in rete, e il lavoro pesante infatti per noi medici è stato quello di confutare le notizie false circolate”.

Un atteggiamento infruttuoso che ha diffuso proprio false credenze in ambito medico, a suo dire: “Ho sentito cose assurde, come di persone che credevano di essere coperti dal meningococco avendo fatto il vaccino contro il papilloma virus, perché così gli era stato detto. Ma è una fesseria. Ho cercato di capire come sia stato possibile che si sia diffusa un’informazione del genere, ed è perché l’Ats consigliava di fare, insieme a quello del papilloma virus, anche il vaccino contro il meningococco; ma si tratta di due vaccini distinti, e chi non ha fatto quello per il meningococco non ne è coperto. La gente, però, ha pensato così”. Ranieri rileva, con amarezza, che “la gente ascolta sempre meno i medici, e questo mi dispiace. I social in questo caso non servono, anzi sono deleteri in questo tipo di situazioni. Solo i medici possono dare informazioni, sono le uniche persone competenti in materia”.

A questo proposito, il dottor Ranieri giudica “folli” gli atteggiamenti di presunta precauzione osservati dalla gente e lo ripete per ben tre volte: “Una follia, una follia, una follia. Ho sentito anche di un bambino che gioca nei pulcini di una squadra di Serie A rispedito indietro, quindi discriminandolo in una maniera squallida, non so se perché non vaccinato o perché semplicemente proveniente da queste zone. So di locali che hanno ricevuto disdette. Ma questo è dovuto ancora una volta alla disinformazione, perché la gente crede più a ciò che legge che ai propri medici, cosa che è paradossale e completamente sbagliata”.

E continua: “È una follia anche il girare con le mascherine. Perché non siamo in una situazione di epidemia. Fra l’altro il meningococco è un batterio poco resistente, perciò se si è in un luogo aperto non ha senso girare con la mascherina. È veramente assurdo. Ci vuole l’esposizione per un periodo prolungato e in un ambiente chiuso per venire contagiati. Non condivido assolutamente questo atteggiamento”. E infine: “È deprecabile pure il comportamento di quelle due squadre di pallavolo che non si sono presentate in campo per la paura. È molto più pericoloso girare in macchina o in bicicletta: miete più vittime la strada che il meningococco. Vediamo le statistiche e poi parliamo”.

Il dottor Ranieri conclude con un auspicio e con un messaggio di speranza: “Auguriamoci che non succeda più, ma soprattutto che la gente da fuori la finisca di trattare gli abitanti della zona come degli appestati”.

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