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Da Bergamo alle nuvole: Nicolò, storia di un sogno e di passione

Dedizione e costanza sono colonne portanti nella vita e nella passione del giovane Nicolò Betelli e proprio queste caratteristiche l’hanno portato a solcare i cieli di mezza Europa

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Nicolò Betelli nasce a Bergamo nel 1999, a diciotto anni, però, lascia la sua città natale per seguire il sogno di tenere la testa sempre fra le nuvole. Dedizione e costanza sono colonne portanti nella vita e nella passione di Nicolò e proprio queste caratteristiche l’hanno portato a solcare i cieli di mezza Europa. Non possiamo che augurargli buona fortuna!

Da cosa nasce la passione per il volo?

È nata con me, ho questa passione da quando sono piccolo. Era molto vaga all’inizio perché non avevo ancora in mente la mia strada; avevo tanti lavori in mente che mi sarebbero piaciuti fare. Verso le scuole medie ho capito che volare era quello che volevo veramente. Un giorno ho volato a bordo di un ultraleggero, mi era piaciuta l’idea di avere la testa “fra le nuvole” e ho deciso di proseguire su questa strada. Non è una fissa per me, è qualcosa che ogni volta migliora. Il mio obiettivo è diventare un pilota commerciale e andare in linea, ma durante il corso che sto frequentando ho capito che mi piacerebbe molto fare l’istruttore, condividere la mia esperienza e secondo me è importantissimo condividere le proprie esperienze con gli altri.

C’è un pilota che consideri il tuo mentore?

No, non ho una persona specifica da cui prendo esempio. Essendo giovane sto imparando ora molte cose. Trovo ispirazione dalle storie della gente quindi dalle loro esperienze, le conoscenze le assorbo dagli altri, più che dai libri. Nell’ultimo periodo me ne sono reso conto meglio. Si imparano tante cose chiacchierando, condividendo esperienze. Gli istruttori hanno capacità ed esperienze diverse da chi lavora in linea. Come stanno veramente le cose te lo dicono le persone, non i libri. Non ho una persona specifica, ma la mia istruttrice e altri istruttori con cui ho studiato, mi hanno dato tanto. Mi piacerebbe fare l’istruttore anche grazie all’esempio che mi hanno dato loro.

nicolò betelli

In quali Paesi ti ha portato la tua passione?

Ho frequentato le superiori in Italia, ma ho fatto anche dei viaggi studio in Inghilterra e Scozia. Finite le superiori mi sono spostato in Lituania, in cui ho passato nove/dieci mesi. Ora mi sono spostato in Spagna. Nel futuro prevedo di stare in Spagna per la parte pratica grazie alle condizioni meteorologiche favorevoli di questo paese e per la parte circa la simulazione, invece, tornerò in Lituania.

Ormai sei avviato alla carriera da pilota, ma cosa faresti se per qualsiasi motivo non potessi più volare?

È una domanda a cui penso spesso. Io sono stato fortunato. Se non avessi intrapreso questo percorso penso che la passione per il volo l’avrei comunque avuta. Mi sarei accontentato di una parte della mia passione. Avrei insegnato teoria nelle scuole. Avrei cercato di ottenere una licenza personale, avrei volato con il mio aereo. Ovviamente, per ottenerla, il lavoro che avrei dovuto svolgere in alternativa sarebbe dovuto essere ben retribuito. Il mio obiettivo era quello di non finire dietro ad una scrivania.

Quali sono le difficoltà maggiori del volo?

Questa è una bella domanda. All’inizio l’inesperienza è la difficoltà maggiore. Quando diventi più esperto, il passo più difficile, è capire che non si deve dare nulla per scontato. Ogni giorno si può imparare qualcosa. Non bisogna sprecare tempo e carpe diem. A livello pratico, invece, il problema maggiore è il meteo. Devi saper lavorare anche sotto pressione, devi saper gestire le situazioni a sangue freddo, prendere le decisioni in anticipo, non puoi sbagliare. Non devi mai fermare la testa e le mani.

nicolò betelli

Come ti senti quando voli?

Come mi sento… Quando volo con altre persone sono un po’ sotto pressione, soprattutto se devo compiere delle missioni. Quando sono da solo, sono più tranquillo, però, so che se succede qualcosa sono da solo. In generale sono felice, capisco che quello che faccio non possono farlo tutti. Vedere le montagne dall’alto, sorvolare sulla costa Brava, molto bella, atterrare in diversi aeroporti: è tutto bellissimo.

Cosa pensi delle proteste avvenute a Bergamo circa il frastuono provocato dagli aerei? È in qualche modo evitabile?

Dal punto di vista acustico possiamo dire che nelle case nuove essendoci i doppi vetri non è vero che il rumore provocato genera così fastidio. L’aeroporto, inoltre, chiude di notte. È un’esagerazione parlare di frastuono. L’aeroporto di Bergamo è un onore, fa bene all’economia perché porta tanti turisti. A me capita spesso di parlare con gente di tutto il mondo che conosce Bergamo e la chiama Bergamo… non Milano. Dal punto di vista ambientale è vero che c’è dell’inquinamento, ma l’aeroporto è una parte di un insieme.

Ti sei diplomato nel 2018 all’istituto aeronautico Locatelli di Bergamo. Da quel giorno sono passati quasi due anni, com’è cambiata la tua vita da quel giorno? Quali nuove esperienze hai fatto?

Vivere all’estero, secondo me, cambia molto le persone in generale perché si impara a vedere le cose con la testa di tante persone, non solo con la tua. Ho riguardato una fotografia di una festa di Natale, ho contato quante nazionalità c’erano in quella fotografia e non mi stavano sulle dita delle mani. Penso a quanto ho imparato, a quanta gente ho conosciuto. Io vivo con un ragazzo italiano e un ragazzo francese, su alcune cose sono diversi, su altro sono ugualissimi, si completano. Sicuramente sono maturato, vedo tutto con una prospettiva più aperta.

Come convinceresti una persona che ha paura di volare a prendere un aereo?

Prima di tutto porgerei una domanda: di cosa hai paura? Paura di volare vuol dire tante cose. Hai paura dell’altezza, di stare in un ambiente chiuso, che sia pericoloso volare? Io ho più paura di andare in macchina o a piedi. Se avviene un incidente in auto non viene scritto sempre sui giornali, la caduta di un aereo, invece, ha più impatto psicologico. Gli incidenti in macchina avvengono per cose evitabili, in aereo gli incidenti avvengono per sfortuna. Chi ha paura di volare non ha avuto ancora il coraggio di affrontare questa paura.

Come immagini il tuo futuro?

Tra dieci anni mi immagino ancora giovane, magari istruttore di volo, ma sempre con tanta voglia di imparare e di fare.

Cosa diresti al Nicolò di tredici anni che ha deciso di iscriversi al liceo aeronautico?

Hai davanti una vita bellissima, dovrai fare tanti sacrifici, ma tu tieni duro, spingi, vedrai che ce la fai, non mollare e non aver paura, ma vai avanti.

Gli ultimi attacchi politici di Trump in Iran hanno fatto mormorare i media circa la possibilità di una terza guerra mondiale e tutti, ovviamente, ci auguriamo che ciò non accada, ma pensi mai a come cambierebbe la tua vita se fossi chiamato a prendere parte nell’areonautica militare italiana? Come reagiresti?

Io per mia scelta non sono entrato nella marina militare, ho sempre voluto fare voli commerciali e non ho mai pensato di andare in guerra. La guerra è una cosa bruttissima. Io non penso che potrei essere chiamato, c’è gente più qualificata di me che è stata formata per fare questo lavoro, io non sarei pronto.

nicolò betelli

Passi tanto tempo lontano da casa, cosa ti manca di più quando sei via?

La famiglia, per molti mesi non la vedo e si sente la mancanza, ma si sopravvive con le amicizie all’estero, non sono mai da solo. Mi mancano le mie abitudini perchè, alcune, non vengono portate con te quando ti muovi. Le altre sono cavolate, come il cibo italiano, ma non mi mancano così tanto; posso tornare in Italia quando voglio.

Il detto “donna al volante pericolo costante” vale anche per il mondo aereonautico?

Assolutamente no perché la mia istruttrice, Naya, è la più brava del mondo.

Saluta i lettori di Bgy!

If you have a dream go and take it, also over the clouds.

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