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Preso a calci e pugni dal collega, l’agente Simeoli: “Che paura, finalmente giustizia”

Erano sei anni che il 48enne attendeva la condanna di Massimiliano Laruccia. Per la prima volta parla di quell'episodio: "Nessuno mi credeva"

“Non scorderò mai quei momenti. Un incubo a causa del quale sono stato in cura da uno psicologo. E nessuno mi voleva credere. Ma adesso finalmente è stata fatta giustizia”. L’agente Fabio Simeoli tira un sospiro di sollievo all’uscita dal tribunale di Bergamo. Erano quasi sei anni che attendeva la condanna del suo collega alla Polizia Locale di Cividate al Piano. Esattamente dal 26 febbraio 2014, quando Massimiliano Laruccia intorno a mezzogiorno entrò nel comando di piazza Giovanni XXIII e lo aggredì con calci e pugni, causandogli un trauma cranico, la frattura del setto nasale con 99 giorni di prognosi e un’invalidità permanente del 5 %.

Simeoli Fabio

Per quell’episodio giovedì 16 gennaio il 48enne è stato condannato in primo grado dal collegio presieduto dal giudice Giovanni Petillo (a latere Stefano Storto e Rosanna Puzzer) a 4 anni e 6 mesi di reclusione (senza attenuanti generiche) e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici per lesioni aggravate e calunnia ai danni dello stesso Simeoli, parte civile al processo, al quale dovrà versare un risarcimento di 10mila euro (lui ne aveva chiesti 75mila).

Simeoli, che ora lavora all’ufficio ragioneria del Comune di Bergamo, accetta per la prima volta di parlare e ricostruisce quello che è successo: “Ho in mente ogni singolo istante di quel giorno come se fosse ieri. Ero a Cividate da un paio di mesi. Laruccia era un mio collega ed eravamo allo stesso livello. Non è mai stato comandante come ha sempre detto, anche a processo”.

“Il 26 febbraio 2014 era a casa in malattia e quindi non avrebbe potuto nemmeno uscire di casa – racconta guardandosi intorno ancora intimorito – , ma pochi minuti prima delle 12 si presenta in ufficio. È già visibilmente alterato, forse a causa dei suoi affari extra lavorativi che non vanno bene. A un certo punto mi si pone di fronte e mi dice se voglio fare a botte. Io non cado nella provocazione e mi giro, ma appena mi volto di nuovo lui mi rifila un pugno. Mi accascio sulla scrivania con il volto insanguinante. Riesco a rialzarmi e mi colpisce con un altro pugno. Finisco a terra e lui inizia a rifilarmi calci ovunque. Non so come, ma in qualche modo ce la faccio a scappare e mi rifugio nell’ufficio di un dipendente comunale che chiama i carabinieri”.

“Laruccia rimane all’interno del comando – aggiunge – e ripulisce il sangue per non lasciare tracce dell’aggressione. Il giorno prima, a dimostrazione della premeditazione del suo gesto, aveva disattivato l’impianto di videosorveglianza interno in modo che non fosse ripreso durante l’agguato nei miei confronti. Poi ha pure tentato di girare la frittata accusandomi di averlo provocato lanciandogli un fermadocumenti. Ma il giudice non gli ha creduto e l’ha condannato anche per calunnia”.

Massimiliano Laruccia

Da quella denuncia di Simeoli prendono il via le indagini che costano altre accuse a Laruccia, per le quali giovedì è stato però assolto. Come la truffa nei confronti del Comune di Cividate, per quelle serate che trascorse in versione disc jockey, dj Diego Maximo De la Vega il suo nome d’arte, alla discoteca Quien Sabe di Carobbio degli Angeli mentre era in congedo familiare a Taranto per accudire la madre, gravemente malata.

Oppure i due episodi di peculato e peculato d’uso, ossia i quasi mille euro intascati da una donna che aveva multato per l’auto in divieto di sosta e l’utilizzo dell’auto di servizio per scopi privati. O ancora la tentata estorsione al proprietario del Bar Spritz Time di Romano di Lombardia che l’agente aveva preso in affitto, con la richiesta di 20mila euro per alcuni tavoli e delle sedie.

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