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Firenze, rivincita in campionato, ma senza i big è un’altra Atalanta

Ciao Coppa: i nerazzurri frenano e potranno rifarsi con i viola il 9 febbraio. Indispensabili Papu e Ilicic (aspettando Zapata)

Non c’è niente da fare: la Fiorentina è sempre indigesta per l’Atalanta. Anche se la differenza di valori tecnici tra le due squadre in questo momento è tanto grande, che aveva lasciato spazio a una buona dose di ottimismo. Invece, ciao Coppa Italia: forse è anche un bene, se pensiamo ai tanti impegni da onorare, però fa male…

Intanto, se l’Atalanta non va sempre a cento all’ora perde molta della sua forza. E non è solo questione di ritmo o di quella grande intensità con cui i Gasp boys avevano messo alle corde l’Inter non più di quattro giorni prima. Contano, eccome se contano, anche gli interpreti, i giocatori che vanno in campo: perché se hai in panchina Gomez, Ilicic e Zapata e solo nel secondo tempo devi ricorrere ai primi due per rimediare, non sempre funziona. Sarà un caso, ma l’ultima volta che tutti e tre erano assenti è stato a Bologna, cioè l’ultima sconfitta dell’Atalanta in campionato, stesso punteggio 2-1.

Non solo. Difficile inventare una difesa con Masiello ‘regista’ e Caldara al rientro dopo un anno e mezzo. E comprensibili gli sbandamenti del primo quarto d’ora, che hanno portato al gol di Cutrone. Ma sicuramente Caldara è il meno colpevole.

Certo, l’Atalanta colpisce due volte i legni, la prima sembra un rigore (sbagliato) di testa con Pasalic e poi nella ripresa con Gosens, come del resto a Bologna erano state diverse le palle gol fallite. Nel senso che la squadra del Gasp ha sempre dato la sensazione di poter ribaltare la partita, quando ha premuto sull’acceleratore, ha pareggiato e con le giocate di Ilicic soprattutto ha fatto ballare i viola. Poi, paradossalmente, dopo l’espulsione di Pezzella i nerazzurri hanno spinto meno e si sono di nuovo seduti.

Questione di testa? Sì, forse più che un problema di gambe (o di energie, come ha sottolineato Gasp nel dopopartita) è stato decisivo il modo in cui l’Atalanta ha affrontato la partita, con l’idea prima o poi di riuscire a ribaltarla. E anche le scelte di Gasperini, pur legittime dopo la battaglia con l’Inter, non hanno dato troppa sicurezza alla squadra: vuoi perché Masiello da tempo non è più abituato a guidare la difesa, o perché davanti Muriel quando è chiamato a fare la prima punta tende a scomparire o non incidere. Meglio se deve fare la spalla, o avere comunque un punto di riferimento, che si chiami Gomez o Ilicic.

Lo stesso Malinovskyi non ha ancora la capacità di prendere per mano la squadra come sa fare il Papu, pur avendo mezzi tecnici e la capacità di fare giocate come il cross per il colpo di testa di Pasalic, alternate però a palle perse o quella sprecata alta, dopo che ancora Pasalic aveva calciato addosso a Terracciano.

Insomma, non era la vera Atalanta. E ci sta, ci può stare dopo una partita entusiasmante con l’Inter, in una Coppa Italia che restava il terzo obiettivo dopo campionato e Champions.

Non è semplice andare a tutta sempre, per cui è normale concedere a qualcuno dei big di tirare il fiato per poter ripartire alla difesa del quarto posto, che è stata una grande conquista. Poi certi errori clamorosi, come anche a Bologna, sono figli un po’ della deconcentrazione, o della mancanza del bomber (leggi Zapata) che avrebbe la freddezza per risolvere certe situazioni.

Sull’ambiente molto ostile di Firenze ha già replicato a muso duro Gasperini, che purtroppo non è il primo allenatore insultato pesantemente per 90 minuti, basti ricordare Ancelotti alla prima di campionato, o più recentemente Conte. Speriamo che quando tornerà al Franchi, il 9 febbraio, si possa vedere un’altra Atalanta e si torni a parlare solo di calcio. Anche per rompere quel tabù che dura dal gennaio del 1993, l’ultima vittoria nerazzurra grazie a un gol di Perrone.

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