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Ospedale di Bergamo, rubata (di nuovo) la “La linea della vita”: l’amarezza dell’artista

Si tratta del secondo furto dopo l’installazione nel dicembre 2015. Viveka Assembergs: "Sono triste, non so se ci sarà una terza volta"

Triste vicenda all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo, dove lo scorso weekend la scultrice di origini svedesi Viveka Assembergs si è vista sottrarre da ignoti, per la seconda volta, una parte della propria opera “La linea della vita”.

Linea VitaScultura "La linea della vita"

La scultura – una struttura in ferro che sorregge intricate linee di rami in faggio, su uno dei quali incede una figura in bronzo – era stata realizzata e donata dall’artista all’ospedale nel dicembre 2015, in seguito alla partecipazione al progetto “The Tube One” di Manuel Bonfanti. Ora, però, la figura in bronzo poggiata sul ramo di un albero è sparita di nuovo.

E l’amarezza è tanta soprattutto per il valore dell’opera, che “con il suo tessuto di rami richiama le linee del palmo della mano e quindi la linea della vita”. “E quale luogo migliore dove posizionarla che il corridoio di un ospedale, luogo di cura, dove tanti si rivolgono perché la vita possa essere meno dolorosa, dove capita anche che ci venga salvata”  scrive sul suo profilo Facebook Viveka Assembergs.

“È veramente triste, non avrei mai pensato che potesse succedere in un luogo del genere”, commenta a caldo la scultrice, che prosegue: “È un dispiacere grandissimo, anche perché prima di essere scultrice, da pittrice e decoratrice ho lasciato miei lavori a cielo aperto come quello in Piazzetta Manzù, ma mai nessuno si era permesso di toccarne uno”.

la scultrice Viveka Assembergs
Viveka Assembergs

La scultura, collocata nel corridoio dell’ospedale che unisce la torre 7 alla parte in cui si trova il ristorante, era stata rifatta circa due anni fa in seguito al primo furto: “Speravamo che questa volta potesse rimanere per sempre. Ora era anche più complicato rubarla rispetto alla prima volta, quando la figura in bronzo era posizionata sul ramo e quindi chi l’ha rubata non aveva dovuto utilizzare alcuno strumento per portarla via, ma semplicemente l’ha strappata dal ramo”.

Per Viveka Assembergs l’opera ha anche un grande valore personale e affettivo: “È una tra le prime opere di una certa importanza che ho fatto. I rami poi sono stati presi dal mio bosco, dal luogo dove vivo, e hanno un legame anche con la mia origine svedese”. L’artista non riesce a darsi una spiegazione per il furto, e ipotizza: “È triste pensare che sia per il bronzo. La fusione del materiale ha un certo costo, ma quando poi si rivende il pezzo lavorato non ha gran valore”. In più, per Viveka, si tratta di un’opera “unica” nel vero senso della parola: “Le mie fusioni per scelta mia sono sempre uniche, non ne eseguo repliche”. E infatti ci spiega: “Quando ho dovuto rifare l’opera e concepire una nuova figura ne ho creata una diversa, con una visione diversa, visto che c’è stato anche un cambiamento e una maturazione nel mio lavoro”.

Infine, alla domanda su una possibile rinascita dell’opera dopo le prime due versioni, commenta così: “È una condizione difficile ora per me quella di rimettermi al lavoro. Sono triste e in questo momento cerco di non pensarci troppo. Ci stiamo comunque chiedendo se sia possibile rifarla senza che venga rubata nuovamente. Vediamo cosa decideranno in ospedale: se non vogliono più rischiare la ritireranno, se invece vogliono rimetterla in sicurezza in maniera diversa lo farò”.

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