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Marito della seconda vittima colpito da meningite, Predore si stringe attorno alle figlie

Ricoverato al Papa Giovanni, non è grave. Il sindaco: vicini alla famiglia. I parroci del lago ai cittadini: momento che deve unire, non dividere

Il momento, drammatico, è ben riassunto nel messaggio che l’amministrazione di Predore ha diffuso lunedì sera, qualche ora dopo la notizia del ricovero in ospedale del marito della 48enne Marzia Colosio, stroncata il 3 gennaio da sepsi da meningococco C. “Cari concittadini – comincia – di fronte alla nuova pessima notizia che ci ha raggiunti, credo di interpretare il pensiero di tutti noi augurandogli  di rimettersi presto e stringendo le due figlie in un grande abbraccio ideale”. Diciannove e 13 anni, è l’età delle giovani figlie della coppia, colpita da quel nemico silenzioso che le autorità sanitarie stanno cercando in tutti i modi di debellare. A suon di vaccinazioni, con grande impegno: oltre 20mila quelle già effettuate nei paesi e nelle scuole del Basso Sebino contro la meningite.

Il malato, muratore di 54 anni, è ricoverato all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo. Le sue condizioni, fortunatamente, non sembrano gravi. “Non riesco ad immaginare quanto dolore, quanta paura, quanta solitudine possano aver provato in questi giorni i familiari di Marzia – le parole del sindaco Paolo Bertazzoli -. Impegnamoci a sostenerli in tutti i modi”.

Un appello accolto e rilanciato da don Alessandro Gipponi, parroco di San Giovanni Battista. “Il panico iniziale sta lasciando spazio ad una profonda ed umana vicinanza – commenta – anche perché gran parte della popolazione è stata vaccinata. Quel che posso dire è che oggi a Predore non si respira paura. Questa brutta situazione ci ha reso consapevoli della nostra fragilità, ma allo stesso tempo più solidali”.

I parroci della zona hanno scritto una lettera ai cittadini, molti dei quali disorientati di fronte ai casi di meningite, due dei quali mortali. “I Sacerdoti della Fraternità del Lago – si legge – vogliono essere vicini ai fedeli e alla comunità in questo momento di preoccupazione” per fare sì che “non si trasformi in un momento di panico o paura”, ma al contrario “sia l’occasione per sentirci ancora di più fratelli, bisognosi di aiuto, appoggio e sicurezza. Non accada che questa situazione ci divida o ci faccia diffidare gli uni degli altri”.

La genesi di quest’ultimo caso (il quinto in un mese e mezzo per meningocco C, un sesto è riconducibile al tipo B) è stata ben spiegata dall’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera: l’uomo, nelle ore successive al ricovero della moglie, “era stato sottoposto alla profilassi antibiotica precauzionale, che però non ha sortito completamente l’effetto auspicato a causa delle sue pregresse fragili condizioni di salute” (il fisico del paziente era già debilitato da un lungo periodo di grave malattia). “Le azioni di profilassi per i contatti più stretti sono già state attivate dall’Ats” fa presente Gallera.

Un caso che, essendosi sviluppato tra coniugi – per quanto drammatico – non sembra allarmare gli abitanti come i precedenti e nemmeno offrire possibili indicazioni su quella “catena di contagio” a cui hanno fatto riferimento gli esperti: oltre gli esempi più tragici di Marzia Colosio e Veronica Cadei, 19enne di Villongo, hanno contratto il batterio una 16enne e un operaio di 36 anni, sempre di Villongo, entrambi fuori pericolo. In ospedale è stato ricoverato anche un 16enne di Castelli Calepio, ma per un’infezione da meningococco B, non C. Pur rientrando nella stessa area geografica, è dunque escluso sia legato al focolaio.

“Ai tanti che in queste ore mi chiamano, ripeto che non posso condividere altre informazioni specifiche per rispetto dei familiari del malato – conclude il sindaco Bertazzoli nel suo messaggio ai cittadini -. Quello che invece condivido con voi è la necessità di continuare l’adesione massiccia alla campagna vaccinale in atto, quale strumento di massima protezione possibile per la nostra Comunità”.

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