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L’Atalanta studia da grande: miglior inizio dell’era Gasp, e nel ritorno accelera sempre

Con il tecnico di Grugliasco in panchina i nerazzurri hanno sempre collezionato più punti nella seconda parte di stagione: qualora si confermassero anche quest'anno diventerebbe difficile immaginarli fuori dalla Champions.

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Oltre a un gioco splendido e la capacità di far sognare, c’è una certezza che l’Atalanta di Gasperini pare in grado di assicurare: nel girone di ritorno fa sempre meglio rispetto a quello d’andata.

Lo dicono i numeri delle ultime tre stagioni, da quando il tecnico di Grugliasco siede sulla panchina nerazzurra: l’Atalanta è un diesel, capace di mettere addirittura il turbo quando vede il traguardo.

Così la Champions League è diventata realtà. Così può continuare a essere un obiettivo serio e alla portata.

Dal 2016-2017, l’Atalanta si è presentata al giro di boa rispettivamente con 35, 27 e 28 punti in 19 giornate che al ritorno sono poi diventati 37, 33 e 41.

Lo scorso anno i 28 punti valevano l’ottava posizione, in linea con la classifica attuale: con 8 vittorie, 4 pareggi, 7 sconfitte, 39 gol fatti e 27 subiti, il terzo posto finale distava 11 punti.

Oggi l’Atalanta è quarta e di punti ne ha 35 con 10 vittorie, 5 pareggi, 4 sconfitte, 49 gol fatti e 26 subiti.

Ma i punti di vantaggio sulla scorsa stagione sono già 7 ed erano addirittura 11 all’ottava giornata: un divario che si è assottigliato fino alle 4 lunghezze a metà andata, in corrispondenza dell’inizio del girone di ritorno della Champions.

Dopo il 2-2 di Napoli, sono arrivate le sconfitte interne con Cagliari e Juventus, intervallate dallo 0-0 di Genova contro la Samp.

Nel mezzo, però, i 4 punti decisivi per costruire il miracolo chiamato ottavi di finale della massima competizione europea: 1-1 col City e 2-0 alla Dinamo Zagabria, prima del decisivo 3-0 rifilato allo Shakhtar a Kharkiv.

Guardando alla passata stagione è netta la differenza in avvio di campionato: l’anno scorso le scorie dell’eliminazione dall’Europa League nei preliminari per mano del Copenaghen si trascinarono fino all’ottava giornata.

Dopo il comodo successo sul Frosinone all’esordio e lo spettacolare 3-3 contro la Roma, arrivarono infatti solo due punti in sei giornate, contro Milan e Torino, e dolorosi ko con Cagliari, Spal, Fiorentina e Sampdoria.

Il rientro di Ilicic e il 5-1 di Verona contro il Chievo risollevarono la stagione, anche se fino alla fine del girone di andata l’andamento fu a singhiozzo.

Dopo aver scollinato, però, nel ritorno l’Atalanta costruì l’impresa: 41 punti, un girone da scudetto facendo meglio di tutti (Juventus e Milan si fermarono a 37), frutto di 12 vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte.

Numeri che fanno girare la testa, se proiettati sulla stagione in corso, ma è chiaro che i conti si possono fare solo con le altre pretendenti Champions sedute al tavolo: per ora è un discorso aperto solo a Lazio (a + 7 con una partita in meno) e Roma (a pari punti), ma il Napoli (-11) non può essere escluso a priori nonostante i problemi che lo attanagliano.

Nel 2016-2017 i 72 punti dell’Atalanta erano abbastanza per il quarto posto (allora valeva solo l’Europa League), così come sarebbero bastati l’anno successivo (li fece l’Inter, l’Atalanta si fermò quota 60).

Quota più bassa lo scorso anno: l’Atalanta chiuse terza con 69 punti, come l’Inter quarta, e a fine andata il riferimento erano i 32 della Lazio.

Ma se l'Atalanta dovesse rispettare la tradizione dell'era Gasp, con un ritorno a velocità ancora più sostenuta di quello che è già il suo miglior inizio degli ultimi 4 anni, difficilmente rimarrebbe fuori dall'Europa che conta: 35 punti all'andata li fece anche nel 2016-2017 ma segnando 18 gol in meno e al termine di quella stagione arrivò il record di punti da quando in panchina c'è il mago di Grugliasco.

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