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L’ultima dimora di Gaetano Donizetti: Palazzo Scotti e la morte del celebre compositore

Nuova puntata della rubrica domenicale di BGY che fa tappa in Città Alta

“Il caro ed amato Gaetano vive ancora, ma a lento passo si avvia all’estrema ora. Dalle sette del mattino e fino a mezzanotte, tutta la famiglia Basoni sta nella sua camera, e ad ogni momento gli bagnano le labbra. Il povero Gaetano non deglutisce più nulla, ed è di una magrezza straordinaria”.

Sono queste le parole utilizzate da Antonio Dolci in una lettera del 6 aprile 1848 per raccontare ad Giuseppe Donizetti le ultime ore di vita del fratello.

Il celebre compositore infatti spirò l’8 aprile successivo all’interno delle stanze di Palazzo Scotti, dimora della baronessa Rosa Rota-Basoni edificata alcuni secoli prima nei pressi del Colle di Rosate.

Citato per la prima volta in un atto di proprietà risalente al 1555, la struttura poggerebbe su solide fondamenta le quali presentano sotterranei formati da ampi locali intersecati e forniti di volte a crociera.

Questi aspetti confermerebbero la presenza in passato di alcune abitazioni civili affacciate sul lato meridionale del pendio e demolite con il passare degli anni.

Passato prima nelle mani di Claudio Manara e poi in quelle di Giovanni Francesco Fogaccia, alla morte di quest’ultimo lo spazio venne acquistato da Giovanni Rota che, con buona probabilità, proseguì i lavori già iniziati in precedenza.

L’aspetto attuale del fabbricato risalirebbe proprio a quel periodo, come ribadito dalla facciata divisa in tre paraste delle quali la centrale (corrispondente al piano nobile) è accentuata dalla presenza di capitelli e balconcini con ringhiere in ferro battuto.

Il fronte è inoltre completato da una serie di finestre quadrate sovrapposte al pianterreno e collegate da cornici in pietra arenaria di Sarnico con un riquadro intermedio e da sette piccole aperture poste nel sottotetto, ciascuna ornata da una balconata.

Salendo lungo lo scalone principale è invece possibile visitare il primo piano decorato dagli stucchi e dai dipinti dei modellatori ticinesi Eugenio e Muzio Camuzio e dall’artista bergamasco Vincenzo Bonomini.

Discorso simile anche per il secondo piano dove è possibile osservare alcuni affreschi di Carlo Carloni raffiguranti scene mitologiche accompagnate da putti e sagome femminili.

Come già anticipato, all’ìnterno di quei locali si consumarono gli ultimi istanti di vita di Gaetano Donizetti.

Malato di sifilide meningovascolare, l’autore orobico giunse nella sua città natale il 6 ottobre 1847 dopo aver lasciato Parigi in carrozza alcune giorni prima.

Nonostante le cure amorevoli offerte dalla baronessa Rota-Basoni e dai suoi familiari, le condizioni del musicista peggiorarono progressivamente, come testimoniato anche dal quadro realizzato da Giuseppe Rilossi, sino alla morte avvenuta all’età di cinquant’anni.

Con il matrimonio fra Giovannina Basoni-Rota e il patriota Gianmaria Scotti, il palazzo acquistò l’attuale denominazione, rimanendo sempre un punto di riferimento per la nobiltà cittadina.

Nel corso dei decenni furono molti infatti i personaggi illustri accolti nello stabile come San Giovanni XXIII che, prima di salire al soglio pontificio, più volte è stato ospite dei baroni.

Fonti

Roberto Ferrante; Palazzo nobili di Bergamo; Bergamo; Grafica e Arte Bergamo; 1988

Foto Wikipedia

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