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Meningite, nel Basso Sebino “effetto disdette” su alberghi e ristoranti

Gli operatori: "Confidiamo presto nel ritorno alla normalità". L'Istituto Superiore di Sanità: allarmismo ingiustificato

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Il momento è delicato, anche per chi nella zona del Basso Sebino gestisce un’attività commerciale. Lo ammette senza troppi giri di parole il sindaco di Sarnico Giorgio Bertazzoli, parlando di “prenotazioni annullate” in alcuni alberghi e bed and breakfast del paese, di ristoranti e negozi “semivuoti” dopo i cinque casi di meningite segnalati tra Villongo, Predore e Castelli Calepio in un mese (quattro riconducibili ad un’infezione da meningocco C).

Il sindaco, in queste ore, ha lanciato un appello invitando la gente a visitare le zone del lago con ritrovata serenità (“non c’è nessuna epidemia in corso” ha dichiarato riprendendo le parole dell’assessore regionale Giulio Gallera) auspicando in un progressivo ritorno alla normalità nonostante il comprensibile disorientamento di tanti cittadini, in questi giorni alle prese con la campagna vaccinale pianificata da Regione e Ats (oltre 14 mila quelli già erogati tra Bergamo e Brescia).

Il titolare di un albergo di Sarnico – che preferisce mantenere l’anonimato – non smentisce quanto dichiarato dal primo cittadino: “Purtroppo da qualche giorno non sentiamo più squillare il telefono. Avevamo in programma due meeting da trenta persone ciascuno, entrambi disdetti. Venerdì avevamo un tavolo prenotato per pranzo, nessuno si è presentato né tantomeno ha pensato di avvisarci. Per noi gennaio sarà un mese difficile”.

Qualche problema lo sta riscontrando anche Antonio Agovino, del ristorante ‘L’Approdo’ di Paratico, al confine con Sarnico: “In alcuni giorni abbiamo avuto il cinquanta per cento delle prenotazioni disdette – rivela il ristoratore -. Un altro caso (di meningite, ndr) avrebbe conseguenze drammatiche, ma le autorità sanitarie stanno lavorando con serietà. Sono ottimista e fiducioso che la situazione possa rientrare al più presto”.

È quanto si augura Roberto Marzuillo, titolare del ristorante ‘Il Chiostro’ di Sarnico, che parla di un “20-30 per cento in meno” nel volume di affari: “Un po’ per la situazione che si è venuta a creare, un po’ perché dopo le feste un piccolo calo – ammette – è anche fisiologico”. Vero.

Sul tema, in queste ore, è intervenuto l’Istituto Superiore di Sanità: “Poiché le autorità sanitarie stanno intervenendo in modo rapido e massivo – si legge sul portale online Epicentro – il focolaio può essere circoscritto evitando quindi un’epidemia su larga scala”. L’attenzione, però, “deve rimanere alta sia nel caso specifico del focolaio di Bergamo sia nel caso di eventuali casi isolati che si potrebbero verificare”.

Riguardo ai casi di meningite nell’area del Basso Sebino, “non è giustificata alcuna forma di allarmismo” ma “molti sarebbero stati evitabili se le persone colpite si fossero preventivamente vaccinate”. La vaccinazione dei bambini, attualmente raccomandata e non inclusa tra le obbligatorie, infatti, “è ancora lontana dall’ottenere una copertura soddisfacente” fa presente Massimo Galli, past president della Società Scientifica Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (Simit).

Il meningococco è trasmesso per via aerea, resiste poco nell’ambiente esterno e viene pertanto ‘passato’ da una persona all’altra per contatti stretti facilitati da ambienti chiusi ed affollati. “Da qui la maggior frequenza di casi nei mesi invernali”, spiega Galli.

Nel 2018, “i bambini di due anni che in Italia risultavano vaccinati per il meningococco C erano sotto l’85%. Una più ampia copertura vaccinale nei bambini porterebbe anche alla riduzione della circolazione dei meningococchi tra gli adulti”.

Inoltre, in caso di focolai epidemici da meningococco C, “è opportuno ‘rafforzare’ la vaccinazione – conferma il presidente della Simit, Marcello Tavio – le raccomandazioni internazionali lo prevedono in particolare quando in un’area ristretta l’incidenza risulta superiore a 10 casi per 100mila abitanti nell’arco di tre mesi”.

Ed è quanto le autorità sanitarie stanno facendo. “Gli anziani non necessitano di vaccinazione, poiché essendo stati più volte a contatto con il batterio nel corso della loro vita, è verosimile che si siano spontaneamente immunizzati – conclude Tavio -. I casi di meningite invasiva da meningococco, infatti, sono assai rari dopo i 50 anni”.

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