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Con Unibg sono sbarcata a Saarbrücken: bella la mia avventura Erasmus - BergamoNews
La testimonianza

Con Unibg sono sbarcata a Saarbrücken: bella la mia avventura Erasmus

Da circa tre mesi sono in Erasmus a Saarbrücken, una “piccola” cittadina capoluogo del Land tedesco del Saarland

Mi chiamo Alessandra Veneziani, ho 21 anni, vengo da Brescia, ma studio a Bergamo e sono al terzo anno della laurea in Lingue e Letterature Straniere Moderne. Da circa tre mesi sono in Erasmus a Saarbrücken, una “piccola” cittadina capoluogo del Land tedesco del Saarland, sul confine francese. Secondo la borsa di studio la mia permanenza sarebbe dovuta durare circa 5 mesi, ma ho richiesto all’università la possibilità di prolungare questo periodo, perché mi sono resa conto di voler imparare ancora di più.

Ho sempre avuto voglia di partire, viaggiare e fare nuove esperienze. Il pensiero dell’Erasmus mi è venuto alle superiori, ma ho sempre pensato che fosse una cosa troppo grande per me, fuori dalla mia portata. Il primo anno di università ho fatto i test linguistici sia per inglese che per tedesco per accedere alle graduatorie, ma non sono riuscita a partire. Inutile dire che ero molto dispiaciuta, tant’è che il secondo anno non volevo neppure riprovarci. L’ho fatto quasi per scherzo, non prendendo la cosa troppo sul serio, e ora mi ritrovo qui. Non poteva andare meglio, sul serio. Quando mi hanno detto che sarei partita non ci potevo credere, mi sembrava impossibile, come se non stesse succedendo a me. Non so dire quali fossero le mie aspettative: principalmente migliorare la lingua, conoscere persone nuove, visitare altre città e imparare a cavarmela da sola. Mi aspettavo un’esperienza che mi arricchisse sotto tutti i punti di vista, e ad ora è così. Ero spaventata più che altro dal fatto di non riuscire a capire ore ed ore di lezione in un’altra lingua e non capire quando la gente mi parla. Sono contenta di aver intrapreso questo percorso, anche se non lo nego: le difficoltà ci sono e sembrano enormi all’inizio, tutto sta nel non farsi trascinare.

Alessandra Veneziani

Qui la vita è abbastanza tranquilla, in mezz’ora raggiungo l’università con gli autobus. I mezzi pubblici sono ben organizzati e distribuiti per le varie zone della città e su tutta la giornata fino a tarda notte. La sera il centro città si riempie di musica e giovani: ci sono molti bar e discoteche che si affacciano sul fiume.

Non mi sento di confermare lo stereotipo secondo cui i tedeschi sono persone “fredde” e “rigide”, perché in questi mesi ho trovato molte persone pronte ad aiutarmi in qualunque contesto, che fosse al supermercato, in autobus o in lavanderia. È anche vero che non sono tutti così, così come non tutti gli italiani sono amichevoli, giusto?

L’università è una realtà completamente diversa rispetto a quella cui siamo abituati in Italia. Innanzitutto, le lezioni sono pensate per un gruppo ristretto di persone, solitamente attorno a 20. Questo favorisce la partecipazione e i professori possono seguire e conoscere meglio gli studenti e gli studenti Erasmus sono considerati una parte importante della didattica. Ci sono anche lezioni dove si è in più di 100, quindi come in Italia.

Alessandra Veneziani

Ci sono poi diverse associazioni studentesche che organizzano ogni settimana diversi eventi ed attività per far incontrare gli studenti stranieri, ad esempio si va al cinema, a prendere un caffè, a cena, a pattinare. Organizzano anche delle escursioni nelle città vicino a Saarbrücken, come Strasburgo, Metz, Heidelberg e Mannheim.

Nonostante qui le cose vadano bene, a volte la mancanza di casa si fa sentire. Sento regolarmente la mia famiglia e i miei amici, li rendo partecipi di quello che mi succede e loro fanno lo stesso, accorciando in questo modo la distanza. Qui poi ho conosciuto una decina di ragazzi italiani e abbiamo subito fatto gruppo: è bello condividere queste esperienze, specialmente all’inizio quando sembra tutto un disastro e vorresti solo prendere e scappare a casa.

Alessandra Veneziani

Bisogna solo abituarsi alla zona, all’università, a vivere in un altro modo e in un paese dove la mentalità è diversa da quella cui siamo abituati. Vi assicuro che ne vale la pena: nonostante i pianti dei primi giorni, l’agitazione per le lezioni e l’impressione costante di non farcela, perché dopo un paio di settimane tutto questo passa e rimane soltanto la convinzione di aver fatto la scelta migliore possibile, perché un’esperienza del genere si ripete una volta soltanto.

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