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Meningite, Burioni e altri esperti si interrogano sul caso Bergamo

Il virologo: "Nel Regno Unito casi azzerati con vaccini a tappeto tra bimbi e adolescenti". Il docente dell'Università di Pisa Lopalco: "Evento epidemico simile a quello in Toscana, importante indagare sui luoghi del contagio"

Dal noto virologo Roberto Burioni all'epidemiologo dell'Università di Pisa Pier Luigi Lopalco. In questi giorni molti esperti si stanno interrogando su quanto sta accadendo nel Basso Sebino, dove nel giro di un mese si sono verificati cinque casi di meningite - di cui due mortali - nel raggio di pochi chilometri, quattro riconducibili ad un'infezione da meningococco C.

Burioni al tema dedica una lunga riflessione su MedicalFacts, il magazine online di informazione scientifica ormai punto di riferimento per migliaia di persone. In particolare, Burioni riporta all'attenzione il caso del Regno Unito, dove negli anni Novanta si verificarono molti casi di meningite: "Più di 1.500 l’anno, quasi tre al giorno" sottolinea il medico. È il 1999 quando un ricercatore italiano, Rino Rappuoli, presenta agli inglesi il vaccino che ha messo a punto e viene intrapresa un’azione senza precedenti: "Vaccinare in un anno tutti gli inglesi dall’età di 2 mesi fino a 18 anni, cosa che avviene con un’altissima adesione volontaria arrivando a una copertura superiore al 95%". Risultato? "La malattia si è azzerata, sparita - osserva Burioni -. Scomparsa non solo tra i vaccinati, ma anche tra le persone che il vaccino non l’avevano mai visto, perché il batterio, grazie alla vaccinazione dei più giovani, aveva smesso di circolare".

La meningite da meningococco è una malattia molto pericolosa. "Difficile da diagnosticare, spesso diventa evidente solo quando è troppo tardi. Anche con le migliori cure - prosegue l'esperto - il 10% circa dei pazienti muore e tra quelli che si salvano almeno uno su cinque riporta gravi danni permanenti". Ecco perché diventa fondamentale la prevenzione. "Il modo migliore per difenderci da questo batterio è semplicemente vaccinare tutti i bambini con un vaccino efficacissimo e sicuro e fare i dovuti richiami agli adolescenti. Se questo fosse stato fatto negli anni precedenti nel nostro Paese - commenta Burioni - adesso le persone che terrorizzate affollano i centri vaccinali con lunghe code sarebbero serene a casa a godersi la loro famiglia o il campionato di calcio ripreso nel fine settimana".

Per quanto riguarda il caso specifico di Bergamo, il virologo pesarese parla di un "aumento sospetto dei casi", che "merita un approfondimento, ma non giustifica nessun panico. In questa situazione - aggiunge - ha fatto bene l’assessore alla Sanità della Regione Lombardia (Giulio Gallera, ndr) a fare uno sforzo ulteriore per vaccinare anche gli adulti, fermo restando che la cosa giusta da fare ("non è un rimprovero all’assessore, ma a chi non vaccina i propri figli" sottolinea) è vaccinare tutti quelli che devono essere vaccinati al momento giusto, ovvero da bambini e da adolescenti". Lo stesso Gallera, durante un vertice a Villongo, ha dichiarato che non desta preoccupazione il quadro vaccinale relativo ai ragazzi che frequentano le scuole materne ed elementari dove si è raggiunta una copertura "anche del 93%".

Sui casi di meningite a ridosso del lago d'Iseo si sono spesi anche il  professore di Igiene e medicina preventiva all'università di Pisa, Pier Luigi Lopalco, e Stefano Zona, specialista in malattie infettive. Sul blog IoVaccino scrivono che per fermare il focolaio è necessario capire "dove la trasmissione è facilitata". Secondo loro "quello che sta succedendo in Bergamasca in queste ultime settimane ricorda molto da vicino l’evento epidemico che colpì la Toscana qualche anno fa. Si tratta di casi di malattia invasiva da meningococco C, molto probabilmente un ceppo ipervirulento".

Oggi "si fa fatica a pronunciare la parola epidemia - sono convinti Lopalco e Zona -. Si vuole evitare il panico, lo capiamo. Ma le epidemie di meningococco si manifestano esattamente così: pochi casi ravvicinati nel tempo e nello spazio". Riconoscere la catena di contagio o l’origine comune dei singoli casi è molto difficile, ma la catena "esiste necessariamente". Anche se è complicato trovarla "perché nel caso dei meningococchi è sostenuta dai portatori sani" ovvero persone che albergano i meningococchi nelle proprie vie aeree senza presentare i sintomi.

Per bloccare la catena di contagio "è importante cercare di individuare dove la trasmissione sia facilitata - proseguono -. In Toscana, in ritardo, si è scoperto che la maggior parte dei casi erano riconducibili ad alcune discoteche o disco-pub: i luoghi chiusi e affollati sono proprio i nodi centrali delle epidemie meningococciche. Sarebbe molto importante riuscire a convogliare tutte le risorse possibili per effettuare delle indagini epidemiologiche".

In pochi giorni sono oltre 6mila i vaccini somministrati tra Bergamo e Brescia, 3.511 in Bergamasca. Oltre all'uso dei vaccini "altri strumenti utili per prevenire eventuali casi di malattia invasiva da meningococchi - consigliano - sono arieggiare spesso i luoghi chiusi e evitare di rimanere per diverse ore in luoghi chiusi e affollati".

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