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Il crollo del comunismo e del Patto di Varsavia: determinanti per Ue - BergamoNews

Unione Europea: la storia

Ue e non solo 6

Il crollo del comunismo e del Patto di Varsavia: determinanti per Ue

Il cammino tracciato da queste tre tappe (trattato di Maastricht, la circolazione dell'euro e il Trattato di Lisbona), però, non avrebbe potuto essere tale, se non fosse intercorso, nella storia del continente, un fenomeno ulteriore e determinante: la caduta del comunismo sovietico e quella dei suoi satelliti.

L’Unione Europea non è un’entità granitica, immobile, immutabile: si è evoluta e modificata attraverso passi diplomatici e politici, talvolta impercettibili e talaltra eclatanti.

Per questo, pur indicando alcune date convenzionali per calcolarne nascita e crescita, non sarebbe storicamente corretto additarne una come “compleanno” dell’UE, se non come si fa con altre ricorrenze, parimenti convenzionali, della cronologia, come la deposizione di Romolo Augustolo o la presa della Bastiglia.

I fenomeni storici vanno analizzati nel loro complesso e, per quanto riguarda la storia dell’Europa contemporanea, questa analisi è incompleta, dato che ci troviamo ancora in una fase evolutiva del fenomeno. Certo, possiamo già sottolineare tre date essenziali, nel cammino dell’Europa unita: quella del 1 novembre 1993, con l’entrata in vigore del trattato di Maastricht, che definì i “tre pilastri” di cui abbiamo già detto; quella del 1 gennaio 2002, quando l’euro divenne circolante; il 1 dicembre 2009, quando entrò in vigore il trattato di Lisbona, che superava i tre pilastri di Maastricht e poneva la “Carta di Nizza”, ovvero la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (CDFUE), sullo stesso piano dei trattati internazionali.

Il cammino tracciato da queste tre tappe, però, non avrebbe potuto essere tale, se non fosse intercorso, nella storia del continente, un fenomeno ulteriore e determinante per il futuro di tutti noi: la caduta del comunismo sovietico e quella dei suoi satelliti. Non è questa la sede per esaminare nel dettaglio le molteplici ragioni di questo crollo: a volte, nella storia, certi regimi, certe forme di tirannia, cadono perché i tempi sono maturi.

L’economia chiusa, i Kombinat, la politica statale, le relazioni internazionali, l’opposizione interna, sono tutte concause della conclusione dell’esperienza sovietica, iniziata nel 1917: sta di fatto che, sotto la presidenza di Michail Gorbačëv, iniziata nel 1985, l’Urss cominciò a vacillare, da un lato aumentando i diritti e, dall’altro, perdendo pezzi. Dopo la defezione del Caucaso e delle Repubbliche baltiche, nel 1988, Gorbačëv diede il via a una serie di riforme, contro l’opposizione della vecchia guardia comunista, a partire dal fondamentale principio del non intervento negli stati satelliti, e questo fu, in un certo senso, il primo movimento tellurico che portò al vero e proprio terremoto.

Nel 1989, la Polonia si diede libere elezioni ed insediò il primo governo non comunista tra i paesi dell’Est. Subito dopo, fu la volta dell’Ungheria: questo avrebbe prodotto conseguenze fondamentali, perché proprio l’apertura delle frontiere ungheresi avrebbe, di fatto, costretto la DDR a ripristinare il libero transito e avrebbe consentito il crollo del Muro di Berlino. Entro la fine del 1989, anche il partito comunista cecoslovacco aveva mollato, dopo la cosiddetta “rivoluzione di velluto”, che portò alla presidenza Havel.

La caduta di Ceausescu in Romania, conclusasi con la fucilazione del dittatore e della moglie, il giorno di Natale 1989, è ancora ben presente nella memoria collettiva. L’anno successivo, vi furono le prime libere elezioni nell’ex impero sovietico, in cui i partiti anticomunisti vinsero e sei repubbliche (Moldavia, Armenia, Georgia, Lituania, Estonia e Lettonia) si dichiararono indipendenti.

Nel luglio del 1991, fu sciolto il Patto di Varsavia: l’unione europea orientale si stava disfacendo e questa fu la premessa alla nascita della nuova UE.

Dopo un tentativo, naufragato, di colpo di stato (agosto 1991), per riaffermare il comunismo sovietico, si arrivò, l’8 dicembre 1991, alla firma dell’accordo di Belaveža, che sanciva la fine dell’Urss e la nascita della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), con ciò che rimaneva del grande impero.

Questo crollo non fu indolore né fu senza strascichi, basti pensare alla terribile guerra nella ex Jugoslavia: tuttavia, alla fine del processo di decomunistizzazione dei paesi dell’Est, l’Europa si trovò praticamente raddoppiata, tanto di dimensioni quanto di popolazione: e questi nuovi cittadini sarebbero divenuti, prima o poi, membri delle istituzioni continentali. Come vedremo nella prossima puntata, però, essi si portarono dietro un retaggio particolare, che avrebbe generato nuovi e inaspettati scenari.

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