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L'Europa della Guerra Fredda divisa tra Cee e Comecon - BergamoNews

Unione Europea: la storia

Ue e non solo 3

L’Europa della Guerra Fredda divisa tra Cee e Comecon

Di nuovo tocca dire che i progressi verso un’unità continentale avvenivano soprattutto in chiave economica, bancaria e, in seguito, valutaria, ma i popoli ne restavano decisamente esclusi.

La CECA, in un certo senso, valse a sdoganare la Germania come credibile partner commerciale e politico, nel quadro della nuova Europa: questo avvenne anche per l’Italia, naturalmente, anche se il nostro Paese veniva considerato un interlocutore meno determinante sul piano industriale e, in parte, meno compromesso di fronte alla storia.

Intorno alla metà degli anni Cinquanta, poi, vi furono significativi episodi di distensione tra Est e Ovest: la morte di Stalin, avvenuta nel 1953, e l’avvento al potere in Unione Sovietica di Kruščëv, determinarono vari segnali di disgelo, come l’abbandono da parte delle forze sovietiche di Vienna, nel 1955, e il ritorno di Trieste all’Italia, l’anno precedente.

In questo clima che, malgrado la brutale repressione dei moti libertari ungheresi da parte sovietica, dava adito a qualche debole speranza circa il futuro del Vecchio Continente, si giunse ai fondamentali trattati di Roma (1957), che diedero vita alla Comunità Economica Europea (CEE) e alla Comunità Europea per l’Energia Atomica (EURATOM), che sarebbero durate fino al trattato di Lisbona del 2009, quando vennero assorbite dall’UE: si trattava ancora di enti eminentemente economici, ma, come vedremo, non molto tempo dopo, essi sarebbero stati sottoposti all’autorità di istituzioni politiche comunitarie, che avrebbero rappresentato il vero nucleo originario dell’attuale Unione Europea.

È tempo, però, di vedere, ora, quel che accadeva al di là di quella che fu definita “Cortina di Ferro”, nei paesi che, dopo una brevissima parentesi democratica, erano stati costretti, manu militari, ad entrare nell’orbita sovietica, e che avrebbero, a loro volta, quasi tutti fatto parte dell’Unione Europea.
Nell’area comunista, mercè la dottrina stessa del comunismo sovietico, nacque molto precocemente l’idea di un mercato comune: insomma, se esistevano due Europe, anche la seconda aveva aspirazioni sovranazionali e percorse una strada parallela a quella della gemella occidentale, sebbene con una visione del mondo completamente diversa.

Un errore molto comune, tra chi osservi la storia contemporanea europea, è quello di esaminare eventi e fenomeni con uno spirito fortemente parziale, immaginando che aspirazioni e ispirazioni pertenessero solamente al blocco dei paesi occidentali e ritenendo il mondo dell’Est come una sorta di cupo medioevo.

Viceversa, sia pure in un’ottica che oggi la storia condanna e che si dimostrò pestifera per i popoli sottomessi, vi furono, nel mondo comunista, tentativi di aggregazione assai simili a quelli fatti nell’Europa libera e democratica. Il primo tra questi tentativi, che rimonta addirittura al 1949, fu la creazione del Consiglio di Mutua Assistenza Economica (COMECON), che creò, di fatto, un’unione commerciale ed economica analoga alla CEE, con otto anni di anticipo.

Questo ente sovranazionale, la cui sede era, ovviamente, a Mosca, regolava l’economia di una popolazione complessiva superiore a quella della CEE e durò, in pratica, fino al crollo del mondo comunista, nel 1991. Anche sul piano militare, d’altronde, i paesi dell’est Europa si erano organizzati con una struttura uguale e contraria all’occidentale NATO, dando vita, nel 1955, al cosiddetto “Patto di Varsavia”, che radunava sette stati satelliti dell’URSS, che divennero sei nel 1968, con la defezione dell’Albania.

L’Europa della Guerra Fredda, dunque, ricordava da vicino quella del 1914, con la Triplice Alleanza che si contrapponeva alla Triplice Intesa: erano cambiati gli schieramenti e le alleanze, ma gli Europei non sembravano più uniti di allora, da un punto di vista nazionale, economico e militare. Di nuovo tocca dire che i progressi verso un’unità continentale avvenivano soprattutto in chiave economica, bancaria e, in seguito, valutaria, ma i popoli ne restavano decisamente esclusi. La Germania era ancora divisa e Berlino, nel 1961, era stata spaccata in due dalla costruzione del Muro: segno di una riconciliazione ancora molto lontana. La strada verso una vera unione dei popoli europei era ancora molto lunga.

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