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Cibo per la mente, non solo per lo stomaco: l’enorme eredità che ci lascia Vittorio Fusari

Lo chef del Balzer scomparso l'1 gennaio a 66 anni, e il suo messaggio importantissimo: "Non conta quanto mangiamo ma cosa mangiamo"

Ci lascia un’eredità importantissima Vittorio Fusari. Un’eredità che non parla solo di ricette, di piatti buoni, innovativi, pensati. Ci lascia molto di più: un messaggio rivoluzionario per il mondo della buona cucina, un inno al cibo sano che stimoli la mente, prima che lo stomaco.

Vittorio Fusari questa filosofia del gusto l’ha fortemente sponsorizzata per anni. Ha iniziato molto prima di tanti altri a parlare di cibo buono, sano e giusto. Non a caso Carlo Petrini, leader del movimento di Slow Food, l’ha nominato “benemerito della gastronomia”.

“I piatti devono essere pensati prima di tutto per essere sani, per questo devono partire da una materia prima straordinaria. E poi devono essere buoni ed emozionanti” ci raccontò in un’intervista nel marzo del 2018, pochi giorni prima di riaprire il Balzer di Bergamo.

“Il cibo va meditato – ci disse -, deve stimolare la mente e non solo lo stomaco. Non dev’essere solo qualcosa da mangiare: il cibo prima deve far pensare, poi godere”.

Un messaggio fortissimo, che non può lasciare indifferenti in quest’era frenetica fatta di fast-food e di all you can eat, dove l’identità del cibo e il tempo da dedicare ai pasti sembrano essere andati persi.

Fusari è stato un grande cuoco non solo per le sue indiscusse abilità con coltelli, pentole e padelle, ma anche perché ha saputo sposare questa filosofia (ai tempi, rivoluzionaria) ed è stato capace di trasmetterla a tantissime persone. Nei suoi piatti c’era questa missione.

Vittorio Fusari era nato a Iseo l'11 febbraio 1953
Vittorio Fusari

“Il cibo non è una necessità: per sfamarci ci basterebbe un boccone qualsiasi al giorno – sottolineò lo chef nell’intervista del 2018 -. Per questo mangiare dev’essere un momento di piacere, e quello che ingeriamo, il cibo che entra nel nostro corpo, dev’essere sano e buono. Il buon mangiare avvicina le persone, aiuta a trovare punti di vista comuni, aiuta ad essere felici”.

“Realizzare alta cucina pensando alla salute dei clienti e all’ambiente in cui viviamo: questo è il mio obiettivo. Il primo passo da fare – disse – è abbandonare i piatti che stupiscono ma non nutrono, per sposare una cucina bella e piacevole ma anche piena di valori. La sapienza della tradizione e il nostro naturale senso del gusto sono gli strumenti migliori per scegliere ottime materie prime”.

Al Balzer la sua ultima avventura dopo i grandi successi ottenuti tra la sua Brescia e Milano: “Qui – raccontava con orgoglio – sono vietati i preparati, gli additivi e i conservanti a vantaggio delle materie prime fresche, delle biodiversità locali, i prodotti da agricoltura biologica”.

Vittorio Fusari non ci ha lasciato solo ricette e piatti interessanti, ma un messaggio straordinario e un’eredità enorme che tutti noi, ora, abbiamo il dovere di conservare e divulgare: il cibo, prima di essere buono, dev’essere sano e giusto. Sempre.

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