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“Chiuso per droga” dal questore, il Tar dà ragione al Bolgia: rimane aperto

Il titolare della discoteca, Tonino Vecchi, attraverso il legale Benedetto Maria Bonomo, aveva presentato ricorso

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Il Tar di Brescia ha confermato la sospensione della chiusura del Bolgia. La discoteca di Osio Sopra aveva ricevuto un provvedimento di chiusura dal questore di Bergamo Maurizio Auriemma lo scorso 16 novembre. Il provvedimento era scattato in seguito al servizio di Striscia la notizia “nell’ottica di una tutela dei giovani e giovanissimi frequentatori della discoteca”.

Le immagini mostrano “proposte di vendita di sostanza stupefacente nelle immediate vicinanze dell’ingresso rivolta a giovani avventori in procinto di accedere alla discoteca, oltre ad essere documentato il consumo indisturbato di droga all’interno della sala da ballo”, scriveva in una nota la Questura. Un servizio che ha suscitato “viva preoccupazione tra la popolazione, anche in considerazione della giovane età dei frequentatori della discoteca”.

La nota fa anche riferimento a un altro servizio trasmesso da Striscia, il 31 maggio 2017, che aveva evidenziato “le medesime problematiche”, così come un controllo dei carabinieri di Treviglio del maggio 2018, che aveva portato al sequestro di 50 grammi di marijuana, hashish, cocaina e droga sintetica.

Il titolare della discoteca, Tonino Vecchi, attraverso il legale Benedetto Maria Bonomo, aveva presentato ricorso al Tribunale amministrativo regionale. Già lo scorso 21 novembre il presidente del Tar aveva sospeso il provvedimento con la formula dell’”inaudita altera parte”, ossia perchè preso senza contraddittorio.

Nelle scorse ore l’intero collegio dei giudici, sentite le parti nella Camera di Consiglio, ha confermato la sospensione.Il Bolgia può quindi rimanere aperto.

“Siamo soddisfatti per la decisione – ha commentato Vecchi – perchè dimostra che le fonti usate dal Questore non erano attendibili e che la giustizia in Italia funziona. Ringrazio l’avvocato Bonomo. Ora possiamo continuare a lavorare bene come abbiamo sempre fatto”.

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