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Causa all'addetto che svelò maxi-stipendi in Cisl, Pezzotta a Furlan: "Rinunciate" - BergamoNews
La lettera

Causa all’addetto che svelò maxi-stipendi in Cisl, Pezzotta a Furlan: “Rinunciate”

L'ex segretario generale bergamasco chiede all'attuale numero uno del sindacato di non continuare il ricorso contro l'impiegato, per il quale è stata chiesta una condanna a 8 mesi e 50mila euro di risarcimento.

Il caso è scoppiato a Verona: un impiegato dell’Inps addetto allo sportello che gestisce le pratiche dei patronati avrebbe rivelato i compensi di alcuni alti dirigenti della Cisl.

Il pm che si occupa del caso, dopo la costituzione a parte lesa dei cinque interessati, ha chiesto una condanna a 8 mesi e 50mila euro di risarcimento.

La denuncia del dipendente Inps ha colpito la segretaria Cisl Annamaria Furlan, il suo vice Luigi Sbarra, l’ex presidente nazionale Inas Antonino Sorgi, l’ex presidente Caf Cisl Nazionale Valeriano Canepari e il numero uno della Fisascat Cisl Pierangelo Raineri.

In sua difesa, prima dell’ultima udienza del processo fissata per giovedì 19 dicembre, si è schierato l’ex segretario generale della Cisl Savino Pezzotta che, in una lettera per www.il9marzo.it sottoscritta anche da Giovanni Graziani e Adriano Serafino, ha sottolineato l’inappropriatezza di quel provvedimento, anche con toni abbastanza aspri.

“Ci ha stupiti e amareggiati – scrivono – Ci è sembrato paradossale che i dirigenti Cisl […] invece di dare risposte documentate lo hanno deferito ai probiviri, hanno invitato la Procura a indagare sulla fuoriuscita di quei dati dall’Inps e, infine, si sono costituiti parte lesa”.

“Dovrebbero essere gli iscritti alla Cisl – continua la lettera – a costituirsi parte lesa in quel processo: ciò sulla base dei valori e dei principi etici e i criteri della democrazia partecipativa che si alimentano anche con la conoscenza e la trasparenza degli atti di governo che sovraintendono alla via associativa”.

Come ricorda Il Fatto Quotidiano, l’impiegato Inps Fausto Scandola aveva iniziato a interessarsi della questione dopo il caso della maxi pensione dell’allora segretario Raffaele Bonanni, nell’ottobre del 2014.

Ma la sua denuncia era stata fatta prima internamente, senza mai ottenere risposta, e solo in seguito resa pubblica sui giornali, dopo essere stato denunciato.

“Più che costituirsi come parte lesa – spiega Pezzotta – i dirigenti della Cisl dovevano fornire spiegazioni e chiarimenti. Sarebbe un gesto di dignità se ora rinunciassero al ricorso in Tribunale”.

Secondo l’ex leader bergamasco della Cisl l’iniziale espulsione di Scandola dalla Cisl con procedura d’urgenza avvenne “con l’accusa non di aver detto il falso, ma di aver mancato di rispetto all’onorabilità del segretario generale”.

“Chi diffonde dati sugli stipendi e contributi previdenziali di rappresentanti della democrazia delegata, vìola forse la privacy di un cittadino e deve essere punito? – si chiede Pezzotta – Siamo fermamente convinti che quanto un cittadino percepisce a seguito d’incarichi elettivi o designati, pubblici e/o privati (compensi, consulenze, stipendi, liquidazioni, pensioni), non può rientrare nelle norme della privacy privata, ma deve in nome della tanto declamata trasparenza essere reso pubblico su siti di facile accesso per gli associati e/o per gli elettori. Questo non è stato fatto e quanto avvenuto è particolarmente grave. Chi ha avviato l’esposto in Procura e chi si è costituito parte civile aveva ben altri doveri da assolvere: mettere sui siti ufficiali della Cisl quanto è stato possibile conoscere anche grazie alle ‘mani ignote’, che hanno fatto emergere i dati”.

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