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Divertimento assicurato con "Let's rock", l'ultimo dei Black Keys - BergamoNews

Musica

Il discomane

Divertimento assicurato con “Let’s rock”, l’ultimo dei Black Keys

E Brother Giober vi propone di andare a riascoltare "Shadows and Light" di Joni Mitchell

Artista: The Black Keys
Titolo: Let’s rock
Voto: ****

È possibile che tra i gruppi dell’ultimo ventennio i Black Keys siano da considerarsi quello più meritevole di attenzione e di rispetto. Almeno quello che più da vicino sembra ripercorrere il percorso dei miti del passato, Led Zeppelin in testa, e che più di ogni altro ne meriterebbe la successione. Per questo forse, cinque anni trascorsi rispetto alla precedente uscita, ossia Turn Blue, tutt’altro che un capolavoro, potrebbero sembrare molti e poiché i Black Keys miti non lo sono ancora, il rischio che un tempo così lungo li abbia fatti cadere nel dimenticatoio, esiste.

In realtà in questi cinque anni i due componenti, Carney e Auerbach hanno fatto anche altro: hanno pubblicato dischi in proprio, ne hanno prodotto di altri artisti senza peraltro lasciare un grande segno. Per queste ragioni, la nuova uscita rappresenta, sotto molti punti di vista, rappresenta un importante banco di prova.

Let’s Rock è un titolo che è tutto un programma, e che parrebbe essere l’ultima frase esclamata appena prima dell’esecuzione da un condannato a morte nel Tennessee, e ha una copertina che è un segnale di pura energia (anche se espressa in modo macabro, trattandosi del disegno di una sedia elettrica). Per registrare il disco Carney e Auerbach hanno modificato il loro modo usuale di operare: sono arrivati in sala di registrazione senza nulla di preparato, hanno sostituito il produttore al loro fianco per oltre dieci anni, Danger Mouse che molto aveva contribuito alla costruzione del suono, ma che forse non era più adatto rispetto alla nuova direzione da intraprendere.

Nuova direzione che è una sorta di ritorno alle origini della musica, ovvero all’essenza del rock ‘n’roll, fatto di canzoni brevi, ritmate (la maggior parte), basate essenzialmente su riffs di chitarra, orecchiabili e penetranti, perfetti per essere usati come sigle, jingle e tutto ciò che ha a che fare con la pubblicità. Quindi niente di nuovo sotto il sole, fatto salvo che le melodie sono irresistibili, le canzoni quasi tutte delle potenziali hits e quindi il divertimento è assicurato.

Si parte a mille con Stone a Little Light, psichedelica al punto giusto e dal ritornello che suona già al primo ascolto famigliare e si prosegue con Eagle Birds, tanto semplice quanto efficace grazie a un ritmo, immediatamente replicabile con il piede. Il brano è interrotto verso la metà da un solo di chitarra che è un po’ il preludio a quello che poi arriverà. Ed in effetti Lo/hi oltre ad avere una melodia e un ritornello per nulla scontati, ha dalla sua un suono, oramai famigliare di chitarra, cui si aggiunge quello di tastiere “vintage”; i cori arricchiscono l’ estetica del brano che è costruito furbescamente ma con grande gusto.

Ma non tutto è ritmo: Walk across the Water, ha una struttura che accomuna i Black Keys al brit pop: gli arrangiamenti, vagamente più strutturati, e la melodia sono centrati per cui il brano potrebbe essere tranquillamente un singolo di successo; più vicina ai lavori del passato è Tell Me Lies, un brano sospeso, ancora una volta arricchito da una bella melodia, non banale, e pieno zeppo di chitarre elettriche molto Seventies.

Ma a differenza di molti dischi che lasciano il peggio nelle ultime tracks, Let’s Rock ha ancora molte frecce nel suo arco, anche quando volge al termine dell’ascolto: così Every Little Thing è ancora molto english ma riuscita anche se il vero hit è rappresentato dal brano seguente, Get Yourself Together ovvero il singolo perfetto: il brano è ritmato, ha un ritornello facile da ricordare e un arrangiamento perfetto con cori e chitarra elettrica ancora molto retrò ma non per questo privi di freschezza.

Poi ci si cala nuovamente, dai Beatles ai Kinks ai più recenti Blur: è così che Sit Around and Miss You è un incantevole ballata acustica che ricorda anche alcune delle più riuscite composizioni di Badly Drawn Boy così come Breaking Down, composizione dove l’influenza di Jeff Lynne degli ELO è evidente.

In chiusura Fire Walk With Me è ancora un bel brano dal ritmo serrato che fa venir voglia di mettere il disco da capo.

Il lavoro non è stato accolto bene ovunque, critiche ve ne sono state anche se in prevalenza i commenti sono stati positivi. A qualcuno ha disturbato la svolta leggera del gruppo che era invece proprio quanto nelle intenzioni del duo. Al netto di tutto questo il risultato è molto buono. È un disco che ho ascoltato ripetutamente e per me questo vale più di ogni altra riflessione. Buon ascolto e buon divertimento.

La riscoperta

joni mitchell

Autore: Joni Mitchell
Titolo: Shadows and light
Voto: ****

Adoro guidare la sera in autostrada. Non suona il telefono, non ho l’ansia di arrivare in ritardo a un incontro. Per dirla breve mi godo il momento di tranquillità. E di solito ne approfitto per prendermi il tempo e riascoltare un disco, quasi sempre del passato, andato un po’ nel dimenticatoio. La ragioni della scelta possono essere le più disparate, non esiste un filo logico.

L’altra sera tornando da Milano ho optato per un disco live di Joni Mitchell (una delle mie artiste predilette), non il mio preferito, ovvero quel Miles of Aisles che sta in vetta alla mia classifica di sempre, ma il meno ascoltato, ma non meno bello, Shadows and Light. Sono tanti i motivi per cui vale la pena rispolverare il vinile (mi piace pensare che sia ancora questo il formato): la prima ragione è che è difficile immaginare band migliore di quella che accompagna la cantautrice canadese ossia:

Pat Metheny – chitarre
Jaco Pastorius – basso
Lyle Mays – tastiere
Michael Brecker – sax tenore e sax soprano
Don Alias – batteria e percussioni
The Persuasions – cori

grazie alla quale la Mitchell esprime tutto il suo potenziale di musicista, oltre che di cantante e il suo amore per il jazz. Altro motivo perché il brano posto come prima traccia, ossia In France They Kiss on Main Street è quanto di più bello e fresco si possa ascoltare e, da solo, vale il prezzo di tutto il disco.

Legenda Giudizio

***** da isola deserta
**** eccellente
*** buono
** mediocre
* pessimo

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