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L’abito al mercatino e quei pregiudizi duri a morire

Sonila Alushi racconta un singolare episodio che ha vissuto nei giorni scorsi mentre acquistava un abito vintage in un mercatino di Bergamo.

Tra le luci di Natale, l’atmosfera dei buoni sentimenti, i mercatini a favore delle missioni lontane si celano pregiudizi duri a morire.

Alcuni di questi li scrive in prima persona Sonila Alushi, imprenditrice che vive e lavora a Bergamo, che racconta la sua “esperienza” in un piccolissimo gesto: l’acquisto di un abito ad una bancarella di Bergamo.

“Mercatino dell’usato poco fa: dopo aver fatto un salto alla bancarella del gruppo Adesso Donne 3.0, l’occhio mi casca su di un abito vintage stile anni ‘20, in un’altra bancarella vicino. Anche se un po’ grande, decido comunque di comprarlo – racconta Sonila -. La Signora che lo vende ha un viso dolce, indossa un cappellino nero d’altri tempi e una pelliccia elegantissima. Mi dà un’occhiata da testa a piedi e mi dice che quello sembra un abito fatto apposta per me. Le sorrido e la ringrazio pagando senza trattare. Prima di salutarmi esclama:
Sono proprio felice che lo abbia preso lei, una ragazza italiana che si merita proprio questa meraviglia!
Sorrido e senza lasciarla continuare, le rispondo:
Oh, guardi cara Signora che non sono italianissima, io ho origini straniere!

Diventa bianca e il suo viso perde la dolcezza! Ci mette un attimo a riprendersi e cerca di recuperare passando di male in peggio.
E vabbeh, però almeno non sei musulmana e sei giovane e bella!

Da notare come sia passata in un attimo dal darmi del lei al darmi del tu! Sorrido di nuovo e mi sorprendo del fatto di non provare neanche un minimo di rabbia! Le rispondo dolcemente:
Cara e bella Signora, mi spiace deluderla, ma sono pure musulmana!

A questo punto l’intero arcobaleno si manifesta nel suo viso. La collega, che ha sentito tutto, corre verso di noi in suo aiuto con un depliant in mano. All’interno viene presentata una missione che opera in India, in aiuto dei diritti dei bambini, e i ricavati di quelle vendite, dice, andranno a loro. Insomma cerca in tutti i modi di dirmi che loro non sono razziste, anzi.
Sorrido, ascolto, non dico nulla.

Ma la Signora elegantissima vuole rimediare in qualche modo e continua:
Io ci credo poco che tu sia musulmana, hai gli occhi chiari e sembri inglese!

Qui i miei toni diventano un pochino più seri e le parlo con voce bassa:
Signora cara, capisco che sia difficile per lei credere che ci siano musulmani bianchi e dagli occhi chiari, ma è così. Pensi che in Albania siamo musulmani per il 70% della popolazione e non tutte indossiamo il velo. E non solo in Albania esistono musulmane come me, sa? Ecco, oggi ha imparato una cosa nuova e sopratutto ha imparato a non pregiudicare…così eviterà pure figuracce.

Cerca di interrompermi con chiare intenzioni di chiedere scusa. Non la faccio parlare stavolta, ne combina una dopo l’altra, meglio fermarla:
Oh, no, non si preoccupi per me che non sono offesa! Non me la prendo più ormai, ma lei cerchi di stare attenta la prossima volta. E per di più visto che rappresenta qui una missione, che opera in aiuto dei diversi, senza distinzione di religione o etnia.

Dice qualcosa balbettando. Le sorrido ancora, non la faccio parlare, un po’ mi dispiace. Le prendo la mano e bisbigliando, concludo:
Lasci stare, facciamoci una risata, ma un’ultima cosa, così per ridere un po’, gliela dico: non sono nemmeno tanto giovane, ma questo non lo dica a nessuno! Vede, le apparenze ingannano…chi ha preconcetti!

Corro dalle mie amiche, racconto, ridiamo come matte. Per strada, mentre cammino per raggiungere la macchina, penso: una bella, dolce, elegante Signora, che sta qui al freddo per aiutare i bambini in India. Magari ha fatto pure degli anni di volontariato in questa missione donando tempo e risorse, come moltissimi italiani, eppure…
La follia di questi tempi!”.

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