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Rispettiamo questi giovani: reagiscono allo stravolgimento della politica

Il monito delle sardine va ben oltre Salvini, coinvolgendo nella critica tutta la classe politica dell'intero arco costituzionale, fatta di teorizzatori che han perso di vista le esigenze vere e reali di un popolo

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Pigiati come sardine in scatola, decine di migliaia di giovani si riuniscono nelle piazze d’Italia per lanciare al mondo politico italiano un messaggio semplice e importante.

Il modo di far politica di alcune parti del variegato mondo partitico, il tono con il quale maggioranze e minoranze si affrontano e la mistificazione continua e puntuale della realtà fatta, in particolare, da un leader, hanno offeso il buon senso e il diritto di sapere esattamente come stanno le cose, prima ancora di suscitare lo sdegno delle giovani generazioni che fino ad ora erano state abbastanza lontane dal mondo politico.

“Datemi il potere”. Parliamone. Quale programma vuol attuare con questo potere; quali riforme intende proporre che non siano una malcelata intenzione di staccare l’Italia dal resto dell’Europa, promettendo un bengodi impossibile da raggiungere alla luce dei dati veri e sconfortanti della situazione economica Italiana?

Eppure, come già successe in tempi non tanto lontani da essere dimenticati, il fenomeno aveva già toccato la nostra nazione, lasciando uno strascico di disastri che ancora oggi stiamo cercando di riparare. Lo stesso partito che ora guida la destra Italiana, la Lega, non più solo Nord, modificata nel nome per catturare illusoriamente anche i cittadini del sud, ha avuto la possibilità di mostrare quanto fosse capace di governare e di attuare provvedimenti che realmente e non illusoriamente andassero incontro ai bisogni della nazione. Ma ha preferito lasciare in prossimità del DEF.

I due unici provvedimenti acchiappa voti, quota 100 e l’improvvido “reddito di cittadinanza”, le conseguenze dei quali saranno pagate dalle giovani generazioni, oltre a non aver dato una soluzione significativa ai problemi che intendevano affrontare, hanno ulteriormente appesantito i bilanci dell’INPS, costretta a gestire non solo il fatto previdenziale ma anche quello assistenziale.

Si gridava nelle piazze: “Per ogni persona che esce dal mondo del lavoro con quota cento, si libereranno tre posti di lavoro per i giovani”. Ma su che si basava quel paradigma se non sull’acquisizione di consensi, non tenendo conto della strisciante crisi di un gran numero di aziende che a fatica riuscivano, già nel momento dell’introduzione del provvedimento, a mantenere occupati i dipendenti in organico? Eppure la gente ha concesso il plauso a queste iniziative.

E come non sottolineare la finalità meramente elettoralistica dell’altro provvedimento introdotto dai 5 Stelle con il consenso della Lega, alleata di Governo? Il reddito di cittadinanza avrebbe dovuto togliere la povertà dalla nazione, secondo i proclami di Luigi Di Maio e avrebbe traghettato un sacco di gente nel mondo del lavoro. Non è successo.

Ma di queste cose non si parla più se non incidentalmente, così come dei problemi dell’immigrazione, in gran parte peggiorati dalla dissennata politica di Matteo Salvini, mirata a creare paura e caos più che a una razionale soluzione del problema insieme al resto dell’Europa. Cambiare spesso fronte d’attacco al governo in essere che non brilla certo per iniziative frutto di collaborazione fra le parti che lo compongono, è i miglior modo per far dimenticare il fallimento di talune azioni del governo passato, caduto proprio per volontà di colui che oggi fa piovere sulle piazze notizie approssimative quando non stravolte
completamente nella loro vera essenza.

Per quanto mi riguarda, non attribuisco responsabilità alla gente che ascolta e che crede a quanto viene gridato solo come titolo delle tematiche da affrontare, senza che mai segua l’indicazione di come si intenderanno sviluppare i contenuti. Spesso il bisogno disorienta le persone che ne sono vittime. L’attuale opposizione era già stata al governo e quali soluzioni aveva dato ai problemi che ancora oggi sono da risolvere? Sarebbe bene considerare che promettere è facile, è accattivante, sembra sollevare dall’angoscia e dalla paura del domani chi già oggi è in affanno. Ma se si riflettesse e si analizzassero queste promesse, sarebbe facile comprendere che lo spazio di azione di un governo, qualunque esso sia, non ha una banda di oscillazione molto larga, data la massa di debiti che sovrasta la nazione.

In tutto questo caos rissaiolo, ecco che i giovani hanno iniziato a decodificare il giochino e hanno deciso di reagire al sistema di far politica, di urlare sulle piazze i problemi senza mai prospettare soluzioni perché chi li proclama, per primo, sa che non potranno essere risolti se non compatibilmente alle risorse disponibili.

Certamente, le discussioni che giornalmente affliggono il governo, causate dal tentativo di Di Maio di rinforzare la sua leadership traballante, imponendo le sue soluzioni, spesso non condivise nemmeno da tutti i pentastellati, non aiutano a dare l’idea che la compagine governativa sia impegnata seriamente e caparbiamente nel creare condizioni di vita meno deprimenti per tanta parte della gente e del mondo delle industrie.

La diminuzione della fiscalità opprimente, prima attrice dell’infelicità generale, non ha mai potuto prendere corpo proprio per evitare di aumentare la massa del debito che ci sovrasta. Attuare shock fiscali, parola di moda, senza far lievitare ulteriormente il debito pubblico non è possibile. La flat tax, tanto urlata ma ora messa in sordina, non rende giustizia ai ceti meno abbienti. Il ricupero dell’evasione fiscale che ogni governo pone nel programma, non ha mai dato risultati che convincessero della serietà dell’iniziativa.

Insomma, meno male che i giovani si son mossi, stanchi di una politica poco lucida e rissosa che rischia di compromettere seriamente il loro futuro. Ed è per questo che ammoniscono la politica perché cambi registro, perché la smetta di occuparsi di falsi problemi ed inizi a guardare le priorità che costituiscono le basi del loro domani.

Le Sardine sono partite senza un coordinatore come Beppe Grillo che indirizzava e dettava le tematiche sulle quali si basava l’aggregazione penta-stellata, già afflitta dal dolo di una leadership precostituita. Nonostante le loro affermazioni di principio, la struttura li assimilava già ad un partito strutturato in gerarchie e ricalcato sul “vecchio sistema” che contestavano.

Il terreno comune sul quale si fonda questa nuova aggregazione spontanea nasce dal rifiuto del modo di far politica degli ultimi anni o forse degli ultimi decenni. In particolare, la loro azione è un monito diretto a Salvini per il suo modo di argomentare, di travisare le verità e per i messaggi che lancia, nei quali, pur di trovare consenso, le verità vengono stravolte e il sacro ed il profano si mischiano.

Ma il monito va anche ben oltre Salvini, coinvolgendo nella critica tutta la classe politica dell’intero arco costituzionale, fatta di teorizzatori che han perso di vista le esigenze vere e reali di un popolo, stanco di sentire proclami e di pagare gabelle ormai insostenibili.

Ne discende che non si può dar credito a tutte le boutades di Salvini che non ha la benché minima remora morale nel mistificare i dati e nell’aprire sempre nuove vie di contestazione, nel timore che emergano i dati veri, quelli che sconfesserebbero i suoi discorsi di piazza. È quindi evidente che l’uomo in questione diventi il bersaglio simbolo di quel modo di far politica che non si vuole più né vedere né sentire.

Se fosse vero che la politica dei vecchi “competenti” di destra e di sinistra era stata saggia e risolutrice, non avremmo una nazione ridotta in questo stato. Questo dato di fatto, dal mio punto di vista, è più che sufficiente a rispettare e a incoraggiare questa aggregazione spontanea di giovani che, me lo auguro, matureranno una loro linea di azione, per aggiustare con buon senso e proposte concrete lo stato di malattia cronica della nazione.

Il vociare confuso da mercato rionale che oggi la tradizionale e vecchia politica che si spaccia per nuova, ci ammannisce, ha stancato non solo i giovani ma tutte le persone dotate di buon senso.

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