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Santa Lucia nella Divina Commedia, quando accoglie Dante e lo depone in Purgatorio

Lucia appoggia il piede sulla balza del colle per deporre il poeta un attimo prima del risveglio, seguito a ruota e assistito sempre dal fedele maestro Virgilio.

“I’son Lucia / lasciatemi pigliar costui che dorme, sì l’agevolerò per la sua via”. Con queste parole (Purgatorio, IX, 52 ss.) la santa siracusana accoglie dolcemente tra le sue braccia il sommo poeta addormentato per trasportalo in volo e deporlo sulla soglia del Purgatorio.

Lucia, la martire venerata in tutta Europa dalla Sicilia alla Scandinavia per i suoi doni che illuminano “la notte più lunga”, è anche colei che salva Dante nella sua divina avventura attraverso le tre dimensioni dell’aldilà, l’Inferno, il Purgatorio, il Paradiso. Si può ben dire, anzi, che il più grande poema dell’occidente cristiano si regge tutto sulla figura di Lucia, la grazia illuminante, intermediaria tra Maria Vergine e il sommo poeta, perso nella selva oscura del peccato.

È lei, nimica di ciascun crudele, il perno di quel disegno provvidenziale che vuole Dante destinato a rigenerare una società non più fondata sulla cupidigia ma sulle grandi virtù. È lei, infatti, a muoversi all’inizio del viaggio del poeta e a sollecitare Beatrice perché salvi il suo amico Dante con l’invio della guida Virgilio.
“Beatrice, loda di Dio vera, / ché non soccorri quei che t’amò tanto, / ch’uscì per te de la volgare schiera? / Non odi tu la pieta del suo pianto, / non vedi tu la morte che’l combatte / su la fiumana ove ‘l mar non ha vanto? / Al mondo non fur mai persone ratte / a far lor pro o a fuggir lor danno, / com’io, dopo cotai parole fatte / venni qua già del mio beato scanno, / fidandomi del tuo parlare onesto, / ch’onora te e quei ch’udito l’hanno” (Inferno, II, vv. 97 ss.)
E Beatrice accorrerà, allora, in suo soccorso così com’ella volse, secondo cioè il dettame della santa.

La stessa Lucia che Dante ritroverà in Paradiso nella gloria dell’Empireo, nella candida rosa, all’agognato compimento della sua immane prova: alla sinistra di Maria, che ha il posto di maggior rilievo, siede Adamo di fronte al quale, come gli mostra San Bernardo, “siede Lucia, che mosse la tua donna / quando chinavi, a rovinar, la ciglia” (Paradiso, XXXII, vv. 136-138).

D’altra parte è innegabile che la luce rappresenta il leit-motiv dell’intera Commedia dantesca. E Dante aveva per la santa protettrice della vista una venerazione tutta particolare, forse dovuta a una malattia agli occhi di cui il poeta narra nel Convivio (III, IX, 15-16): “E però puote anche la stella parere turbata: e io fui esperto di questo l’anno medesimo che nacque questa canzone, che per affaticare lo viso molto, a studio di leggere, in tanto debilitai li spiriti visivi che le stelle mi pareano tutte d’alcuno albore ombrate. E per lunga riposanza in luoghi oscuri e freddi, e con affreddare lo corpo de l’occhio con l’acqua chiara, riuni’ sì la vertù disgregata che tornai nel primo buono stato de la vista”. Lo stesso Jacopo figlio dell’Alighieri, ricordato per essere stato uno dei primi commentatori della Commedia, annota che dopo avere invocato l’intercessione di Lucia, il poeta aveva da lei ottenuto la guarigione.

Si capisce così la straordinaria suggestione dell’immagine di un Dante unico uomo in carne ed ossa tra tanti spiriti, umanamente “vinto dal sonno”, miracolosamente e amorevolmente sorretto in volo da Santa Lucia dall’antipurgatorio fino alla porta del Purgatorio. Nella misteriosa traversata Dante ha il tempo di sognare, e poiché le visioni facilmente trasmutano in altre, Dante non si avvede di Lucia che lo trasporta, ma sogna di un’aquila che si aggira su un paesaggio rupestre con le ali aperte e lo solleva reggendolo tra gli artigli fino alla regione del fuoco. Ma l’aquila è Lucia, ed è la via della salvezza, come lo è, per Dante, l’impero (di cui l’aquila è il simbolo).
Lucia è dunque, nel Purgatorio, più della santa della luce: è la luce della speranza, è la grazia illuminante, è l’immagine dell’aquila di giustizia e dell’aquila imperiale, è il tramite imprescindibile della missione redentrice di cui Dante è destinatario e, grazie al suo poema, portavoce.

Ed è nelle sembianze premurose di una tenera madre che William Blake, il geniale poeta pittore e illustratore inglese, la immortala in un suggestivo acquerello (1824-27) in cui la dantesca donna “dagli occhi belli” lo stringe a sé nella salita, fino alla spaccatura della roccia che immette al secondo regno ultraterreno, quello della liberazione del male. Nel chiarore che precede il giorno, nel brillio di qualche stella ancora accesa, Lucia appoggia il piede sulla balza del colle per deporre il poeta un attimo prima del risveglio, seguito a ruota e assistito sempre dal fedele maestro Virgilio.

Un’immagine di struggente semplicità, in cui la fluidità delle forme suggerisce l’incorporeità della visione, pur restituendo tutta la terrena umanità di un uomo che abbisogna di essere aiutato e insieme tutta la provvidenziale sollecitudine della santa, che all’uomo fa la grazia dell’illuminazione e della salvezza.

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