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Truffa e lesioni aggravate: chiesti 8 anni per il vigile-dj di Cividate

La sentenza è attesa per il 16 gennaio davanti al collegio presieduto dal giudice Giovanni Petillo

Mentre il pubblico ministero Gianluigi Dettori pronuncia la richiesta di condanna a 8 anni di reclusione e 4.500 euro di multa, sottolineando che ha “strumentalizzato la divisa che portava”, Massimiliano Laruccia, ex comandante della Polizia locale di Cividate al Piano, scuote la testa in modo contrariato.

Il 44enne, ora agente a Laterza (Taranto), è a processo per lesioni, truffa, tentata estorsione per una serie di episodi avvenuti nel suo decennio cividatese. A difenderlo il legale Barbara Bruni, che ne ha chiesto l’assoluzione.

L’accusa principale è quella di lesioni per una presunta aggressione all’allora collega Fabio Simeoli, parte civile con l’avvocato Michele Beni, che ha chiesto 25mila euro di risarcimento. L’episodio risale al 26 febbraio 2014, nell’ufficio del comando di Cividate. Il giorno prima, secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, Laruccia avrebbe spento di proposito l’impianto di sorveglianza interno per poi aggredire Simeoli a pugni e a calci. “Me l’aveva chiesto il segretario di spegnerle, perché Simeoli diceva che si violava la sua privacy. Io ero il responsabile della videosorveglianza” ha sempre ribattuto Laruccia, parlando di un individuo visto fuggire dopo la scazzottata.

C’è poi l’accusa di truffa al Comune di Cividate, per aver utilizzato l’auto di servizio per questioni non lavorative e per il quale il legale, Gianfranco Marchesi, ha chiesto 46mila euro di risarcimento. “Mi recavo a Chiari per questioni investigative con i carabinieri del posto, o a Treviglio per acquistare materiale per l’ufficio”, aveva spiegato l’ex comandante.

La sentenza è attesa per il 16 gennaio davanti al collegio presieduto dal giudice Giovanni Petillo.

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