Quei termini così generici, ma con un significato diverso per ognuno di noi - BergamoNews
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Quei termini così generici, ma con un significato diverso per ognuno di noi

Se io vi dicessi la parola AMICO, quante interpretazioni diversissime tra loro ne potremmo trarre?

Buongiorno a tutti!

Eccoci di nuovo con il nostro appuntamento quindicinale del giovedì. Come vi sentite oggi? Avete iniziato a fare caso ai meccanismi che il cervello mette in atto per comprendere ciò che accade intorno a voi? Vi state concentrando sull’osservazione dei fatti PURA, cioè descrittiva, e non più interpretativa? È fondamentale per evitare dinamiche di fraintendimento o, peggio, di installazione di convinzioni limitanti.

Quanti progressi state facendo! Vi siete accorti di come cambia la realtà intorno a voi modificando il vostro approccio ad essa? Come vi fa stare questa nuova consapevolezza?

Vi ho fatto un po’ di domande perché prendiate conoscenza di COME le situazioni cambino, si evolvano, rispetto al modo in cui noi ci poniamo ad esse. Proprio per questo, visto che ora siete persone nuove rispetto a quando ci siamo conosciuti, vorrei parlarvi della differente struttura che ci permette di interpretare il significato dei termini che utilizziamo abitualmente.

Partiamo dal presupposto che ognuno di noi possiede una propria, personale, “mappa” mentale, con la quale DELIMITA e cataloga le percezioni e le esperienze.

Ciò che per me riveste un particolare significato non è detto che ricopra la medesima importanza per il mio interlocutore. È scontato, lo sappiamo tutti, ma spesso ce ne dimentichiamo.

Parlando di concetti astratti quali LIBERTA’, FELICITA’, AMORE…. è evidente che ognuno identifichi all’interno di ogni singolo termine un insieme di caratteristiche specifiche, che riconosce fortemente come proprie. Questo perché, nell’identificazione di un “valore” ognuno attribuisce il significato del proprio vissuto e delle conseguenti convinzioni che ne sono derivate. Queste parole rientrano nella categoria delle NOMINALIZZAZIONI, cioè concetti che ognuno percepisce con la propria personale sensibilità in quanto appartengono alla nostra parte più segreta, la nostra struttura PROFONDA.

Lo stesso succede tuttavia anche con le parole concrete in quanto, anche in questo caso, ognuno idealizza all’interno della propria mente un significato ben preciso, che non vale per le altre persone. Se io vi dicessi la parola AMICO, quante interpretazioni diversissime tra loro ne potremmo trarre? Provate a pensare alla moltitudine di situazioni in cui si sono creati fraintendimenti o, peggio, scontri, perché ognuno di noi pensa che per l’interlocutore che abbiamo davanti valgano gli stessi riferimenti e parametri che abbiamo adottato da anni nei nostri schemi comportamentali.

Quindi, proprio per calarci nella realtà di tutti i giorni, quante volte ognuno di noi ha sentito pronunciare la seguente frase “io non mi sento amato” rimanendone magari completamente spiazzato perché del tutto inaspettata?

Quello che ci tengo a evidenziare è l’utilità, per comprendere pienamente i reali bisogni degli altri, di RECUPERARE LA STRUTTURA PROFONDA collegata a questa frase.

Quando comunichiamo infatti, in molti casi, NON SIAMO CONSAPEVOLI del processo con cui SCEGLIAMO LE PAROLE PER RAPPRESENTARE LA NOSTRA ESPERIENZA. Queste parole pertanto, che per noi hanno un significato ben preciso, sono percepite dagli altri in base alla loro personale struttura profonda, che potrebbe essere lontana anni luce dalla nostra.

Immaginate un iceberg che spunta dall’acqua. Come sappiamo, la parte sporgente è pari solo ad una minima percentuale dell’intera massa di ghiaccio, quasi totalmente sommersa.

Le parole che pronunciamo, i concetti che esplicitiamo, sono la stessa cosa: rappresentano pertanto, come per la parte visibile del nostro iceberg, la STRUTTURA SUPERFICIALE. Per noi, che abbiamo chiaro in mente cosa vogliamo dire e cosa questo rappresenta a livello di valori, non ci sono dubbi. Diverso è per chi sta dall’altra parte ad ascoltare, magari con la mente offuscata dai pericolosi meccanismi distorsivi di cui abbiamo parlato l’ultima volta.

Tornando quindi alla nostra parola “Amico”: nell’immaginario comune, cioè la struttura superficiale, è una persona vicina con la quale condividiamo oltre al nostro tempo anche le nostre gioie, dolori, passioni. Nella struttura profonda, per qualcuno potrebbe essere un semplice soggetto che ci fa compagnia, per qualcun altro la persona di riferimento in caso di bisogno, per qualcun altro ancora la figura indispensabile di cui non poter fare a meno a prescindere. È molto diverso. Dipende da persona a persona. Sta a noi scoprire cosa si cela nella struttura profonda dei nostri interlocutori.

La comunicazione pertanto, è fondamentale, così come l’ascolto attivo pulito e privo di filtri interpretativi che possano generare, a priori, rischiosi pregiudizi.

Lo strumento più efficace, in questi casi, può essere una semplice domanda del tipo: CHE COSA INTENDI ESATTAMENTE CON…? in modo tale da indagare con precisione ciò che risiede nella parte sommersa del famoso iceberg. Sembra banale, ma questo semplice accorgimento vi permetterà di evitare fastidiosi fraintendimenti, con tutto ciò che ne consegue.

Tornando quindi alla domanda iniziale, potrebbe essere che una persona non si senta amata semplicemente perché il partner, ad esempio, non si è ricordato una ricorrenza per lei particolarmente significativa.

Andando a recuperare le preziose informazioni che hanno fatto scaturire questa frase saremo in grado di aiutare l’altro a rendersi conto che una dimenticanza, per alcuni importantissima e vitale, potrebbe essere tranquillamente ridimensionata senza compromettere per questo la solidità di un rapporto di coppia. Si tratta, anche in questo caso, di METTERSI DALL’ALTRA PARTE e capire gli elementi e soprattutto i VALORI che risiedono nella profondità dell’animo dell’altro.

Ognuno di noi è diventato ciò che è oggi a seguito di una serie di accadimenti che hanno contribuito a forgiarne il carattere, determinandone sicurezze e convinzioni. Ciò che ci ha portato a effettuare le scelte che hanno poi determinato le nostre esperienze risiede nel nostro essere più intimo e profondo ed è basato su quelli che noi identifichiamo comunemente come VALORI.

I nostri valori, cioè le nostre bussole, il terreno su cui costruiamo le fondamenta dei nostri palazzi, sono anche ciò che poi determina la nostra IDENTITA’, e di questo vorrei parlarvi approfonditamente la prossima volta. Per ora, ricordiamoci sempre che più ampi sono i nostri punti di vista e più ampie saranno le nostre scelte.

In fondo, darci questa possibilità è sempre meglio che non averne, che ne dite? Anche in questo caso, dipende tutto da noi.

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