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Piazza Fontana: ferita aperta nel cuore dell’Italia in cerca ancora di verità

Benché la verità non sia stata ancora completamente svelata, proprio per questi motivi è necessario da una parte che si faccia completamente chiarezza, eliminando così ipotesi frutto di suggestioni e di disinformazione, dall’altra che venga trasmesso il ricordo anche alle nuove generazioni, affinché si possa evitare di incorrere nuovamente in pericoli di questo genere.

Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre, l’Italia con le bandiere, l’Italia nuda come sempre, l’Italia con gli occhi aperti nella notte triste; viva l’Italia, l’Italia che resiste”. È questo il paese raccontato da Francesco De Gregori in uno dei suoi più celebri successi, lo stesso che alle ore 16.37 del 12 dicembre 1969 perse la propria innocenza, squarciato da una bomba esplosa in Piazza Fontana, all’interno della sede milanese della Banca Nazionale dell’Agricoltura.

Spinta dalla spensieratezza e dall’allegria del “boom economico”, l’illusione di costruire un futuro solare si infranse in quella frazione di secondo, quando l’ordigno spazzò via contemporaneamente la vita di 17 persone e un mondo che non avrebbe più avuto modo di esistere.

Le migliaia di cittadini che il 15 dicembre assieparono Piazza Duomo in occasione dei funerali non avrebbero mai pensato che quella strage fosse solo l’inizio di una lunga scia di dolore e sangue.

L’arresto di Pietro Valpreda, la morte di Giuseppe Pinelli e il conseguente processo mediatico che travolse il commissario Luigi Calabresi (ucciso il 17 maggio 1972 da alcuni membri di Lotta Continua) furono solo alcuni degli episodi che caratterizzarono questa vicenda, una serie di fatti che, riletti a distanza di cinquant’anni, appaiono difficili da comprendere per chi non li ha vissuti.

Ciò che ancora oggi spaventa maggiormente rimane la cosiddetta “strategia della tensione”, un disegno eversivo nato per destabilizzare le istituzioni attraverso la diffusione del panico e giustificare così misure d’emergenza, tali da garantire il potere ai settori più reazionari della politica.

L’attuazione di una serie di attentati attribuiti all’ambiente anarchico (come nel caso di Piazza Fontana), il coinvolgimento di servizi segreti deviati e il loro rapporto con esponenti dell’estrema destra non possono che spingerci a riflettere su come, per oltre un decennio, il sistema democratico sia stato in bilico fra colpi di stato falliti e manovre di palazzo, il tutto all’oscuro della maggior parte della popolazione.

Oggi Piazza Fontana appare come un incrocio trafficato dove turisti diretti alla Cattedrale e studenti in transito verso l’Università Statale frettolosamente si incrociano, senza nemmeno rendersi ben conto di cosa sia accaduto in quel luogo.

Benché la verità non sia stata ancora completamente svelata, proprio per questi motivi è necessario da una parte che si faccia completamente chiarezza, eliminando così ipotesi frutto di suggestioni e di disinformazione, dall’altra che venga trasmesso il ricordo anche alle nuove generazioni, affinché si possa evitare di incorrere nuovamente in pericoli di questo genere.

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