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I 40 anni di Habilita: viaggio nel tempo alla scoperta di come è nato il gruppo

Approfondiamo l'attività del Centro di Medicina Iperbarica

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Il 13 dicembre 2019, giorno di Santa Lucia, è anche il giorno in cui Habilita festeggia i suoi 40 anni di attività. In queste settimane faremo quindi un viaggio nel tempo ripercorrendo le tappe più importanti del gruppo, partendo dalle origini: vale a dire dal Centro Iperbarico creato a Zingonia.

Il Gruppo Habilita trova le sue radici nel 1979, anno di inizio delle attività del Centro Iperbarico di Zingonia che, in breve tempo, diventa la struttura di riferimento tecnico-sanitario per lo sviluppo e la diffusione in Italia di tale metodica (oltre 15.000 intossicati trattati a livello nazionale)”.

Recita così il testo iniziale presente sul sito di Habilita. Era infatti il 13 dicembre 1979 il giorno in cui venne ufficialmente inaugurato il Centro Iperbarico di Zingonia, primo mattone di quello che, in seguito, è diventato il Gruppo Habilita. Il presidente, dottor Roberto Rusconi, da sempre appassionato di medicina subacquea, spiega da dove nasce l’idea di realizzare il Centro Iperbarico di Zingonia.

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“Il Centro Iperbarico di Zingonia, nasce da una latente cultura iperbarica che veniva dalla logica della medicina subacquea e dalla medicina aerospaziale: le capsule dei progetti Gemini e Mercury utilizzate dalla NASA erano tutte camere iperbariche. Altre applicazioni sono state le trivellazioni alla ricerca del petrolio nel sottosuolo. Quando i sommozzatori vengono inviati 400 metri sott’acqua si possono verificare seri problemi dal punto di vista fisiopatologico. Si è quindi voluto approfondire gli studi legati all’importanza dell’ossigeno iperbarico. I primi studi sono partiti nel mondo anglosassone. In Italia non c’erano le risorse economiche per sviluppare questo tipo di medicina nonostante le competenze di molti medici. I miei suoceri (Ing. Gianfranco Frigeni e Andreina Oldani) hanno quindi voluto promuovere questo tipo di medicina. Ricordo tutte le difficoltà per riuscire a far riconoscere la medicina iperbarica a causa della grande diffidenza di molti medici. È altrettanto vero che c’era molto entusiasmo da parte di altri medici. Mi ricordo che ospedali importanti da Bergamo, Brescia e Milano ci inviavano pazienti con certe patologie perché venissero trattati da noi. I primi anni sono stati caratterizzati da due aspetti fondamentali: quello medico e quello politico di inquadramento istituzionale. Non è stato facile far comprendere il significato della nostra presenza e quello che facevamo con le camere iperbariche. Sono serviti 8 anni per ottenere il riconoscimento. La convenzione è stata siglata nel luglio del 1987 e questo ha permesso l’accesso a tutti i cittadini ai servizi di medicina iperbarica tramite prescrizione medica. Il nostro era un team animato da una grande passione per quello che stavamo facendo: ricordo l’impegno di mia moglie Paola la cui professionalità è stata sempre al servizio di tutti i progetti di ampliamento che si sono susseguiti negli anni. Un’altra persona chiave sia dal punto di vista professionale che tecnologico per la nostra struttura è stato il dottor Longoni. Ricordo poi l’ingegner Scandella che ha cominciato a lavorare con me con una grandissima passione quando ancora era al liceo scientifico. Eravamo un piccolo gruppo con medici, infermieri e pochi amministrativi”.

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L’ingegner Roberto Scandella è attualmente il Direttore Tecnico e l’RSPP del Gruppo Habilita. Da 40 anni fa parte del gruppo.”40 anni fa il dottor Roberto Rusconi mi ha chiesto di dargli una mano nell’avventura che stava per intraprendere: vale a dire l’utilizzo delle camere iperbariche in ambito sanitario. All’epoca ero un semplice studente e ho quindi colto l’opportunità per avere subito un lavoro. Ammetto di aver accettato con entusiasmo anche perché ero molto interessato a questo ambiente così particolare. Sono sempre stato affascinato dal mondo iperbarico, da quello subacqueo. Il transito a ciò che il Gruppo Habilita è diventato oggi è avvenuto gradualmente, facendo esperienza giorno dopo giorno. Abbiamo imparato a capire cosa rappresentava un paziente soltanto vedendolo; abbiamo capito cos’era una gangrena gassosa o un’intossicazione da monossido di carbonio solo vedendola. All’inizio andavamo a prendere i pazienti e facevamo da “ambulazieri”, barellieri, infermieri, tecnici iperbarici, manutentori, addetti anti incendio. Giustamente oggi sono tutte cose che, con le normative e le leggi in vigore, non è più possibile fare. Nessuno di noi era di estrazione sanitaria ma tecnica, quindi il lato umano era molto coinvolto. Oggi un medico dovendo visitare un numero molto elevato di pazienti penso che quasi si abitui alla malattia e alla sofferenza. Noi non eravamo abituati, per cui ogni paziente che arrivava da noi rappresentava un vero e proprio caso: era vissuto in modo diretto. Secondo me questo aspetto, almeno in parte, è rimasto: per noi la persona che viene in Habilita per ricevere cura e assistenza è prima di tutto una persona e non soltanto un paziente. Naturalmente ora ci siamo ingranditi, abbiamo inserito nella nostra équipe tanti professionisti, i pazienti sono cresciuti e, di conseguenza, anche le problematiche sono aumentate. Resto convinto che nella sanità il contatto umano con il paziente resti la cosa più importante”.

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