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Che Atalanta! Un’emozione infinita: anche a Kharkiv il cielo è nerazzurro fotogallery

I Gaspboys grandi imprese sfoderano l'ennesima grande rimonta, dopo i tre ko nel girone. E non finisce qui...

Commoventi. I Gaspboys scrivono un’altra pagina di grande storia del calcio. Terzo posto in Serie A, finale di Coppa Italia, quarto posto tre stagioni fa…

Credevate di avere visto tutto? Macchè. Questa Atalanta è una storia infinita e ogni puntata è più emozionante, esaltante, entusiasmante della precedente. Perché niente è impossibile.

È l’Atalanta delle grandi imprese e, ancora, delle grandissime rimonte. Dalla serata drammatica del 18 settembre a Zagabria seguita dalle altre due botte, con lo Shakhtar e a Manchester, che avrebbero steso chiunque.

Invece la specialità della casa nerazzurra, la rimonta, stavolta si è trasformata in un sorpasso su Dinamo e Shakhtar che ha dell’incredibile.

Ma è tutto vero e anche un po’ Var, se vogliamo ringraziare la tecnologia che al 16′ annulla un gol per fuorigioco agli ucraini e quando la bandierina del guardalinee si alza anche per Castagne… allora il piedino fatato di Gomez è invece in piena regola. Dentro il gioco, come dentro la partita è stato per 96 minuti il Papu, ancora una volta anima della squadra, un trascinatore presente in ogni parte del campo. Senza perdere mai un pallone, lui argentino mai in balia dei brasiliani dello Shakhtar, che pure facevano paura per come sanno far girare la palla e poi andare in porta.

È lui, il Papu, il vero Tyson della partita, l’uomo che col suo moto perpetuo e la sua capacità di dare lezione di calcio mette ko lo Shakhtar.

“Una vittoria per Bergamo”, è la dedica di Gasperini. E forse nemmeno lui ha idea del piacevolissimo ‘terremoto’ che ha provocato da quando si è messo al timone della Dea, non solo per i numeri (gli ottomila atalantini a Dortmund, i ventimila all’Olimpico di Roma) e pure non basterebbero per esprimere una passione infinita che ha portato anche in Ucraina oltre cinquecento bergamaschi.

Non è solo il cuore oltre l’ostacolo. Qui c’è tanta bella tecnica, la capacità di tenere testa a una squadra che in Europa ha ben altra esperienza ed è abbastanza furba per infilarti quando vorrebbe. Quello Shakhtar che a Zagabria aveva rimontato dall’1-3 al 3-3 segnando al 93′ e al 98′.

Sì perché in Champions le partite non finiscono mai, proprio come l’Atalanta del suo straordinario allenatore, che incita i suoi sul due a zero per andare a fare anche il terzo.

Quell’Atalanta che ci ha fatto venire i brvidi per i gol incassati nei primi minuti, con relativa rimonta e invece sbaglia uno, due gol nel primo quarto d’ora. Ma poi si rimette a giocare senza fare una piega, senza speculare sulla difesa come facevano una volta le squadre italiane. Infatti, dice Gasp: “Questa è una vittoria per il calcio italiano”, ma già il numero uno degli allenatori, Pep Guardiola, aveva espresso pensieri dolcissimi sulla Dea. E non erano complimenti dovuti ma sinceri, prima e dopo la sfida di San Siro.

A proposito: farà un certo effetto tornare a giocare a San Siro, per gli ottavi, contro chi lo sapremo lunedì 16, proprio mentre l’Inter padrona di casa è fuori dalla Champions… Ma inutile parlare degli assenti ora, come si è detto e temuto tanto perché mancavano Ilicic, Zapata, Toloi, Kjaer. L’Atalanta riesce sempre ad andare oltre e Gasperini esalta il suo gruppo, dove i giocatori normali diventano forti e quelli forti diventano dei campioni.

Però nella notte di Kharkiv non c’è nulla di normale, è tutto semplicemente fantastico. I ‘terzini’ maratoneti Castagne e Gosens che fanno gol, Pasalic che gonfia la rete come un orologio svizzero, Muriel ammonito ingiustamente e poi non riammonito, perché anche l’arbitro tedesco Zwayer ha un cuore…

E non finisce qui… Ibanez emozionatissimo alla sua prima che si tira addosso la palla al primo intervento, Hateboer che prende il giallo più veloce della storia nerazzurra. E Gollini insuperabile? E Masiello, Palomino e Djimsiti avanti e indietro senza tregua? Soprattutto senza prendere gol.

Dopo lo 0-4 di Zagabria ci avreste scommesso?

L’Atalanta scrive la storia. Roba da piangere, la lacrima sarà scappata al presidente Percassi come sotto il Muro Nerazzurro a Dortmund. Ma non finisce qui…

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