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La pluriclasse? Alla primaria di Ubiale è un caso positivo studiato in Europa

Nella provincia di Bergamo sono circa una ventina i casi di pluriclassi, tra cui quello della scuola primaria di Ubiale, plesso che fa parte dell’istituto comprensivo di Val Brembilla.

Da “pezza organizzativa” a stimolo verso l’apprendimento di nuove conoscenze e lo sviluppo delle capacità di relazionarsi con l’altro. È il caso delle pluriclassi, che nascono quando, all’interno di una scuola, le classi non raggiungono il numero minimo di 15 studenti: in questa circostanza, si uniscono alunni di diverse fasce d’età in un’unica aula.

In Italia, le pluriclassi sarebbero circa un migliaio, situate prevalentemente in zone montane: in questo frangente, questo tipo di didattica aiuterebbe a mantenere un servizio essenziale in aree soggette allo spopolamento.

Nella provincia di Bergamo sono circa una ventina i casi di pluriclassi, tra cui quello della scuola primaria di Ubiale, plesso che fa parte dell’istituto comprensivo di Val Brembilla. Una struttura che, come molte altre, si è ritrovata a gestire l’attività quotidiana alternando ore in classe con altre in pluriclasse. Una situazione che può far storcere il naso a molti genitori, ma che, come confermano studenti, insegnanti e dirigente scolastica, ha diversi lati positivi.

“Ascolto, ordine, collaborazione e lavoro in autonomia”: sono questi gli aspetti sottolineati da alcuni studenti. “Le prime regole per stare in pluriclasse sono l’ascolto e l’ordine”. Organizzazione, regole precise, ma anche una forte componente sociale: “Lavorare in pluriclasse è come fare attività a classi aperte. I compagni cambiano, in questo modo, cerchiamo di collaborare con tutti e di aiutarci a vicenda: spesso nascono anche nuove amicizie”.

Un metodo organizzativo, quello delle pluriclassi, che prevede anche una preparazione puntigliosa da parte delle insegnanti, in ogni aspetto della didattica. “Lavorare in pluriclasse significa programmare tutto nei minimi particolari, gestendo e ottimizzando tutti i tempi dell’intera giornata – spiegano le maestre della scuola primaria -. Non si può improvvisare. In ogni caso, i risultati compensano il carico di lavoro preventivo”.

Un metodo didattico peculiare, quello delle pluriclassi, che talvolta però non si distanzia molto dai metodi di insegnamento più tradizionali. “Nelle scuole con alti numeri di iscrizione vengono proposte attività che prevedono classi aperte, il peer tutoring, il cooperative learning tra alunni di diverse età proprio per stimolare lo sviluppo delle competenze sociali, oltre che l’apprendimento di contenuti disciplinari: attività che nelle pluriclassi vengono svolte ogni giorno – spiega la dirigente scolastica Maristella Carrozzo -. La convivenza di alunni di diverse età consente ai maestri di usare queste metodologie costantemente e permette di dare una maggiore autonomia organizzativa che in prospettiva aiuta l’alunno ad essere un cittadino competente. Con la guida delle maestre, poi, gli alunni più grandi insegnano agli studenti più piccoli: i primi si sentono gratificati e i più piccoli apprendono velocemente”.

Le pluriclassi, in alcuni casi, permettono poi di instaurare un legame particolare con il territorio. “Il Comune di Ubiale ci aiuta a sviluppare una ricca offerta formativa, con diversi tipi di laboratori che permettono di fare varie esperienze didattiche e sociali – spiega poi Carrozzo -. Il legame col territorio è molto stretto: gli alunni imparano a conoscerlo, viverlo e amarlo con consapevolezza”.

Nonostante questi aspetti positivi, le famiglie nutrono ancora diversi dubbi in merito alle pluriclassi. “Le famiglie non devono spaventarsi. Gli obiettivi sono tanti e le nostre piccole scuole hanno tutte le risorse per garantire i risultati”.

Risorse tra cui spiccano le metodologie utilizzate, studiate anche all’estero. “Sono in programma visite da parte di docenti stranieri, provenienti da alcune scuole europee, proprio per osservare le metodologie utilizzate nelle pluriclassi e imitare le nostre buone pratiche” afferma con un pizzico d’orgoglio la dirigente scolastica. Dall’Europa alle scuole italiane dei territori di montagna: una piccola, ma grande realtà che, è proprio il caso di dirlo, sta facendo scuola.

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