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Il Mes: cos'è e cosa prevede la riforma del fondo europeo salva-Stati - BergamoNews
L'analisi

Il Mes: cos’è e cosa prevede la riforma del fondo europeo salva-Stati

Da ormai diverse settimane la riforma del Meccanismo europeo di stabilità è al centro del dibattito politico e oggetto di aspri scontri tra i partiti

S’infiammano le polemiche sul Mes. Da ormai diverse settimane la riforma del Meccanismo europeo di stabilità è al centro del dibattito politico e oggetto di aspri scontri tra i partiti.

I toni della discussione sono diventati sempre più accesi in parlamento tra scontri e bagarre, ma anche nei talk-show, nelle piazze e sui social. Il leader della Lega, Matteo Salvini ha più volte dichiarato che è “un trattato che rischia di far saltare i risparmi degli italiani” aggiungendo di non volere che “Conte, o chi per lui, avesse preso un impegno per salvare la poltrona. Se così fosse sarebbe alto tradimento, che viene punito con il carcere”.

salvini

Gli ha fatto eco la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che ha osservato: “Nel caso in cui l’Italia avesse bisogno di accedere al Mes e ci fosse la ristrutturazione del debito pubblico, le nostre banche andrebbero in default visto che detengono il 70% del debito pubblico italiano. Di conseguenza, a causa delle regole del bail-in, scatterebbe la corresponsabilità dei correntisti e verrebbero colpiti i risparmiatori. (…) Voglio sapere se Conte ha firmato con il sangue degli italiani una cambiale per restare a palazzo Chigi. Se davvero avesse svenduto gli interessi nazionali per perseguire quelli personali sarebbe normale denunciarlo per alto tradimento“.

Dal canto suo, nel corso di un’informativa in parlamento, il premier Giuseppe Conte ha osservato: “Chi è all’opposizione sta dando prova di scarsa cultura delle regole e mancanza di rispetto per le istituzioni. Mi sono sorpreso, se posso dirlo, non della condotta del senatore Salvini, la cui disinvoltura a restituire la verità e la cui resistenza a studiare i dossier mi sono ben note, quanto del comportamento della deputata Meloni nel diffondere notizie allarmistiche, palesemente false sul Mes“.

Interrotto più volte dalle minoranze, ha aggiunto: “Anche chi è all’opposizione ha compiti di responsabilità. Pur di attaccare la mia persona e il governo non ci si è fatti scrupolo di diffondere notizie allarmistiche, palesemente false, che hanno destato preoccupazione nei cittadini e, in particolare, nei risparmiatori. È stato detto che sarebbe prevista la confisca dei conti correnti dei risparmiatori e, più in generale, che tutti i nostri risparmi verrebbero posti a rischio. È stato detto che il Mes servirebbe solo a beneficiare le banche altrui e non le nostre. È stato anche detto che il Mes sarebbe stato già firmato, e per giunta di notte. Se queste accuse avessero un fondamento, saremmo di fronte alla massima ferita, al più grave vulnus inferto alla credibilità dell’autorità di governo, con la conseguenza che chi vi parla non potrebbe esitare un attimo a trarne tutte le conseguenze: senza neppure attendere che mi venisse chiesto da chicchessia, sarei costretto a rassegnare all’istante le dimissioni da presidente del consiglio”.

Giuseppe Conte

Al dibattito si è aggiunta la mobilitazione della Lega: nello scorso week-end in numerose piazze italiane il Carroccio ha organizzato una raccolta firme per chiedere la sospensione del Mes, superando le 200mila firme. Le posizioni degli schieramenti sono speculari e l’argomento continuerà a far discutere a lungo, ma c’è molta confusione: non tutti sanno esattamente cosa sia il Mes e cosa prevede, quindi è utile fare chiarezza per capire meglio di cosa si tratta.

Il Mes è un’organizzazione intergovernativa europea attiva dal luglio 2012 come evoluzione dei precedenti meccanismi FESF (Fondo Europeo di Stabilità Finanziaria) e MESF (Meccanismo Europeo di Stabilità Finanziaria). Il suo compito è fornire assistenza finanziaria ai Paesi dell’eurozona che attraversano (o rischiano in modo concreto) gravi problemi di finanziamento e il default. Un supporto che viene concesso nel caso in cui sia necessario per salvaguardare la stabilità finanziaria dell’intera area euro e dei membri del Mes.

Gli strumenti a disposizione vanno dalla possibilità di concedere prestiti ai Paesi in difficoltà, che è la soluzione utilizzata finora da Irlanda, Portogallo, Grecia e Cipro per evitarne il collasso, fino al prestito per la ricapitalizzazione indiretta delle banche, modalità finora usata solo per la Spagna. Gli altri strumenti previsti dallo statuto del MES (acquisti di titoli sul mercato, linee di credito precauzionali e ricapitalizzazione diretta) non sono finora mai stati adoperati. Il fondo salva-Stati era e resta quindi una difesa comune contro il default. Di contro, rimane sempre valida, per uno Stato in forte difficoltà o sotto attacco speculativo, l’opzione di non ricorrere al Mes e provare a finanziarsi da solo sui mercati a tassi che potrebbero però risultare proibitivi.

I prestiti vengono concessi dopo che il Paese richiedente ha sottoscritto una lettera di intenti o un protocollo d’intesa (o Memorandum of Understanding). Protocollo che viene negoziato dal Paese interessato e dalla Commissione Europea a nome del Mes. Generalmente vengono richieste riforme specifiche, finalizzate a eliminare o almeno mitigare l’effetto dei punti deboli dell’economia del Paese richiedente. Il MES prevede in particolare interventi in merito al consolidamento fiscale, con tagli alla spesa pubblica per ridurre i costi della Pubblica amministrazione e migliorarne l’efficienza, e parallelamente aumentare le entrate attraverso privatizzazioni o riforme fiscali; riforme strutturali, con l’adozione di misure di stimolo alla crescita, alla creazione di posti di lavoro e alla competitività; e riforme del settore finanziario, con misure destinate a rafforzare la vigilanza bancaria o, se necessario, a ricapitalizzare le banche.

A finanziare il Mes è ogni stato membro (da qui l’espressione “fondo salva stati“), che contribuisce con una quota proporzionata al suo peso economico. Ha un capitale di 700miliardi di euro: il finanziamento diretto da parte degli Stati ammonta a 80 miliardi di euro, versati dai paesi membri in base al pil e alla popolazione (la Germania è il maggior contribuente con il 27,1 %, seguita dalla Francia con il 20,3% e dall’Italia con il 17,9%) e i restanti 620 miliardi raccolti sui mercati finanziari attraverso l’emissione di bond.

L’argomento è tornato di attualità con l’avvio del processo di riforma del meccanismo in sede europea, con il via libera dei ministri delle finanze all’Eurogruppo il 13 giugno 2019. I Paesi hanno trovato un accordo politico preliminare nel giugno di quest’anno sull’insieme delle correzioni da apportare ed è atteso il via libera ufficiale dei governi. Il testo sarà siglato all’inizio dell’anno prossimo e deve passare per la ratifica dei parlamenti nazionali.

gualtieri

Ma cosa prevede questa riforma? Tra le novità c’è l’introduzione di un paracadute da 70 miliardi di euro per aiutare i paesi a risolvere le proprie crisi bancarie nel caso di carenze di fondi. Ma l’elemento che ha scatenato le ire di Salvini e della componente grillina della maggioranza, a loro dire tenuti all’oscuro dell’accordo, è una (presunta) clausola che imporrebbe di ristrutturare preventivamente il debito per accedere al sostegno finanziario. Un’ipotesi smentita dal presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno e, in precedenza, dal ministro dell’economia italiano Roberto Gualtieri.

Oltre a concedere dei prestiti (l’unico strumento che finora usato), può aprire delle linee di credito a cui un paese possa ricorrere in caso di necessità. Nella versione attuale del fondo, l’accesso a una linea di credito prevede la sottoscrizione di un memorandum of understanding (Memorandum d’intesa), in cui vengono poste delle condizioni (di solito riforme e misure correttive dei conti pubblici). La riforma, invece, prevede che l’accesso a una prima forma di linea di credito sia possibile senza memorandum ai paesi che risultano in linea con le regole europee di finanza pubblica. Per tutti gli altri c’è l’Enhanced conditioned credit line (Eccl), che richiede il memorandum e comunque delle condizioni. Per l’Italia, dunque, considerando la situazione dei conti pubblici, l’uso di questo strumento risulterebbe limitato.

Un punto della riforma è la possibilità di ristrutturare (cioè rinegoziare) il debito del paese in crisi con il cosiddetto Private sector involvement (Psi), cioè un accordo con i creditori per rimborsare una parte del debito. Questo strumento è stato già usato con la Grecia. La riforma cerca di facilitare la ristrutturazione introducendo le clausole di azione collettiva (Cacs) single-limb, cioè la possibilità di ristrutturare l’intero debito con l’approvazione di una maggioranza qualificata di tutti i creditori. Attualmente il Mes richiede invece due maggioranze (le Cacs double-limb, una per la totalità dei creditori e una per ogni serie di titoli emessi), che in sostanza permettono a piccoli gruppi di creditori o a un creditore che possiede molti titoli di stato di bloccare ogni ristrutturazione (fattore che ha reso difficile la ristrutturazione del debito greco).

La riforma esclude una ristrutturazione automatica, come avevano proposto i paesi nordeuropei. Oggi a decidere sul programma di aiuti del Mes, per uno Stato che ne fa richiesta, è il “consiglio di amministrazione” del Meccanismo, organizzazione internazionale a carattere regionale, in cui siedono i ministri delle finanze dei 19 Paesi dell’Eurozona. La richiesta di aiuto viene accettata dal Mes dopo che la Commissione europea e la Bce hanno fatto un’analisi sulla sostenibilità del debito e sulla capacità del Paese di ripagare il prestito. Si firma quindi un Memorandum of understanding con cui Commissione, Mes e Bce chiedono al Paese di rispettare alcune condizioni e si procede quindi con il sostegno finanziario.

Un altro aspetto rilevante della riforma è il suo collegamento con l’unione bancaria europea, il progetto di unificazione delle normative bancarie attraverso il meccanismo di vigilanza unico (Mvu) e il Meccanismo di risoluzione unico (Mru, un fondo per la risoluzione ordinata delle banche in crisi), già realizzati, e il sistema europeo di assicurazione dei depositi (Edis), ancora in discussione. Il nuovo Mes potrà concedere prestiti al Meccanismo di risoluzione unico nel caso in cui quest’ultimo esaurisca le sue risorse. Smentendo chi sostiene che i soldi italiani del Mes serviranno a salvare le banche tedesche e francesi, il governatore Visco ha precisato che l’eventuale esborso sarà possibile solo dopo il coinvolgimento diretto di azionisti, obbligazionisti ed eventualmente depositanti oltre i 100mila euro, in misura pari ad almeno l’8 per cento del passivo della banca risolta. In ogni caso il Mes potrà coprire al massimo il 5 per cento del passivo della banca in risoluzione.

Tecnicamente il testo della riforma del Mes può essere ancora cambiato ma, come ha spiegato il ministro Gualtieri in audizione in Parlamento “il testo del trattato è chiuso”. Essendo stato raggiunto un accordo politico a giugno è difficile che l’Italia possa rimettere mano al testo. Anche perché, come ha spiegato a più riprese il presidente del consiglio Giuseppe Conte, la riforma del Mes si inserisce in un più ampio “pacchetto” di interventi tra i quali c’è l’introduzione di un’assicurazione europea sui depositi caldeggiata dall’Italia.

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