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Ecomafie, in Lombardia crescono i reati ambientali: 600 in più in 3 anni

Dall'annuale indagine di Legambiente emergono dati preoccupanti su questa tipologia di crimini.

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La Lombardia continua ad essere uno dei territori in cui l’illegalità ambientale si dimostra più pervasiva e diffusa: è la prima regione del Nord e la settima in Italia per numero di reati accertati con 1.541, il 26% di quelli contestati nelle regioni settentrionali.

Una crescita costante e preoccupante dal 2015, quando ne furono registrati 910, punto più basso degli ultimi 7 anni.

E la Regione guadagna anche altri tristi primati, risultando la quarta su scala nazionale per reati contro la fauna (cattura di fauna selvatica protetta e traffico illegale di animali d’affezione in primis) e la prima del Nord per numero di reati nel ciclo illegale dei rifiuti con 535 delitti (il 6,7% del totale nazionale e la prima in Italia per numero di persone sottoposte a provvedimenti cautelari restrittivi della libertà personale, 23).

Nell’ultimo anno si sono svolte ben 12 delle 100 inchieste per corruzione e reati contro la pubblica amministrazione nel settore ambientale, che hanno condotto all’arresto di 110 persone e portato la Lombardia al terzo posto della classifica nazionale della corruzione ambientale.

È la fotografia scattata dal dossier “Ecomafia: i dati e i numeri dell’illegalità ambientale e delle ecomafie in Lombardia”, presentato nella mattinata di martedì 10 dicembre nella Sala Commissioni di Palazzo Marino a Milano.

ecomafie 2019

“Sempre più spesso la corruzione e i reati contro la pubblica amministrazione in generale – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia – sono il mezzo con cui si apre la strada alle condotte criminali che danneggiano o mettono a rischio l’ambiente per realizzare guadagni illegali. La commistione tra criminalità ambientale, imprese spregiudicate, politica e pubblica amministrazione compiacente è un mix devastante che ricorre da sempre e sempre più spesso nelle inchieste del nostro Rapporto Ecomafia. È auspicabile che anche su questo fronte la classe dirigente lombarda si dimostri all’altezza del suo ruolo, mettendo in campo, a tutti i livelli, gli anticorpi indispensabili a contrastare questo fenomeno”.

Negli ultimi anni la Lombardia è stata definita “Terra dei Fuochi del Nord”. Infatti sono in costante aumento i roghi appiccati agli impianti di trattamento e ai depositi, autorizzati e non, come tecnica di smaltimento e soprattutto occultamento di azioni illecite contro l’ambiente. Ma continuano ad essere utilizzati gli stratagemmi tradizionali degli “eco-criminali”.

I materiali da smaltire, che possono anche essere polveri pericolose per la salute come resti di amianto e sostanze chimiche, vengono nascosti: prima si realizza la cava, poi la si riempie di rifiuti e successivamente si copre tutto costruendo opere pubbliche, centri commerciali, in alcuni casi strade, ponti, zone industriali e anche complessi residenziali.

È proprio così che in Lombardia, e non solo, il ciclo illegale dei rifiuti si è intrecciato, soprattutto negli anni scorsi, con il ciclo illegale del cemento: sono numerosi i casi in cui le organizzazioni criminali ed in particolare la ‘ndrangheta, si sono servite per lo smaltimento di cantieri in cui lavoravano aziende compiacenti o colluse e così, ad esempio, in alcuni casi i rifiuti vengono utilizzati al posto degli inerti nelle costruzioni. Oppure i rifiuti vengono bruciati, per mascherare reati: in Lombardia nel 2015 si sono sviluppati 6 incendi in impianti di trattamento e stoccaggio di rifiuti, nel 2016 3 roghi, 15 nel 2017 e 16 nel 2018.

“La Lombardia continua ad essere sotto attacco della criminalità ambientale – commenta Sergio Cannavò, Responsabile del Centro di Azione Giuridica di Legambiente Lombardia –. Sul fronte dei traffici illeciti di rifiuti che culminano con il tentativo di cancellarne ogni traccia attraverso il rogo di depositi, capannoni, impianti e discariche, la nostra regione ha avviato decise azioni coordinate da parte delle istituzioni per contrastare e prevenire il fenomeno”.

Ne sono esempi particolarmente interessanti l’indagine conoscitiva della Commissione speciale “Antimafia” del Consiglio regionale della Lombardia dedicata a questo fenomeno, il “Piano di prevenzione” promosso dalla Prefettura di Milano e predisposto dalla Città Metropolitana con la collaborazione di numerosi enti e il progetto “Savager”, messo a punto da ARPA Lombardia e finanziato da Regione Lombardia, partito in provincia di Pavia e in via di estensione in altre province lombarde.

“A fronte di una situazione decisamente allarmante, l’auspicio è che un approccio integrato al contrasto dei roghi di rifiuti possa estendersi, anche al di fuori dei confini lombardi, a tutti i fenomeni di criminalità ambientale: dall’abusivismo edilizio alle aggressioni al patrimonio paesaggistico, dagli illeciti nella filiera agroalimentare al racket degli animali” ha concluso Cannavò.

Guardando in particolare a quanto succede nella provincia di Bergamo, il rapporto di Legambiente si concentra in particolare sui reati contro gli animali e la fauna.

Nelle valli bergamasche e bresciane le specie più a rischio “crimine” sono i passeriformi, vittime di mezzi illegali quali archetti, trappole, reti, richiami elettroacustici e vischio. Un altro grave fenomeno che interessa la Lombardia sono i traffici e gli allevamenti illegali di animali da affezione.

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