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“La Rivista di Bergamo” celebra i cento numeri e i 25 anni dalla rifondazione

Una storia avviata molto più indietro nel tempo, tant’è che tra poco, nel 2022, saranno cento anni dalla prima uscita della “Rivista di Bergamo” fondata da Alfonso Vajana.

La Rivista di Bergamo tocca quota 100 e celebra 25 anni di impegno per la cultura con un numero speciale che ne rilegge la storia dalla rifondazione nel 1995 ad opera degli editori Agazzi di Grafica &Arte. Una storia avviata molto più indietro nel tempo, tant’è che tra poco, nel 2022, saranno cento anni dalla prima uscita della Rivista di Bergamo fondata da Alfonso Vajana.

Un’avventura editoriale coraggiosa, che ha varcato i decenni e ha ricucito i passaggi discontinui di passate stagioni, sostenuta dall’autentica passione di chi un quarto di secolo fa decise, nonostante le notevoli difficoltà, di infondere nuova vita all’illustre periodico che aveva attraversato il Novecento. Una scommessa raccolta dalla famiglia Agazzi, di storica tradizione tipografica ed editoriale, e vinta nella continuità e regolarità d’uscita grazie alla direzione di Attilio Pizzigoni (dal 1995 al 2002) e di Fernando Noris, che tuttora guida la testata.

la rivista di bergamo

La Rivista di Bergamo ha festeggiato il suo numero 100 con un evento speciale tenutosi il 6 dicembre al Palazzo del Credito Bergamasco: l’ensemble jazz The apricot tree con Nicoletta Tiberini, Andrea di Ceglie, Chiara Lucchini (voci) e Alessandro Sicardi (chitarra) si è esibito nello storico repertorio del Quartetto Cetra, di cui ha interpretato dei classici come Vecchia America, In un palco della Scala, Un bacio a mezzanotte, Mister Paganini, Route 66.

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Un amarcord di elaborazioni vocali jazz e swing su note indimenticabili  per suggerire un clima anni Cinquanta-Sessanta, quando il gruppo fondato da Virgilio Savona fu più largamente popolare. Gli stessi anni in cui  la cultura in Bergamo visse pieno fermento, grazie a personalità come Nino Zucchelli, figura chiave del panorama culturale cittadino e direttore dal 1950 al 1994 della Rivista di Bergamo.  

L’edizione speciale della Rivista dell’ottobre-dicembre 2019  ospita il ricco editoriale del direttore Noris che per l’occasione rilegge in sintesi il percorso delle 8000 pagine di contributi d’autore dal ’95 ad oggi e alcuni interventi di assidui collaboratori che ricostruiscono il senso della loro partecipazione con excursus sui temi principali da loro trattati.

Ne emerge il quadro di un periodico profondamente radicato nella città, punto di riferimento della storia trascorsa e presente e che costituisce, sottolinea Noris, “un biglietto da visita di una casa editrice orgogliosamente provinciale e orgogliosamente bergamasca”.

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Nel numero 100 della Rivista  Attilio Pizzigoni, nel ricordare l’avvio del nuovo corso da lui diretto dal 1995, rileva che “è il Gusto dei cittadini  affezionati alla comunità” ciò che più la Rivista ha saputo rappresentare e descrivere negli anni, mentre Antonia Abbattista Finocchiaro  rilegge alcuni suoi focus su eventi culturali e  approfondimenti biografici da lei condotti (su artisti come Sergio Battarola, Alfa Pietta, Angelo Bonfanti, Piero Brolis) con la consapevolezza che “l’anima della comunicazione culturale” sta nel “doppio binario”  degli aggiornamenti sull’attualità delle iniziative del territorio e degli approfondimenti su aspetti inediti o reconditi del patrimonio locale.

Marcella Cattaneo passa in rassegna alcune  mostre-evento e  imprese editoriali d’arte che hanno scandito l’offerta culturale in Bergamo negli ultimi 20 anni, a cui la studiosa e figlia dello scultore Piero Cattaneo ha contribuito come autrice o collaboratrice: tra queste uno studio sugli interventi plastici urbani di Manzù (Monumento al partigiano)  e di Somaini (Discesa dello Spirito Santo) in occasione della mostra “Arte a Bergamo 1970-1981”.

Più storico-critico l’approccio di  Gian Maria Labaa, collaboratore della Rivista fin dal 1976 che individua nella libertà di ambiti e di argomenti il dna della rivista, di cui ricorda la fervida stagione del festival internazionale dei film d’autore di cui la Rivista era l’organo di stampa: “una testata a volte più rabbiosa”, ma “forse – aggiunge  – solo perché i tempi erano diversi”. Tra tanti spunti e memorie, un paio di  suggerimenti: uno spazio dedicato per le istanze e i pareri dei lettori,  e una periodicità diversa, magari bimestrale.

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Stefania Burnelli si sofferma sugli ambiti artistici trasversali  alle epoche e ai linguaggi che la Rivista esplora, con un occhio alle eredità dei maestri e un occhio alle inquietudini contemporanee – dalle ricorrenze  d’autore di Mario Cornali e di Trento Longaretti  agli esperimenti interdisciplinari del regista Alberto Nacci e dello scrittore-poeta Alessandro Bottelli tra parola-pittura-musica. Mentre Barbara Mazzoleni commenta lo stile della rivista come preziose “prove di slow journalism” e muove la sua analisi sul filo del suo ruolo di lettrice, piuttosto che di scrittrice.

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“Un tracciato culturale di cui non si può più fare a meno” la definisce  Maria Cristina Rodeschini, una testata dai ricchi corredi illustrativi e che ha abituato il suo pubblico ad essere esigente”. Soffermandosi su mostre, donazioni, progetti editoriali, figure di primo piano della cultura cittadina, Rodeschini traccia da addetta ai lavori e partecipe di tante iniziative  un affresco vario e appassionante della scena culturale cittadina degli ultimi 20 anni.

Chi leggerà questo numero 100 potrà ritrovare, vivamente rievocato, molto del tracciato storico e culturale della nostra terra e abbracciare in uno sguardo d’insieme gli orizzonti vari e fecondi dell’identità della provincia.

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