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From Dusk Till Dawn: un bar sordido, Tarantino, Clooney e vampiri. Che altro?

Cosa succede quando due fratelli sociopatici ed assassini si trovano di fronte un esercito di vampiri messicani pronti a fare qualsiasi cosa per mangiarseli? Semplice: la sceneggiatura di “From dusk till dawn”.

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Nonostante sia la cosa più esagerata e inaspettata che ci si possa immaginare da un regista del calibro di Quentin Tarantino, From Dusk Till Dawn è inequivocabilmente un capolavoro d’arte moderna, figlio del folle amore di due sceneggiatori, appunto Tarantino e Robert Kurtzman, per quell’ “horror-trash” che tanto andava di moda tra gli anni ’70 e ’80 ma che, forse a causa del palato sempre più raffinato del cinefilo medio, è caduto in disgrazia, cedendo il passo a film ben più seri e seriosi, che poco avevano a che fare con impalazioni con lampadari, balestre con frecce d’argento e mazze da baseball utilizzate a mo’ di croce divina. Tutto vero.

Ancora mi chiedo perché non facciano vedere questo film nelle scuole elementari.

La storia è semplice: Texas, anni novanta. Dopo una sanguinosa rapina e una rovinosa fuga, i famigerati fratelli Gecko di Kansas City, Seth e Richard (George Clooney e Quentin Tarantino), si dirigono verso la frontiera messicana con una donna in ostaggio e una valigetta piena di soldi, per sfuggire alle autorità che li cercano senza sosta. Durante la corsa verso il confine i due rapiscono anche un predicatore e i suoi due figli. La fuga scomposta porta i fratelli a cercare rifugio in un saloon del luogo, il Titty Twister, ma ben presto scopriranno che il locale è infestato dai vampiri. E già a questo punto la recensione potrebbe chiudersi, ma c’è ancora qualcosa da dire.
La pellicola, come già detto, è una dichiarazione d’amore a quel tipo di cinema horror, ormai morto e sepolto, che trovava in John Carpenter il suo massimo esponente e che il tempo non ha avuto la pietà di risparmiare, rendendo pellicole cult come “La cosa”, “Essi vivono” o “Fantasmi da Marte” semplici film da sufficienza, simpatici e senza pretese, belli da vedere sul divano con gli amici ma che mai e poi mai potranno passare alla storia. La realtà dei fatti però è ben diversa.

L’intenzione di Tarantino e di Robert Rodriguez, regista del film, è infatti quella di ricordarci come i lungometraggi possano essere seri anche senza prendersi sul serio, come possano rappresentare pietre miliari della cinematografia moderna senza monologhi epici ed effetti super realistici e, soprattutto, come un regista dovrebbe scrivere e dirigere la propria creazione, senza badare al verso in cui tira il vento, a cosa è di tendenza e senza affidarsi a sceneggiatori il cui unico scopo è battere cassa.
Immaginatevi la faccia che hanno fatto i dirigenti della Miramax quando Robert Rodriguez si è presentato da loro con lo script del film, chiedendo fondi per una pellicola che per la prima mezz’ora è un poliziesco/crime story e che poi, quando i due fratelli arrivano al saloon e il sole cala, si trasforma in un horror truculento e violentissimo, con decapitazioni, armi blasfeme, nudi, metal e Danny Trejo. Credo che non abbiano fatto i salti di gioia, ma alla fine l’hanno prodotto.
Hanno avuto coraggio e ciò che ci resta è uno degli horror più geniali degli ultimi 50 anni.

Consigliato? Sì, da soli o con amici, dopo la visione non sarete più gli stessi, nel bene e nel male.

Battuta migliore: “Io ho sempre detto che di Dio non me ne è mai fregato un cazzo, ma ho appena cambiato idea. E mi è successo circa mezz’ora fa, perché so che qualunque forma abbia la cosa là fuori che vuole entrare, è male puro e viene dall’inferno. E se esiste l’inferno, e quei figli di puttana vengono dall’inferno, allora ci deve essere anche un paradiso, Jacob”.

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