BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Il quartiere di Loreto… era come la via Gluck foto

Dove oggi sorge il plesso scolastico, c’erano campi per giocare, a condizione di non danneggiare i coltivi della cascina Locatelli.

Più informazioni su

Il viandante che, nei secoli passati, fosse sceso da Città Alta verso la strada per Lecco, percorrendo le amene balze dei colli, lungo la via di Borgo Canale, una volta giunto nella piana, prima di svoltare decisamente verso ovest, avrebbe visto la carrareccia bianca terminare davanti a una graziosa chiesetta di campagna: una di quelle Madonne dei Campi, tanto diffuse tutto intorno a Bergamo. Queste chiesine sorgevano lungo le principali vie di transito, quasi a fungere da viatico per chi partiva e da buona accoglienza per chi arrivava: si trovavano ben fuori dalle Muraine, ma bene in vista appariva la gran mole bianca della città, adagiata sulla collina.

In origine, in fondo alla discesa di Borgo Canale, c’era solo una cappella: un piccolo edificio sacro, dedicato all’Annunciazione. Nel XVII secolo, però, epoca affamata di miracoli e martoriata da enormi scontri religiosi, al posto della cappella sorse un bel santuario, dedicato alla “Virgo Lauretana”, ovvero al miracolo della Santa Casa, di cui la chiesa orobica replicava le dimensioni e che, ancora oggi, attira torme di pellegrini indomenicati al grande tempio marchigiano che la contiene.

Intorno alla metà del XIX secolo, il santuario venne ampliato, per diventare parrocchia: tuttavia, quella era una zona decisamente poco popolata, stretta com’era tra il bosco della Trucca e la roggia Serio, così si dovette aspettare il 1863 perché la promozione a parrocchia diventasse esecutiva e nascesse il quartiere di Loreto, che aveva, allora, forse, mille abitanti.

Di quei giorni, oggi sopravvive il nucleo di edifici agricoli in fondo a Borgo Canale e qualche casa, nei pressi della chiesa: Loreto è cambiato in maniera clamorosa, divenendo, a più riprese, un serbatoio significativo dell’espansione demografica della città.

La prima crescita vera avvenne tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, come per molte altre aree periferiche bergamasche: nel 1960, gli abitanti erano saliti a cinquemila e stava sorgendo l’agglomerato di condomini moderni che rappresenta, per così dire, uno dei due centri del quartiere, ovvero quello pedecollinare. Tra la collina della Benaglia e via Borgo Canale, intorno alle due piazze, Risorgimento e Varsavia, crebbero numerosi palazzoni, delimitati da via Sylva, che ancora oggi funge da piccola tangenziale del quartiere, con un corollario di ville e villette, che si arrampicano fin quasi all’antico borghetto di San Matteo.

Ogni volta che percorro quelle strade, inevitabilmente, mi viene da canticchiare Il ragazzo della via Gluck: ecco, quell’angolo di Loreto è la mia via Gluck, perché, quando ci venivo da piccolo, ospite di qualche amichetto, mi pareva di essere in campagna. Dove oggi sorge il plesso scolastico, c’erano campi per giocare, a condizione di non danneggiare i coltivi della cascina Locatelli. Anche dietro al bel condominio moderno dove abitavano i miei zii, in piazza Varsavia, c’era un grande prato, dove accendevamo (chissà perché?) grossi falò. E via Innocenzo XI, con la sua segheria, era in tutto e per tutto la via Pal.

Quello, per me bambino, era il quartiere di Loreto, cui toccano stavolta i nostri vagabondaggi su On the Road: via XXIV Maggio era il confine …tra la via Emilia e il West, che varcavo con un entusiasmo degno di miglior causa e da cui tornavo nella quiete borghese di Santa Lucia, affumicato, infangato e con le ginocchia sbucciate. E, del pari, i miei compagni lauretani mi sembravano fatti di una pasta diversa: più forti, veloci, selvaggi, abili nei giochi e nella corsa.

Di fatto, questa prima esplosione demografica trasformò un quartiere sottopopolato in una vasta area residenziale, al centro di una bella conca prativa: condomini popolari e palazzi di maggior pregio diedero vita a una nuova zona della città, con una personalità propria e proprie iniziative, sociali, sportive, culturali.

Come vedremo, però, in tempi più recenti, Loreto ha subito un processo molto simile alla mitosi cellulare: al di là di via Broseta è sorto un Loreto bis, noto come “zona 167” e perfino la parrocchiale ha dato vita ad una chiesa gemella, modernissima, sorta proprio di fronte alla vecchia, quasi a sottolineare questa nuova vita del quartiere. Così, oggi, Loreto ha due anime, distinte e gemelle, sorte in tempi diversi e con diverse modalità e caratteristiche, sui due lati dell’antica strada per Lecco: quella del nostro viandante, che, se fosse trasportato nel presente da una macchina del tempo, farebbe davvero fatica a riconoscere nei casermoni la traccia della cappelletta dell’Annunciazione e nella rumorosa via Broseta lo stradone polveroso di un tempo. Alla prossima.

© Riproduzione riservata

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.